I volti del potere

Caso curioso, questo libro ero convinta di averlo già letto, eppure da più parti risultava non iniziato: per non rimanere con questo dubbio angoscioso l’ho letto e ora lo recensisco, ma probabilmente ricordavo bene. Pazienza, un tassello in più per il 2011 Reading Challenge (sono a quota 50 libri letti quest’anno sui 60 posti come obiettivo, praticamente è un’impresa disperata, ormai, considerati realisticamente i miei ritmi).

Riprendendo una mostra già presentata in USA, questo catalogo testimonia l’esposizione sulla ritrattistica ufficiale di casa Medici tra XVI e XVIII secolo, svoltasi agli Uffizi nel 2002: le opere selezionate (per lo più dipinti, ma vi sono anche due busti) provengono per lo più dall’immensa e poco conosciuta miniera dei depositi del museo fiorentino. Sfila quindi davanti ai nostri occhi un’elegante teoria di granduchi, granduchesse, principi ereditari e cadetti, spose, fidanzate e deliziosi principini di pochi anni ma già fastosamente abbigliati e pesantemente ingioiellati.

Dal saggio di apertura della curatrice Caterina Caneva si ricava la linea di fondo della mostra: poiché l’unica vera fonte di potere e prestigio dei Medici era, oltre alle disponibilità finanziarie (tra l’altro in progressivo esaurimento) derivate dal loro passato di mercanti e banchieri, la giusta fama di Firenze quale patria quasi “mitica” della cultura, dell’arte, della raffinatezza, del buon gusto (in una parola, del Rinascimento), i membri della casata seppero compensare lo scarso peso effettivo esercitato sul piano militare e politico dal loro staterello sempre più marginale sullo scenario europeo sfruttando abilmente questo patrimonio, che seppe in effetti assicurargli comunque alleanze e matrimoni altolocati, visto che ben due donne della famiglia Medici salirono sul trono di Francia a breve distanza di tempo e che a Firenze giunsero spose arciduchesse d’Austria e che varie principesse fecero il percorso inverso o dirette verso la Spagna per accasarsi con altri Asburgo. Una vera e propria “valorizzazione dei beni culturali” ante-litteram, ed ecco quindi che, per sottolineare questo intento, le schede delle opere in mostra si soffermano, oltre che sulle personalità degli artisti e dei ritrattati (aspetto ben curato e per nulla “pesante” ed eccessivamente erudito), anche sull’analisi di abiti, gioielli, suppellettili, armi, armature, calzature, selezionati per far conoscere ed esaltare la bravura delle maestranze fiorentine. Un’attenzione per le arti minori di sarti, ricamatori, orefici, smaltatori, armaioli, parrucchieri, che effettivamente costituisce un tocco in più rispetto ad altre simili mostre di ritratti; diciamo la verità, per me, che non sono grande intenditrice di abiti e preziosi e armature, leggere un po’ di descrizioni minuziose alla fine equivaleva a leggerle tutte, ma ciò mi ha dato comunque una buona idea dell’incredibile varietà di materiali, di tessuti utilizzati, di mode, di soluzioni e trattamenti proposti, della grande perizia tecnica necessaria e della straordinaria cura per ogni dettaglio nella confezione di questi oggetti (forse per noi oggi meno appariscenti e significativi dei lavori di pittori e scultori, ma sicuramente all’epoca altrettanto stimati e valorizzati) e della variegata e intensa attività di questo “sottobosco” (tale per me, ma probabilmente non per i cultori del settore) di botteghe di artigiani del lusso della Firenze medicea, importanti per il prestigio del Granducato, ma sicuramente anche per la sua economia.

Sui Medici di questo periodo segnalo anche il saggio, letto molto tempo fa, Gli ultimi Medici di Harold Acton, lavoro forse scientificamente non troppo valido o significativo, ma godibile fonte di pettegolezzi e aneddoti piccanti, bizzarri o divertenti.

I volti del potere. La ritrattistica di corte nella Firenze granducale, a cura di Caterina Caneva, voto = 3/5
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