Suite francese

Questo libro, che guardavo con interesse ormai da anni, almeno da quando lessi quest’articolo del 14 novembre 2005 sul Corriere della Sera che ne parlava (e merito anche della bella copertina, con la foto dell’attrice francese Danielle Darrieux), l’ho acquistato usato da una gentile utente aNobii, che usa anche questo mezzo per finanziare l’attività del suo Gruppo Vita Animale, associazione che aiuta cani e gatti randagi: quello il link al blog e qua l’elenco dei libri in vendita, così faccio loro un po’ di pubblicità. È anche il primo libro che leggo per un Gruppo di Lettura, sia pure virtuale come quello di Goodreads Italia.

Il progetto “Suite francese” di Irène Némirovsky doveva in realtà comprendere cinque romanzi (che fungevano da cinque “movimenti” di una sinfonia) sui tragici eventi della guerra e dell’occupazione nazista della Francia: di questi, però, ne sono stati completati solo i primi due, “Tempesta in giugno” e “Dolce”, perché nel 1942 l’autrice (nata in Russia e trasferitasi in Francia con la famiglia in seguito alla rivoluzione bolscevica, ebrea ma convertitasi al cattolicesimo) venne arrestata e deportata nel lager di Auschwitz, dove morì. La sua vicenda biografica  e quella della sua opera postuma (salvata fortunosamente dalla dispersione dalle figlie dell’autrice e pubblicata solo a decenni di distanza) vengono ricostruite nell’Appendice al volume, che comprende anche gli appunti e gli abbozzi per i romanzi successivi del ciclo e soprattutto una toccante selezione del carteggio di Irène negli ultimi mesi della sua vita, con le preoccupazioni per le condizioni materiali sempre più precarie della sua famiglia e i segnali sempre più inquietanti per il loro destino, e del marito Michel Epstein, che dopo l’arresto di lei si adopera disperatamente per farla liberare o almeno ottenere qualche notizia sulla sua sorte (anch’egli pochi mesi dopo subirà lo stesso destino della moglie). Complimenti insomma ai curatori del volume, Denise Epstein (figlia dell’autrice), Olivier Rubinstein e Myriam Anissimov, perché il prodotto è molto pregevole e ben fatto.

E ora, parliamo di “Tempesta in giugno” e “Dolce”, i primi due movimenti della suite. Nel giugno 1940, i tedeschi stanno per entrare a Parigi e noi seguiamo alcuni personaggi (una ricca famiglia borghese, i Péricard, con matrona, bambini, bambinaia, camerieri, suocero in carrozzella e gatto; una coppia di modesti coniugi, i Michaud; un celebrato scrittore, Gabriel Corte, e la sua amante; un dandy misantropo, Charles Langelet; una ballerina un po’ allegra, Arlette; un giovane prete, Philippe Péricard, che deve scortare al sicuro gli ospiti di un orfanotrofio) mentre fanno i preparativi per fuggire, dapprima increduli, poi via via sempre più frenetici e spaventati, e si mettono in viaggio assieme a una folla di altri francesi terrorizzati che intasano strade e stazioni, nella disorganizzazione generale. Molto “programmatica” la scelta dei “tipi” da seguire, ma, accanto a figure poco credibili (Langelet) o caricaturali (lo scrittore Corte), la Némirovsky tratteggia anche con acutezza e ironia la signora Péricard, o con affetto e dignità personaggi di statura più elevata come i Michaud e Philippe. Da notare come il fuggi fuggi generale poi non approdi a nulla, perché quasi tutti i personaggi, prima o dopo, fanno ritorno a Parigi, ciascuno inventandosi un modo per far fronte alla nuova situazione: per qualche privilegiato, più abile ad adattarsi e a schierarsi coi vincitori, non cambierà nulla, per altri, più deboli e ingenui o forse moralmente più integri, invece, si apriranno tempi duri. Belle soprattutto la prima parte, le scene di massa dei preparativi, del viaggio e della partenza, delle notti all’addiaccio a cercare invano ospitalità nei paesini toccati dalla gente in fuga (davano veramente l’idea di un “presto”, di un “molto mosso” come si legge negli spartiti musicali, visto che la metafora usata è quella di una sinfonia), mentre più scontati gli intermezzi bucolici che vedevano protagonisti Jean-Marie, figlio dei coniugi Michaud, soldato rimasto ferito e ospitato da una famiglia di contadini, e la contadinella Madeleine.

