ACAB

Questo libro ce l’avevo da un po’, dal 2009 per la precisione, anno della sua pubblicazione: questo l’articolo che me l’ha fatto scoprire. Ora che è in arrivo il film che ne hanno tratto, non mi è sembrata una cattiva idea leggere un titolo che promette di tornare al centro delle discussioni.

Mi è sembrata abbastanza spiazzante la scelta della copertina con la testa di Medusa del Caravaggio, in genere le opere d’arte si riservano ai classici e ai romanzi storici, per la narrativa, i noir e i romanzi di argomento più crudo vanno più fotografie o composizioni grafiche varie. ACAB è l’acronimo di All Cops Are Bastards, frase divenuta grido di battaglia di skinhead, ultras e formazioni antagoniste: proprio i “celerini”, quelli che prestano servizio sulle strade per garantire l’ordine pubblico, che di regola prendono botte, insulti e sputi e talvolta invece finiscono al centro di casi problematici, sono i protagonisti di questo libro che ha la forma del romanzo ma che l’autore, Carlo Bonini, giornalista, ha assemblato traendo il materiale dalle sue inchieste (i fatti e i personaggi sono assolutamente reali). Ci inoltriamo così in questa guerra continua che vede fronteggiarsi negli stadi, per le strade, alle manifestazioni un’umanità arrabbiata e disillusa e poliziotti spesso altrettanto arrabbiati e disillusi, in una spirale di violenza che finisce per soffocare le vite di tutti nella stessa misura. Ripercorriamo così alcuni eventi tragici degli ultimi anni, le violenze del G8 di Genova del 2001, gli scontri allo stadio, la morte del tifoso Sandri (forse il capitolo più coinvolgente e riuscito), gli scontri della discarica di Pianura, a Napoli.

Insomma, materia attualissima, importante,  scomoda, prospettiva coraggiosa e inedita. Sì, però… Avrei voluto trovare qualcosa di meglio da dire sulle tematiche affrontate dal libro, ma mi sono accorta di non riuscire a farlo, e questo è dovuto alla mia crescente insofferenza durante la lettura, nel corso della quale il contenuto ha finito per essere fagocitato e “annullato” dalla forma. Forse sono io a non capirci nulla, visto che la quarta di copertina parla di “ritmo serrato” e di “scrittura emozionante”, che De Cataldo ne tesse ampie lodi, che nell’articolo del Corriere della Sera di cui sopra si legge di “dialoghi efficaci”. Mi rendo anche conto che questo più che un romanzo vero e proprio è un tentativo di docu-fiction, e che quindi molti dei dialoghi e delle descrizioni saranno presi da fonti documentarie (interviste? intercettazioni? verbali di polizia? Il capitolo sulla chat intranet del sito della Polizia riporterà sicuramente dei messaggi autentici) e sia anzi proprio questo il loro valore aggiunto, l’assoluta aderenza alla realtà.

Sta di fatto che questo libro a tratti è illeggibile: interminabili dialoghi mezzi in romanesco mezzi in italiano che, senza disconoscere la potenza espressiva del dialetto, sono di una pochezza e di una sciatteria disarmanti, ripetitivi, con frasi spezzate (avete presente i “no, niente”, “cioè”, “praticamente”… come tendono normalmente a essere i dialoghi, non dico di no: veri lo saranno senz’altro, ma c’era bisogno di riportare tutto l’intercalare?), periodi paratattici e scarso uso delle subordinate, lunghi brani citati da opuscoli e pubblicazioni di gruppi di ultrà, referti medici, dibattimenti in tribunale, gli stessi messaggi della chat che ricordavo prima… Tutto questo ha sicuramente lo scopo di farci toccare con mano la realtà dei temi affrontati, ma deprime inevitabilmente il tono stilistico del libro, tanto da farmi pensare che, se volevo proprio avere un assaggio di queste problematiche, poteva andar bene un reportage giornalistico o un saggio che almeno facevano il loro mestiere senza velleità narrative o di costruzione della trama. O anche sì, un film, come quello che esce in questi giorni, che forse era il mezzo più adatto per veicolare questa storia e che non è detto non si riveli ben fatto: ma non un romanzo. Veramente illeggibile: spiacente, ma se fai il tentativo di scrivere un “romanzo”, è coi parametri del romanzo che ti valuto.

Carlo Bonini, ACAB. All Cops Are Bastards, voto = 2/5
Per acquistarlo on line

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