A Dirty Job

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate

Libro proposto per un Gruppo di lettura di mesi fa, come talvolta succede A Dirty Job (“Un lavoro sporco” nella traduzione italiana) non mi aveva convinto allora, poi però, viste le reazioni prevalentemente positive di chi lo aveva letto, vista la trama che si prometteva originale e interessante, vista la deliziosa copertina, viste le “fisse” che colpiscono all’improvviso i lettori accaniti, era diventato IL libro da procurarsi assolutamente e da leggere subito.

Trovarlo e comprarlo è stato però un’odissea: non perché sia un titolo raro, anzi, ma perché a tutti i costi avevo giurato di procurarmelo con uno sconto maggiore del 15%: ho provato a usare il buono Feltrinelli e si è rivelato una fregatura, a contattare chi lo aveva messo in vendita senza ricevere risposte o per sentirmi dire che lo avevano perso, insomma, stava diventando inaspettatamente impossibile. Alla fine mi sono rivolta all’Amazon Marketplace per averlo usato, scontatissimo, e in inglese (e comunque il pacco ha rischiato di andare disperso prima di arrivare).

La storia: Charlie Asher è un tranquillo e mediocre trentenne, vive a San Francisco, ha un negozietto di roba usata, non ha qualità particolari ed è pieno di ansie e paure. Tuttavia è felice, è sposato con l’amatissima Rachel e hanno appena avuto una bambina, Sophie. Ma, poche ore dopo il parto, la tragedia: la moglie muore e Charlie si ritrova a crescere la figlia da solo. E inoltre, a quanto pare, è stato scelto per ricoprire il ruolo di “Death Merchant” (così l’originale inglese, chissà come tradotto in italiano), ovvero colui che recupera le anime dei morenti, racchiuse in oggetti loro appartenuti, e cura che queste passino senza intoppi alla loro successiva dimora, in una sorta di trasmigrazione non bene spiegata nel libro, ma che si ricollegherebbe alla tradizione tibetana. È “un lavoro sporco”, ma qualcuno lo deve pur fare: e chi meglio di un rigattiere può svolgere questa funzione di “smistamento” e “rivendita”? Il compito gli è reso difficile dal fatto che forze malvagie, incarnate dalla spaventosa divinità celtica della Morrigan, dea una e trina che rapiva le anime dei guerrieri morti in battaglia, sono anch’esse molto interessate alle anime, che vorrebbero usare per rinforzarsi e ottenere così il dominio del mondo (devo a questo romanzo l’essere riuscita finalmente a comprendere appieno, dopo anni, il perché l’antagonista nel mitico La pietra del vecchio pescatore di Pat O’Shea si chiamasse proprio Morrigan e fosse una in tre persone).

A Dirty Job è un romanzo umoristico e di avventura/orrore insieme, che si concede, visto il tema, interessanti e più serie riflessioni sulla vita e sulla morte, sul dolore di perdere i propri cari, sul modo in cui lasciarli andare, sull’amore padre/figlia. Purtroppo in questo come in altri libri il “building” è sempre migliore del vero e proprio “momentum”, della crisi finale. Dopo un inizio simpatico ma un po’ incerto (troppa la fretta di passare subito al registro umoristico, appena dopo il trauma della morte della moglie del protagonista: in questo senso ho trovato per tutto il libro sgradevole e inutilmente forzato il personaggio della sorella), la parte centrale è quella più riuscita: la vita di Charlie, che, nel corso degli anni (il tempo nelle prime pagine scorre più lentamente, poi si salta di colpo di anni, nell’epilogo torna a essere scandito giorno per giorno), si destreggia fra le gioie e le fatiche di padre single, la nostalgia e l’elaborazione del lutto per l’amata Rachel, il negozio di oggetti usati e la nuova incombenza di “Death Merchant”, con le sue inevitabili complicazioni e (dis)avventure, toccanti o spassose, attorniato dalla piccola e bizzarra e simpatica “corte” di amici (irresistibili le due vicine, l’una russa e l’altra cinese, che fanno da baby-sitter a Sophie, ma Moore non ci sarà andato giù un po’ pesante con lo stereotipo dei cinesi che mangiano qualsiasi schifezza?) e costantemente sotto l’occhio malevolo della Morrigan, che tenta più volte di eliminarlo. Invece, è l’epilogo che suona sempre inutilmente “carico” e pesante. Quando le bizzarrie e le stranezze e le magie e le creature fantastiche si moltiplicano esponenzialmente, quando il plot viene inutilmente (a mio parere) complicato, quando la battaglia finale si avvicina, subentra l’impressione che “il troppo stroppia” (ma diciamo anche tutta la verità: leggere concitate sequenze d’azione in lingua straniera è faticoso!). Il libro infatti dà il suo meglio nelle pagine più delicatamente surreali, ma altrove è “rovinato”, almeno in parte, dalla ricerca spasmodica dell’eccesso: non è necessario che ogni battuta di dialogo sia costruita per farci ridere, ad esempio.

La rivelazione finale su Sophie era evidente fin da pagina 20, ma penso anzi che ciò fosse addirittura voluto (che dovesse essere, per così dire, una “finta” Rivelazione Finale, chiara a tutti i lettori ma ignorata fino all’ultimo solo da Charlie: tanto che in effetti è risolta in pochissime righe), pertanto non lo metterò fra i difetti del libro. Sospettavo che le cose non si sarebbero concluse senza che il vedovo trovasse un nuovo amore, ma speravo che vi si arrivasse in modo meno affrettato e incongruo col resto della storia (per cinque lunghi anni il protagonista è inconsolabile, o almeno non riesce veramente a immaginarsi con un’altra donna, poi in tre pagine si innamora della tizia?): ma qui riaffiora la mia patologica insofferenza per le storie d’amore. L’ultima mezza pagina sull’assurdo personaggio di Audrey (e il suo esercito di animaletti??) era da tagliare (anzi, tutta Audrey era da tagliare), e il romanzo doveva concludersi con (segue spoiler, per leggere evidenziate) il sacrificio di Charlie, la descrizione delle vite degli altri personaggi dopo la sua morte e Rivera che riceve per posta il Libro. Ma, tutto sommato, lettura gradevole, se non proprio ottima come speravo. L’ambientazione a San Francisco mi ha riportato ai bellissimi ricordi della vacanza dello scorso anno, anche se ho dovuto ammettere con dispiacere che già non riuscivo più a ricollegare molti nomi di quartieri e posti ai luoghi visitati e visti.

Christopher Moore, A Dirty Job, voto = 3,5/5
Per acquistarlo on line (in italiano o in inglese)

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