Storia di un archivista

Ho deciso di non abbandonare questo periodo storico, anni ’30-’40, che ha caratterizzato questo inizio d’anno, ma dalla Germania nazista e dalla Francia occupata ci spostiamo nell’Unione Sovietica dell’epoca delle “purghe” staliniane.

Chiaramente non posso che guardare con affetto a un libro che si intitola Storia di un archivista (può anzi essere anche stato proprio il motivo per cui, anni fa, l’ho comprato): libri, biblioteche e bibliotecari sono presenze abbastanza usuali nei romanzi, molto meno gli archivi e i miei colleghi. In effetti però il protagonista del romanzo di Holland, Pavel, è un anti-archivista: gli scatoloni pieni di fascicoli e manoscritti che gli arrivano lui è costretto non a conservarli, ma a distruggerli. Siamo a Mosca nel 1939, e Pavel lavora alla Lubjanka, la famigerata sede dei servizi segreti sovietici; una volta era un insegnante di letteratura, ma, dopo essere stato coinvolto in un caso di diffamazione, tristemente comune all’epoca, l’hanno sbattuto qui e ora, quale amaro contrappasso, si occupa di distruggere i manoscritti degli autori sospetti. Uno di questi è Babel’, la cui fugace conoscenza scatena in Pavel, la cui cita sembra essersi infilata in un tunnel di depressione (è anche rimasto vedovo da poco), un’intima ribellione, un’occasione di riscatto: segretamente, giorno dopo giorno, cercherà di salvare dal fuoco dell’inceneritore quanti più manoscritti possibili.

Non ricordo dove, ma qualcuno sul web consigliava di iniziare a leggere questo romanzo in una ridente giornata di sole, o accoccolati accanto alla persona amata, insomma in un’atmosfera e in una disposizione d’animo gioiosa e rassicurante, altrimenti si rischiava di finire risucchiati dall’estrema cupezza e desolazione di questa difficile storia. E c’è poco da stare allegri, in effetti, il tono è volutamente grigio, spento, malinconico, tutti i personaggi, Pavel e i suoi amici, sua madre, ci appaiono stanchi, tesi, sorretti solo dalla loro rete di reciproca solidarietà. In realtà avrei preferito che il romanzo si calasse maggiormente negli ingranaggi diabolici del meccanismo di sospetti, delazioni, accuse incrociate, che funzionava nei palazzi del potere, quella che qui viene evocata è piuttosto l’atmosfera, di rassegnazione e paura perenne, in cui sono calate le persone comuni, i pesci piccoli del sistema. Libro che scorre rapidamente, il tono dimesso e la quasi assenza di grandi accadimenti o svolte nella trama avevano un loro perché nell’economia della storia, ma certo la lettura non mi ha particolarmente coinvolta.

Travis Holland, Storia di un archivista (trad. Elisa Banfi), voto = 3/5
Per acquistarlo on line

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