Molto meglio però il secondo romanzo, “Dolce”, su cui mi dilungherò di più: di fronte al movimento convulso del primo, qui invece la scena è fissa, un paesino della Francia centrale e rurale in cui si stabilisce un reggimento dell’esercito tedesco. Il ritmo è lento (continuando il parallelo con la musica, un “adagio”), mentre osserviamo l’instaurarsi della forzata convivenza fra gli stranieri invasori e gli abitanti obbligati ad ospitarli. Tra questi, anche le due signore Angellier, suocera e nuora, il cui rispettivo figlio e marito è prigioniero in Germania: da loro si installa l’ufficiale Bruno von Falck, e fra questi e la giovane signora, Lucile, prigioniera di una casa soffocante e di un matrimonio infelice, nasce poco a poco un amore taciuto, impossibile. Il tema è sempre quello di quanto si può trovare in comune con l’altro, il Nemico, e di come la speranza di felicità individuale finisca spesso per essere schiacciata dagli odii e dai pregiudizi collettivi. Qui il punto di contatto tra vinti e vincitori assume una valenza soprattutto erotica, nella forte attrazione che finisce per legare non solo Bruno e Lucile, ma anche molti altri soldati tedeschi occupanti e donne francesi, in un leit-motiv che è ripreso più volte nella narrazione. Le sfumature e le interazioni fra “buoni” e “cattivi”, fra “liberi” e “prigionieri” (in tutti i sensi), sono indagate qui con maggiore sottigliezza che nel recente, e sotto questo aspetto deludente, Quelli che ci salvarono (è anche vero comunque che qui il protagonista maschile è un colto e affascinante ufficiale della Reichswehr con cui è più facile simpatizzare e non un individuo dall’umanità molto più “impossibile” come un comandante delle SS a Buchenwald).

Contrariamente a quanto pensassi, i romanzi del ciclo, nella mente della Némirovsky, non erano fra loro nettamente distinti, ma sono invece popolati dagli stessi personaggi che tornano, si incrociano, rievocano scene passate: qui si rivedono infatti Madeleine e suo marito Benoît, vengono citati i Michaud (e dall’Appendice si apprende che un ruolo centrale avrebbe avuto, nei successivi romanzi rimasti a livello di abbozzi, Jean-Marie Michaud): devo dire che questo espediente mi ha sfavorevolmente sorpreso, mi è sembrata una forzatura (e neppure gli sviluppi della trama che la Némirovsky aveva in mente mi convincono), tuttavia l’atmosfera e l’ambientazione di “Dolce” erano adatti a farne un segmento riuscitissimo anche se considerato a sé stante (come d’altra parte ormai siamo costretti a fare): voglio dire che comunque la storia si regge benissimo da sola anche se ne manca il seguito, ed è pressocché indipendente anche dagli eventi di “Tempesta in giugno” (il ruolo che vi svolge  Madeleine non è tale che non si possa immaginarlo affidato anche a un qualsiasi altro personaggio mai visto prima, non è strettamente necessario conoscere la sua backstory).

La Némirovsky sembra avere talento nel tratteggiare con sarcastica ferocia (persino eccessiva, a tratti: non hanno quasi qualità che li redimano) certi personaggi femminili: in “Tempesta in giugno” la signora Péricard, qui la terribile signora Angellier madre, che tiranneggia sulla povera nuora (riscattata però in parte dal rispetto che comunque suscita il suo amore “selvaggio” e totale per il figlio lontano), e soprattutto la viscontessa di Montfort, emblema di una carità pelosa e sussiegosa e in realtà gretta e meschina.

Emozionante e struggente.

Irène Némirovsky, Suite francese (trad. Laura Frausin Guarino), voto = 4/5
Per acquistarlo on line

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