È stato un attimo

Lo so, avrei dovuto finire il mese di marzo leggendo questo libro, o quest’altro, sarebbe stato coerente col tema della storia americana pre e post Conquista avviato con Le parole di Malinche e Conquista… Avevo anche provato a iniziare Bartolomé de las Casas e i diritti degli indiani, e non sembrava male, però questo periodo è faticoso e mi andava un romanzo svelto, divertente, scorrevole.

Questo libro è stata una scoperta davvero casuale: girovagavo tra le pagine di Goodreads e una fra le tante schede sistemate era questa. Lo spunto da cui prende avvio la trama è di quelli genialmente assurdi che speri tanto non vengano rovinati da uno sviluppo non all’altezza: il protagonista, Santo Denti, improvvisamente si ritrova, a causa di un’amnesia fulminante che gli ha cancellato gli ultimi quattordici anni, in una vita e in un mondo assolutamente estranei. Da spacciatore di mezza tacca dedito a furtarelli vari si ritrova creativo pubblicitario quarantenne di successo fighetto e salutista. Deve cercare di adattarsi al più presto perché, forse, qualcuno ce l’ha con lui, ed è anche, guarda caso, sospettato dell’omicidio di un suo rivale sul lavoro.

Nella prima parte del romanzo, ovviamente, buona parte del divertimento sta nella difficoltà di Santo nell’ambientarsi in un mondo dominato dalla tecnologia, dai telefonini, da Internet: leggere del suo disorientamento è un interessante sistema per capire quale stravolgimento questi strumenti abbiano portato, in pochi anni, nelle nostre vite. Non è più necessario fare “salti” di secoli per ritrovarsi spiazzati, basta una quindicina d’anni. L’attenzione a questi dettagli è però paradossalmente anche un fattore che rischia di far invecchiare rapidamente il romanzo, datato 2006: se, catapultato dal 1991 al 2005, Santo rimane sconvolto dai telefonini, questo a noi, nel 2012, ormai in piena “fase” iPad e social network, forse neanche sembra più così comico… Beh, pazienza.

Come talvolta accade, ai toni surreali e grotteschi della prima parte subentrano quelli più cupi della seconda, quando la trama gialla arriva a conclusione: in effetti però la caratteristica del libro è proprio quella di sfuggire a una classificazione precisa, sia dal punto di vista del genere in cui incasellarlo, sia da quello della caratterizzazione dei personaggi, sia da quello del messaggio che pare di cogliere. L’impressione più forte è quella di una strana ambiguità; cerco di spiegare (a seguire alcune anticipazioni, se non volete leggerle saltate al prossimo capoverso) Tutta la vicenda è narrata dal punto di vista del Santo “del 1991” che si ritrova nei panni del suo io “del 2005”: pertanto, anche non volendo, siamo più o meno “condizionati” a giudicare eventi e persone secondo il suo metro di giudizio, perché è lui che ce le presenta, è attraverso di lui che le vediamo. E quindi il Santo del 2005 è un individuo che ci viene dipinto come sgradevole, o quanto meno strano e dalle abitudini ridicole, la sua fidanzata Monica una smorfiosa non molto sveglia, la comunità religiosa che i due frequentano un ambiente bislacco o persino inquietante… Ma è davvero così? Se proviamo a guardare le cose con più obiettività, in effetti quella di Santo ci appare come una storia esemplare di riscatto e rinascita, Monica si dimostra amorevole e premurosa e sicuramente provvidenziale per Santo in più di un’occasione, il nuovo stile di vita del protagonista non certo da condannare, in confronto a quello del passato. Questa difficoltà o imbarazzo nel pronunciare giudizi netti sui personaggi si riflette bene anche nella teoria investigativa di Santo che poi, alla fine, si rivela del tutto errata. D’altra parte, però, non si può neppure negare che l’ambiente dell’agenzia pubblicitaria sia vuoto e ipocrita, che il Santo del 2005 sia rimasto coinvolto in maneggi poco puliti, che il suo vecchio amico Max lo abbia tradito, che le ultime pagine, con un finale ironicamente spiazzante, lascino volutamente in bocca un sapore amaro, un retrogusto di beffa… Che Santo si sia integrato… fin troppo bene nel nuovo ruolo di potente uomo d’affari? Insomma, un libro che mi ha sorpreso e che si è dimostrato più “complesso” di quanto credessi: Sandrone Dazieri lo conoscevo soltanto di nome, ma immaginavo di poterlo più o meno comprendere in una certa categoria; forse, però, mi sbagliavo, e comunque sono invogliata a leggere altro. Senza essere un capolavoro della letteratura, È stato un attimo si è dimostrato, soprattutto nella seconda parte, ben costruito e appassionante.

È la prima volta che trovo un autore ringraziare gli utenti di Wikipedia per le informazioni prese dall’enciclopedia… mi ha fatto piacere, forse rientro anch’io nel ringraziamento collettivo, visto che sono arrivata lì nel gennaio 2006! E mi ha anche un po’ intenerito veder presentare Wikipedia come una realtà ancora abbastanza nuova e poco conosciuta (Dazieri si dilunga qualche riga a spiegare cos’è e come funziona… siamo ad ottobre 2006)…

Un’ultima nota: al solito, ho acquistato questo libro usato su Libraccio.it. In genere, da quel sito mi sono quasi sempre arrivati volumi in ottime condizioni, questo invece era un po’ pasticciato da disegnini e dediche varie… era il regalo di compleanno di una ragazzina a sua madre, e la sconosciuta ragazzina si è impegnata proprio tanto a decorarlo e personalizzarlo. Ma tu, mamma, te ne sbarazzi così?? 🙂

Sandrone Dazieri, È stato un attimo, voto = 4/5
Per acquistarlo on line

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