L’occhio privato di Denver

Dopo tre volumi di circa 800 pagine a testa di media, ho pensato di potermi concedere una lettura velocissima, un noir un po’ sopra le righe e che si prometteva piuttosto sorprendente e imprevedibile, scovato chissà come (curiosando nel catalogo di Meridiano Zero?).

Johnny Lane è un famoso investigatore privato di Denver, tiene anche una seguitissima rubrica su un giornale locale in cui narra i suoi casi più interessanti. L’ambiente in cui è costretto a sguazzare e i figuri che deve frequentare sono quanto di più sordido ci possa essere, perciò, quando la dolce e candida ragazza di nome Mary Williams lo assume per aiutarla a ritrovare i suoi genitori biologici, per lui è come una boccata d’aria fresca. E Johnny arriva alla soluzione del mistero piuttosto in fretta, se non che finisce per scoperchiare qualcosa che forse sarebbe dovuto rimanere sepolto, qualcosa che coinvolge direttamente anche il suo traumatico passato, e che forse preferisce che Mary non scopra mai: perciò architetta un piano per far sì che rimanga all’oscuro, mentre progressivamente lo stress, i ricordi rimossi, la tensione cominciano a fare gravi danni nel suo equilibrio emotivo.

Romanzo abbastanza strano che sembra procedere a strappi e a salti, senza grande coinvolgimento emotivo né da parte dell’autore né del lettore, con una serie di episodi apparentemente scollegati e con una voce narrante sostanzialmente inaffidabile: non si riesce a “entrarci”, mi sono sentita abbastanza tirata per i capelli durante tutta la lettura. Nel finale c’è una manciata di colpi di scena che, però, non invogliano più di tanto ad appassionarsi alle sorti dei personaggi in scena. Le frasi che seguono sono nascoste: da NON evidenziare se vi interessa leggere il libro. Se l’io narrante di un romanzo è uno psicopatico, allora certamente l’autore può fargli riferire i fatti che vuole e rievocare i ricordi che più gli tornano comodo… salvo poi rivelare che si trattava soltanto di sue fantasie o distorsioni della realtà. Non è questo però il modo più “onesto” di comportarsi con il lettore, anzi, è una scappatoia abbastanza comoda, secondo me. Va beh. Libro forse fin troppo veloce e dimenticabile. Forse non ero ancora pronta ad uscire dalla fase “Trilogia di Haiti” e a farmi piacere qualcos’altro.

Dave Zeltserman, L’occhio privato di Denver (trad. Isabella Zani), voto = 2,5/5
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