Chiamami Buio

Oddio. Che ci fosse bisogno di una scossa dopo il torpore di Mi spiacerà morire per non vederti più, d’accordo. Va bene. Ma forse ho esagerato.

Me la sono voluta, d’altronde: questo libro, visto su aNobii (dove veniva osannato da quasi tutti), l’ho cercato e scovato su Comprovendolibri.com e pure comprato da un gentile utente, cui non sarà parso vero di liberarsene. Va beh. Chiamami Buio è la storia, narrata in prima persona, di un poliziotto noto col soprannome “Buio”, appunto, che approfitta della sua posizione per compiere una serie di traffici illegali uno più disgustoso dell’altro (l’unica nota positiva è che, a quanto parrebbe, è interista: forse non è poi del tutto cattivo, ah ah), fino a che, però, non si ritrova coinvolto in una strana vicenda: si sveglia una mattina con una prostituta morta nel suo letto, senza sapere come diavolo sia successo, e decide di indagare.

Chiaramente a me questo libro ha ricordato moltissimo Cane rabbioso di Angelo Petrella: protagonista stesso poliziotto corrotto e cocainomane, stesse trame occulte, stessa violenza a palate. Persino la tecnica dell’io narrante è presente in entrambi i romanzi. Ma, mentre in Petrella la descrizione dello schifo era funzionale a mostrare tutta la disperazione e l’abisso nero che era l’anima di quel suo protagonista, qui non è che si sia interessati molto all’introspezione psicologica del personaggio, mi sembra anzi di notare un certo compiacimento nello scioccare il lettore tanto per fare. Un esempio? Il romanzo si apre su Buio che si sta facendo fare un p o m p i n o (pardon, ma come altro dirlo? Magari scritto staccato così tutti coloro che lo cercano su Google non arrivano qui) dalla fidanzata di un uomo che è costretto ad assistere, legato e imbavagliato, dal sedile posteriore della macchina e che di lì a poco verrà brutalmente ammazzato dal nostro? Non basta! Perché, qualche riga dopo, si scopre che in realtà non è la sua fidanzata, ma solo la testa mozzata di lei (nessuno spoiler, ripeto, sono le pagine 1 e 2, così, tanto per gradire).

O ti viene da vomitare o ti metti a ridere. Ma nessuna di queste due reazioni era quella che mi aspettavo o speravo da questo romanzo, prima di iniziare a leggere, e di sicuro non furono quelle che ebbi con Cane rabbioso. Le aspettative calano. Si va avanti in un crescendo di sparate che ti lasciano sempre il dubbio se siano da prendere sul serio o se proprio Rainer si stia divertendo ad accumularne di sempre più inverosimili, o quanto meno di sempre più ributtanti.

Ma, sfrondando il tutto dalla “sagra del dettaglio più schifoso/bizzarro/efferato/perverso possibile”, il resto, tutto sommato, è già visto: una serie di morti ammazzati, la cocaina, imprecazioni ogni due righe, dialoghi secchi e one liner, un protagonista donnaiolo e sessuomane, le donne trattate come oggetti, le innumerevoli scopate (tra quelle vantate e quelle praticate), l’infanzia bruciata, la vita e la carriera fottute, la macchinazione che coinvolge i pezzi grossi (che, ovviamente, sono sempre i peggiori di tutti) che vogliono incastrarlo, il colpo di scena, l’epilogo da macelleria, la giustizia che non trionfa. L’unico elemento originale (che in effetti rientra anche in parte nella categoria del “bizzarro”, ma poteva comunque risultare interessante) è che il protagonista ha un fratello gemello prete, ma il rapporto fra i due non è mai approfondito in modo soddisfacente. Si legge in fretta, comunque: fosse andato giù un po’ meno pesante o almeno in modo meno gratuito, sarei stata meno severa. Di certo non ci tengo a leggere altro dello stesso autore.

Massimo Rainer, Chiamami Buio, voto = 2/5
Per acquistarlo on line

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