Momenti di trascurabile felicità

Per la serie, “libri di trascurabile importanza ma curiosi/divertenti”, che pensi “mah, può essere carino, ma posso anche fare a meno di comprarlo”. E infatti, da quando ne lessi sul Corriere della Sera, su questo librettino di Francesco Piccolo di una cosa ero sicura, che se avessi deciso di leggerlo doveva essere perché potevo farlo senza spenderci un euro (con quello che costano i libri della Einaudi, poi, non se ne parlava proprio). Impresa non difficile, visto che era presente in varie biblioteche della città: quando poi l’ho ricevuto come regalo natalizio, anche l’ostacolo di dovermi spostare per prenderlo è stato superato.

È un libro che ha avuto un discreto successo di vendite: Piccolo elenca alla rinfusa piccole occasioni di gioie quotidiane più o meno innocenti, più o meno importanti, spesso minime, “trascurabili”, appunto. Penso che l’unico scopo di Momenti di trascurabile felicità sia quello di farci dire di quando in quando con un sorrisetto “ah sì, è vero, anche a me succede”. Si legge in un’oretta e non lascia nulla, l’ideale per un viaggetto in treno o la sera di Natale. Le migliori “massime” sono quelle più fulminanti, 1-2 righe, cattivelle senza essere insopportabilmente crudeli o apertamente maleducate (ce ne sono anche di quel tipo), “universali”. Alcuni esempi azzeccati sono il vero e proprio sollievo che ti prende quando finisce lo spettacolo teatrale cui stai assistendo (pp. 19-20), quando la fila al banco della salumeria scorre più rapidamente di quanto pensassi perché i numeri chiamati non corrispondono a nessun cliente (p. 39), oppure queste piccole perle:

Nei corridoi del supermercato, studio sempre i carrelli delle persone, e immagino le loro colazioni, le loro cene, certe somiglianze con il mio modo di vivere. Ce ne sono alcune che fanno una spesa che farei esattamente così anch’io, una spesa che sottoscriverei. (p. 20)

Quando le persone che ti stanno facendo vedere le foto si rendono conto all’improvviso e dicono «e poi le altre sono tutte uguali», e la smettono. (p. 38)

Chiudermi a chiave nei bagni delle case dove non sono mai stato e mettermi a curiosare su tutti i prodotti che usano. (p. 42)

Quando quello che ti ha chiesto di conservargli il posto finalmente arriva. E puoi dimostrare a tutti quelli intorno che era vero. (p. 91)

Già da queste frasette vi potete fare un’idea di quello che potete legittimamente aspettarvi di trovare in questo libro e di quello che invece non gli si può proprio chiedere. Della vita privata di Francesco Piccolo, al contrario, ci frega assai poco, così come delle sue particolari manie o idiosincrasie in cui non ci riconosciamo: per questo anche il mio florilegio di prima può esservi sembrato assolutamente banale e insignificante, e per questo dico che il libro va sprecato per una buona metà. Per chi vive a Roma alcuni brani possono essere gustosi, visto che l’autore ambienta molti aneddoti nelle vie della città in cui abita o vi lega particolari riflessioni.

Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità, voto = 2,5/5
Per acquistarlo on line

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