Dalia Nera

“Dalia Nera” è il nomignolo che la stampa scandalistica appioppò alla povera Elizabeth Short, aspirante attricetta barbaramente assassinata a Los Angeles nel gennaio del 1947 a soli 22 anni: questo caso di cronaca nera, rimasto irrisolto, suscitò un notevole clamore all’epoca, per la ferocia del crimine, ma anche per il fascino torbido che gli conferiva la vicinanza con la Mecca del cinema, Hollywood. Io ne venni a conoscenza interessandomi della biografia di Franchot Tone, raffinato attore teatrale passato al cinema, ex marito di Joan Crawford, la cui carriera, dopo un inizio promettente, non “decollò” mai sul serio: nel 1944 Tone e la futura “Dalia Nera” ebbero un fugace incontro, come descritto qui (ultimo paragrafo).

Molti libri e film sono stati dedicati al caso Dalia Nera, il più famoso è sicuramente questo romanzo di James Ellroy, uscito nel 1987. La vicenda della Short ha un’importanza centrale nella biografia dell’autore, perché non solo egli visse per un certo periodo a breve distanza dal luogo del ritrovamento del cadavere, ma soprattutto dovette in un certo senso “riviverla” sulla propria pelle perché la sua stessa madre, nel 1958, venne violentata e uccisa da un ignoto quando egli aveva undici anni. Chiaro quindi che nella sua produzione questo non sia un libro come tutti gli altri, ma costituisca un omaggio alla madre e una sorta di terapia/esorcismo per lo stesso Ellroy.

Secondo libro letto per un Gruppo di Lettura dopo Suite francese, anche questo, come il romanzo della Némirovsky, è stato proposto da me e approvato: non ero però tranquilla, perché, dopo l’inizio deludente di L.A. Confidential, dello stesso autore (cominciato lo scorso mese e mollato dopo una decina di pagine), temevo che Ellroy si rivelasse proprio impossibile da digerire per me. Timori infondati, per fortuna: a differenza di quello, Dalia Nera mi ha catturato quasi subito.

La storia: Los Angeles, 1946. Buck Bleichert è un giovane ex pugile entrato, durante la guerra, nella polizia di Los Angeles, dove sembra avere poche speranze di far carriera finché non gli viene proposto un incontro di boxe con un collega, Lee Blanchard, della Divisione Mandati: l’incontro servirà per attirare l’attenzione e le simpatie della cittadinanza sulla polizia, rendendo più probabile l’approvazione di maggiori stanziamenti e l’aumento delle paghe. In più, se Buck vincerà, verrà promosso dalla Stradale alla Mandati. Buck perde, ma la promozione arriva lo stesso, e da quel momento stringe un forte sodalizio umano e professionale con il collega Lee. Questi convive con una donna, Kay, che anni prima aveva una relazione con un violento rapinatore che Lee ha fatto arrestare. Buck e Kay sono attratti l’uno dall’altra, ma la cosa non compromette minimamente l’amicizia fra i due uomini, anzi, assieme a Lee e Kay Buck sente per la prima volta di far parte di una famiglia. La serenità viene però turbata irrimediabilmente dal ritrovamento del cadavere orrendamente mutilato di una ragazza, Elizabeth Short, giunta a Los Angeles per intraprendere una carriera nel cinema, che la stampa ribattezza “Dalia Nera”. Il caso finisce per ossessionare e assorbire completamente Lee, che in Betty Short rivede la sorella Laurie scomparsa anni prima che, forse, può aver fatto la stessa fine, mentre Buck segue le indagini, ostacolate dal clamore inaudito che ha subito scatenato la vicenda, strumentalizzata in vari modi, e che ben presto giungono a un punto morto, con scarso trasporto. Mentre il comportamento di Lee, preoccupato anche perché il criminale che anni prima aveva arrestato sta per essere rilasciato e potrebbe essere desideroso di vendicarsi di lui e Kay, si fa sempre più problematico, Buck conosce una ragazza di buona famiglia, Madeleine, che gli ricorda straordinariamente la Dalia e con la quale inizia una relazione: venendo a sapere che ella ha effettivamente frequentato per un certo periodo la vittima, fa di tutto per non far comparire il suo nome nelle indagini. La situazione precipita quando Lee improvvisamente, per seguire una pista, parte per il Messico e da lì di lui si perde ogni traccia: l’amico indaga e si ritrova, suo malgrado, sempre più preda anch’egli dell’ossessione per la Dalia.

Mi fermo qui con la trama, vi ho dato un’idea ma senza svelare poi tanto, perché proseguendo la storia diventa molto più complessa. In realtà sembra quasi che i libri siano due, la prima metà (o anzi i primi due terzi) un noir molto teso ma lineare, con personaggi ben delineati e sfaccettati (avendolo letto in italiano non posso dir nulla della lingua, che invece, a giudicare da altre recensioni, dovrebbe essere un elemento importante, aderente al “gergo” poliziesco dell’epoca), anche se Buck, che è anche l’io narrante della vicenda, sembra inizialmente meno interessante di Lee, più tormentato e contraddittorio e con un passato con svariati punti oscuri e colpi di scena ben congegnati (e, per me, dolorosi), e l’ultima parte, più oscura e difficile, che segue la discesa di Buck nell’ossessione che rischia di perderlo e che complica forse un po’ troppo le cose inventandosi una soluzione del caso che è sì inaspettata, ma anche esageratamente intricata, scioccante e inverosimile e tirata per le lunghe.

Completa la mia edizione una nuova postfazione di Ellroy scritta dopo l’uscita del recente film The Black Dahlia di Brian De Palma: l’autore loda la trasposizione cinematografica e parla anche della genesi del romanzo, ricollegandosi ovviamente alla sua tragica vicenda familiare. Potenzialmente interessantissimo, ma il linguaggio oscuro e a volte incomprensibile hanno compromesso l’utilità di queste ultime pagine.

Questo libro (in questa edizione con la copertina rigida, ISBN 9788804563044) in genere si trova nel reparto Remainders di vari store on line e, se vi interessa, dovreste riuscire a procurarvelo a poco prezzo (io l’ho pagato meno di 7 euro, a prezzo pieno veniva 18,60).

James Ellroy, Dalia Nera (trad. Luciano Lorenzin), voto = 3/5
Per acquistarlo on line

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