Sotto la pelle

Michel Faber si è guadagnato un credito pressocché infinito con me grazie al suo capolavoro Il petalo cremisi e il bianco. Come talvolta accade, quest’altro suo romanzo, Sotto la pelle, fu scritto in realtà prima (2000) della sua opera più famosa, ma in Italia uscì dopo (2004), sull’onda del successo del Petalo: in effetti qui non ci avviciniamo ancora alla perfezione di quello, ma, come ho detto, per me, in segno di riconoscenza, quest’autore non può andare sotto la sufficienza.

Scherzi a parte, non è solo un voto di stima, perché Sotto la pelle ha comunque i suoi pregi. Sabato scorso leggevo su “La Lettura” sulla tendenza di certi autori non di genere (perché, per quelli di genere, ciò spesso è quasi obbligatorio e più scusabile) ad adagiarsi pigramente su certi temi, certe formule, certe pose, certi trucchi di sicuro effetto, con cui possono star certi di dare a se stessi e alle proprie opere un segno ben riconoscibile, di non scontentare mai i propri lettori affezionati e in definitiva di portare sempre a casa il risultato senza rischi. Se c’è qualcuno cui questa critica non può essere mossa, quello mi sembra proprio Michel Faber. Infatti, non si riesce a immaginare qualcosa di più diverso e lontano, come trama, ambientazione, scopi, da Il petalo cremisi e il bianco di questo Sotto la pelle (i due libri devono essere stati scritti più o meno in contemporanea, visto che per il suo ampio e complesso romanzo storico sono stati necessari a Faber dieci anni di studio e dieci anni di stesura, come lessi qui).

Svelare anche solo qualcosa della trama di Sotto la pelle sarebbe criminale (e attenzione perché la pagina di Goodreads dice anche troppo: difatti io, che purtroppo ero venuta a sapere lo snodo fondamentale della vicenda in anticipo, ho letto tutta la prima parte del libro chiedendomi quando sarebbe venuto il momento della rivelazione), ma basta dire che riesce a raggiungere vette di grande crudeltà e orrore quasi insopportabili da leggere, narrate con freddezza chirurgica e spietata, e allo stesso tempo calarsi con partecipazione e verosimiglianza e con effetti virtuosistici in un punto di vista straniante ed estraneo da cui porre domande sulle nostre convinzioni e sulla nostra natura.

Michel Faber, Sotto la pelle (trad. Luca Lamberti), voto = 3/5
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