L’amante di Goebbels

Perdonatemi, ma anche io ho i miei piaceri perversi: quando, in ottobre, ho letto dell’uscita di questo romanzo, L’amante di Goebbels di Anna Kanakis, sulla vicenda della storia d’amore fra il potente ministro della Propaganda nazista e l’attrice cecoslovacca Lida Baarova, sapevo che avrei trovato il modo di leggerlo. Nel suo genere, poteva essere un gioiellino trash.

La storia è abbastanza nota e occupa un posto chiaramente minimo nelle pagine della storia della Germania nazista: fa la fortuna comunque di quel sottobosco di pubblicazioni sulle “donne dei nazisti”, le “amanti di Hitler”, le “vite private dei gerarchi”, le “abitudini sessuali dei potenti”, delle trasmissioni alla “Grande storia in prima serata” che prima o poi finiscono col ricascarci sempre, che anni fa rastrellavo con costanza. Io l’ho conosciuta per la prima volta nel 1999 quando lessi il Diario 1938 di Goebbels, ne ho ripercorsi i tratti salienti giù giù nelle varie biografie e documentari, e mi (ci) mancava giust’appunto il romanzo scritto dalla prospettiva di lei, opera dell’attrice e scrittrice Anna Kanakis.

Diciamo subito che 16 euro per questa roba non si possono spendere, perciò, se anche voi siete curiosi, trovate una biblioteca disposta a inserirlo nelle proprie collezioni o piazzatevi in libreria per 2-3 ore (sono 158 pagine) cercando di evitare lo sguardo dei commessi indaffarati con i clienti a caccia del regalo di Natale. Quindi immergetevi in questo libro che, in definitiva, se ci pensiamo bene, è un Harmony o una specie di Tre metri sopra il cielo, con la sua brava storia di amore fatale e impossibile, solo che lui non è un duca inglese o il bel tenebroso della scuola ma il ministro della Propaganda del Terzo Reich. La Kanakis tende decisamente all’indulgenza verso la sua eroina, dipinta come una ragazza “di buon cuore” e “sognatrice”, che, manco a dirlo, è totalmente ignara della tragedia che si svolge sotto ai suoi occhi (persino, ed è difficile crederlo, dell’enorme autorità sull’ambiente cinematografico tedesco del suo amante, o del timore con cui viene visto da tutti): non è escluso che ciò corrisponda alla verità, e che sia intenzionale il ritratto da liceale insicura alla prima cotta che ne emerge, soprattutto nella prima parte (non si contano le volte in cui ella ha paura di sembrare inadeguata di fronte al suo lui, in cui aspetta con ansia le sue telefonate, in cui non sa come vestirsi, in cui basta il suo sguardo a farle morire le parole in gola); sarà, l’autrice probabilmente voleva rendere lo sconcerto della semisconosciuta attrice ventottenne catapultata su una ribalta più grande di lei. Bisogna pure pensarlo perché altrimenti l’unica alternativa è che la Baarova della Kanakis sia una cretina totale che non fa che piangere preoccupata o pensare al suo Joseph con gli occhi a cuore. Goebbels è una figura abbastanza fumosa, di volta in volta affascinante seduttore o inquietante folle quando emergono, puntuali nella seconda parte, i segnali che qualche nuvola solca il cielo sereno: non ne emerge un ritratto molto più approfondito di quel che si trova già altrove, e soprattutto non emerge mai il lato cupamente cinico e colmo di profondo odio di sé e degli altri e desiderio di rivalsa che sembra fosse il motore della sua esistenza. Gli altri personaggi (gerarchi, registi e attori del regime, Magda Goebbels) hanno battute didascaliche prese evidentemente di peso da saggi di storia sul Terzo Reich: indispensabili, comunque, questi accenni di infodump, visto che di affreschi sul contesto e sullo scenario della Germania e della Berlino degli anni Trenta non se ne parla, qui siamo quasi sempre chiusi tra le quattro mura di ministeri, ville, set cinematografici a pensare e a parlare ossessivamente di questo amore tormentato, in strada e fra la gente a respirare l’atmosfera della dittatura non scendiamo mai: forse non è del tutto incredibile che questi aspetti sfuggissero all’attenzione dell’amante del ministro? Ma così potrebbe trattarsi di una qualsiasi vicenda in cui lui è un uomo potente e sposato e lei la giovane amante che si illude e finisce scaricata.

L’io narrante del romanzo è la stessa Baarova, e la melodrammaticità con cui ci descrive tutti i palpiti del suo cuore amante contribuisce molto alla svenevolezza del libro: chissà, forse una prosa più asciutta e un punto di vista impersonale avrebbe aiutato a sfrondare da certi barocchismi insopportabili (seriamente, come si fa a far dire a un personaggio che il capo della polizia di Berlino “avrebbe potuto privarci della luce del sole per il resto dei nostri giorni” senza cadere nel ridicolo?). Pure la Kanakis ha il vizio di abusare del tasto “Invio” quando scrive, facendo sembrare i monologhi interiori della Baarova un singhiozzo convulso e continuo, e ci tiene a farci notare in ogni riga che la sua prosa gronda letteralmente di patetismo e lirismo, infarcita e appesantita com’è di similitudini, metafore, domande retoriche, esclamazioni, frasi a effetto.

In sintesi, libro solo per cultori maniacali dell’argomento come me (e infatti il voto l’ho dato più che altro per “simpatia”), gli altri possono pure evitare (ma è probabile che anche senza il mio consiglio non sarebbero corsi a comprarselo).

Anna Kanakis, L’amante di Goebbels, voto = 2/5
Per acquistarlo on line

2 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

2 risposte a “L’amante di Goebbels

  1. Il palazzo

    Grazie per segnalarci queste perle!
    Il tre metri sopra il cielo in salsa Caduta degli Dei… dove finiremo!
    (C’è da dire che almeno la Kanakis ha provato a cimentarsi con qualocsa di meno scontato)

    PS notata questa iniziativa de la Feltrinelli
    http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/Speciali/Natale-2011/Recensioni-Natale.html
    (Però come buono mi sembra un po’ avaruccio)

  2. Grazie a te per il commento (e la segnalazione): non avevo pregiudizi verso la Kanakis scrittrice ma, ripeto, secondo me la scelta di affidare la narrazione alla voce narrante della Baarova l’ha fatta scivolare quasi inevitabilmente verso il melodramma rosa. E poi forse (forse! Almeno così ho pensato io), prevedendo in anticipo critiche negative del tipo “attrice che si improvvisa scrittrice”, si sente “obbligata” a scrivere ogni frase in questo modo così caricato e pesante, per dimostrare che “sa” farlo.

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