I Gillespie

Ci sono ancora, ma questa recensione si è rivelata più difficile del previsto. È difficile esprimere un giudizio su questo libro senza fare troppi riferimenti alla trama, quindi segnalerò il punto in cui chi vuole leggere il romanzo senza rovinarsi la sorpresa dovrà interrompere.

Londra, 1933. L’anziana Harriet Baxter, assistita dalla domestica Sarah, si mette alla scrivania per scrivere un memoriale, la sua versione di alcuni fatti accaduti molti anni prima…

Glasgow, primavera 1888. Harriet Baxter, inglese, 35 anni, nubile, è arrivata in città per visitare l’Esposizione Universale e per ritemprarsi dalle fatiche (per mesi ha dovuto accudire una vecchia zia, da poco deceduto). La sua strada incrocia casualmente quella della variopinta, chiassosa ma in fin dei conti unita famiglia Gillespie: l’anziana ed esuberante matrona Elspeth, i suoi figli Mabel e Kenneth, la nuora, la dolce Annie, le bambine, la pestifera Sybil e la piccola Rose, e soprattutto lui, Ned Gillespie (figlio di Elspeth e marito di Annie), il perno attorno cui ruotano tutti, talentuoso pittore dall’animo gentile e sereno. Harriet prende ben presto a cuore la sorte di costui, diventato suo buon amico, e si sforza di fare il possibile perché i suoi quadri vengano sempre più conosciuti e apprezzati.

Che cosa succede dopo? Beh, è impossibile dilungarsi oltre sulla trama senza rovinare la sorpresa ai lettori. Dirò solo che la svolta nella vicenda, pur ampiamente anticipata qua e là da alcune frasi sibilline del narratore (che, come detto, è la stessa Harriet che scrive a distanza di anni) e non del tutto imprevedibile, conduce il romanzo lungo una direzione totalmente diversa da quella che si pensava avrebbe intrapreso, tanto che leggere la seconda metà de I Gillespie è quasi come leggere un altro libro. E a chi non vuol sapere altro consiglio di fermarsi qui.

Della Harris avevo letto, anni fa, il romanzo Le osservazioni: non me lo ricordo quasi, e già questo fa capire che non dovette piacermi tanto. Mi pare però fosse pervaso della stessa atmosfera di incertezza, ambiguità e, in conclusione, “incompiutezza” di questo secondo libro. Sì, perché, nonostante il processo, non sapremo mai con certezza chi sia il colpevole della disgrazia abbattutasi sulla famiglia Gillespie, e cioè il rapimento e l’omicidio della piccola Rose: del crimine vengono accusati proprio Harriet e due suoi presunti complici, e noi ascoltiamo la versione dei fatti della protagonista, senza però poter fare a meno di interrogarci… Ci siamo mai potuti fidare delle parole di Harriet? Il lettore prosegue, pagina dopo pagina, pensando che prima o poi arriverà a una risposta o che una qualche allusione, un qualche indizio, lo aiuteranno a sciogliere il dilemma. E invece tutto rimane sospeso, “per insufficienza di prove”, come è costretta a sentenziare anche la giuria che, alla fine, assolve Harriet dalle accuse. E noi rimaniamo con il dubbio: abbiamo letto un cumulo di menzogne, i vaneggiamenti di una pazza, o i ricordi di una donna ingiustamente calunniata? Non lo sapremo mai (anche se una luce sinistra sulle parole della Baxter la getta la vicenda che si svolge, in parallelo, nel 1933, con la protagonista ormai vecchia che scruta con crescente paranoia gli atteggiamenti della sua domestica, Sarah, convinta che si tratti della stessa Sybil Gillespie, tornata per vendicarsi). L’unica, triste certezza è che arrivare a una spiegazione non avrebbe in fondo mutato la realtà delle cose, la solitudine di Harriet, il dolore di Ned e della sua famiglia distrutta.

Uno degli aspetti più oscuri e (volutamente?) sottaciuti della vicenda è il rapporto fra Harriet e il suo patrigno, ex marito di sua madre: l’autrice è brava a far passare sempre in secondo piano gli accenni a questo personaggio, che rimane in ombra, nel panorama mentale della protagonista, rispetto alla famiglia Gillespie, che domina la scena… O per Harriet, che narra in prima persona, si tratta di un argomento rimosso? In effetti è strano, ma, pur comparendo egli in scena molto poco, nelle scene tra Harriet e il patrigno aleggia quasi un’atmosfera di non detto, di inespresso, che forse è la chiave di tutta la vicenda, ed è quasi doloroso vedere gli sforzi inconsci di Harriet per stabilire un legame con quest’uomo distante e distratto per cui lei prova un profondo affetto, che è la “sua” famiglia, senza mai riuscire (a me è sembrato particolarmente significativo questa battuta in un dialogo fra i due, con un lapsus quasi “casuale” della protagonista, che leggendo distrattamente può quasi rischiare di sfuggire, a p. 160: “[…] Ora perché non entrate un momento per me… Voglio dire, per un tè… Sì… un tè… Gradite una tazza di tè?”), e allora… forse… è per questo che tenta così ostinatamente di entrare nella famiglia di qualcun altro, di rendersi indispensabile? Per essere finalmente accettata da qualcuno?

Comunque, nonostante tutto il fascino di quest’atmosfera di dubbio e mistero, alla fine della lettura si rimane piuttosto interdetti e insoddisfatti. Per questo è stato difficile dare un voto e scrivere qualche riga di recensione: sono rimasta “catturata” da questa inquietante storia o mi sento presa in giro dalla Harris? Boh!

Jane Harris, I Gillespie (trad. Massimo Ortelio), voto = 3,5/5
Per acquistarlo on line

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa britannica e irlandese

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...