Il Signore dei crocevia

Beh, la notizia è che anche Madison Smartt Bell è umano, come tutti noi: infatti, questo secondo volume della Trilogia di Haiti, Il Signore dei crocevia, è leggermente inferiore al precedente, meraviglioso Quando le anime si sollevano. “Colpa” di una trama in cui è più difficile seguire i numerosi rivolgimenti politici e strategici e le tante campagne militari e gli spostamenti da una parte all’altra dell’isola, di una plotline (il dottor Hébert e Nanon) un po’ tirata per le lunghe e di un meno efficace bilanciamento nell’alternarsi dei personaggi in scena (mentre nel primo volume c’era più equilibrio, qua il dottore emerge più nettamente come protagonista, ed è quasi sempre presente, a scapito degli altri)… nonché dell’impressione un po’ inverosimile che si ricava che, per le strade e i sentieri che portano da un angolo all’altro di Haiti, si finiscano per incontrare “casualmente” sempre le stesse dieci persone. Ciò non ha impedito, comunque, che queste 928 pagine le abbia “divorate” in circa cinque giorni.

Toussaint L’Ouverture è sempre più la vera guida dell’esercito degli ex schiavi di Haiti, che, a differenza dei vari capi banda che uno dopo l’altro sconfigge, è riuscito a rendere un modello di efficienza e disciplina, anche grazie alla collaborazione degli ufficiali bianchi che si sono votati alla sua causa. Abilissimo anche sul piano politico, diviene il vero capo assoluto dell’isola senza mai smettere di proclamare in ogni momento la sua assoluta fedeltà alla Repubblica francese: e davvero comunque quest’ultima deve ringraziarlo, perché è grazie alle sue armate se la presenza francese nell’isola non viene stritolata dalle continue minacce che la circondano da tutte le parti, gli spagnoli nella parte orientale dell’isola, gli inglesi che si sono conquistati una piccola ma agguerrita testa di ponte a ovest e sono in combutta con i vecchi proprietari schiavisti, fuggiti precipitosamente alla fine del primo volume e che ora cercano di rovesciare la situazione, la soldatesca meticcia che, furiosa per l’aperto appoggio delle autorità alla causa dei neri a scapito dei suoi interessi, si ribella in massa.

Eppure, sappiamo già che la sua fortuna è destinata a non durare, perché, parallelamente a queste battaglie da cui Toussaint esce sempre vittorioso, lo seguiamo anche mentre, a distanza di pochi anni, nel 1802, è rinchiuso in un’inespugnabile fortezza nel cuore delle Alpi francesi ed è impegnato a difendersi dall’accusa di tradimento. Come ha fatto a precipitare così rapidamente dall’altare alla polvere? Probabilmente lo scopriremo nel terzo volume, Il Napoleone nero (strana traduzione italiana dell’originale The Stone That the Builder Refused, la biblica “pietra scartata dai costruttori”).

Accanto a queste intricate vicende politico-militari, proseguono quelle private della folla di personaggi che abbiamo incontrato nel primo volume, sballottati da un posto all’altro dal susseguirsi dei capovolgimenti e dei ribaltamenti di fronte. Pur indulgendo un po’ più nel sentimentalismo rispetto al primo volume, lo sviluppo della trama continua a svolgersi in modo sobrio e asciutto, senza cadere nel melodrammone, cui pure certe sottotrame si presterebbero, nemmeno nel trattamento del fatidico “triangolo” Hébert/Nanon/Choufleur, la cui improvvisa risoluzione anzi spiazza parecchio le aspettative di come l’avevamo figurata.

Che dire? Domani comincio l’ultima puntata. Spero in un finale in crescendo. Segue spoiler: per vederlo evidenziare… Certo, però, come faremo senza il crudele Choufleur? E io voglio meno Hébert e Nanon (ora che, si spera, si sono sistemati, possiamo dedicarci agli altri personaggi?), più Michel e Claudine Arnaud!

Madison Smartt Bell, Il Signore dei crocevia (trad. Stefano Bortolussi), voto = 4/5
Per acquistarlo on line

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