Esorcisti, confessori e sessualità femminile nell’Italia della Controriforma

Giovanni Romeo, autore del già da me recensito Amori proibiti, non mi ha convinto neppure stavolta. Non che ciò sia altamente significativo per la carriera di un accademico, però…

Questo libro, che risale al 1998, prende le mosse da un singolare caso scoperto dall’autore nel fondo dell’Inquisizione conservato nell’Archivio di Stato di Modena: nel 1625 giunge notizia al tribunale locale che, a partire al più tardi dai primi anni del secolo, un gruppo di confessori/esorcisti ha “scongiurato” numerose donne vittime di presunta possessione diabolica con tecniche alquanto singolari, toccando e soffiando nelle loro parti intime e a loro volta facendosi palpare, poiché era loro ferma convinzione che il diavolo si fosse annidato in quei punti e che così facendo lo avrebbero più efficacemente scacciato. E le loro pazienti sembravano ricavarne grande giovamento… A difendere con assoluto candore e senza ombra di timori o ripensamenti queste tesi è un teatino di mezza età chiamato d. Geminiano Mazzoni, e lo sostengono solidali le varie donne da lui aiutate, che allo sconcertato inquisitore che le interroga rispondono di non aver avuto la minima cognizione di stare commettendo un grosso peccato, non essendoci stati né da parte del religioso né da parte loro cattiva intenzione o piacere alcuno, e tanto più che dopo il trattamento, in effetti, le loro condizioni miglioravano nettamente. D’altra parte, terapie simili erano state, forse, sperimentate pochi anni prima proprio nella stessa Modena per guarire il misterioso male della duchessa Virginia de’ Medici…

Da questo episodio sicuramente particolare e interessante (su cui si espressero anche i cardinali della Congregazione del Sant’Uffizio e persino il papa, conclusosi con pene più o meno leggere ai suoi protagonisti ma in generale trattato in fretta e con la volontà di non pubblicizzarlo troppo), Romeo prende spunto per affrontare il vasto tema del processo che portò la Chiesa post-tridentina a conquistare una posizione di assoluto controllo sui vari aspetti della sessualità femminile.

Due gli sembrano gli strumenti o canali privilegiati adatti allo scopo che più subirono evoluzioni e modifiche in questo senso dalle precedenti forme che avevano in epoca medievale e pre-concilio: appunto, l’istituto dell’esorcismo e il sacramento della confessione.
Il primo, benché visto con l’abituale prudenza e moderazione e persino lieve diffidenza dalle gerarchie di grado più elevato, finì spesso per sostituirsi all’approccio medico (che pure, a rigore, sarebbe dovuto essere il primo a essere tentato) nel trattamento di casi di donne afflitte da strani mali, e soprattutto per porsi sullo stesso piano, allo scopo di sconfiggerle, delle varie pratiche “superstiziose” su cui in quel periodo l’Inquisizione concentrava le sue attenzioni. In sostanza, secondo Romeo (e da quanto ho capito io del suo discorso), i vertici della Chiesa non ne approvavano granché quell’evoluzione, ma tutto sommato la tollerarono poiché poteva essere strumentalmente utile per “deviare” sotto il controllo del mondo ecclesiastico una serie di pratiche che altrimenti sarebbero sfuggite totalmente.
La confessione, invece, da obbligo sostanzialmente malvisto e il più possibile evitato, divenne, dopo Trento, specialmente per le donne, momento fondamentale di confronto, occasione di introspezione, sfogo, dialogo serrato con i propri direttori spirituali, nonché, ovviamente, terreno privilegiato per gli ecclesiastici per far sentire tutto il peso della loro influenza anche negli ambiti più strettamente privati e familiari. Questo si sapeva, non ce lo ha rivelato Romeo: il suo proposito è di capire per quale motivo ciò avvenne in quel momento e perché solo i fedeli di sesso femminile ne furono così appassionatamente e intensamente coinvolti. A me sembra però che fallisca nei suoi intenti considerando sempre e soltanto l’iniziativa provenire da un unico lato e volendo vedervi solo una tattica per estendere il proprio tentacolare controllo da parte della Chiesa, e non anche una reazione “spontanea” a esigenze interiori che finalmente trovavano risposta.

Non è molto semplice seguire le argomentazioni di Romeo poiché affastella di continuo una serie di esempi, che talvolta non sembrano neppure troppo pertinenti, ed è costretto a fare mille distinguo che finiscono per dare al lettore la sensazione di una certa limitatezza delle sue conclusioni. Il tono (per me) “fastidioso” di Amori proibiti è qui più attenuato, anche se talvolta l’autore non resiste a far trasparire, dalla scelta delle parole, un certo compiacimento divertito: può essere inevitabile data la salacità e la singolarità dei fatti narrati, ma io non l’ho gradito.

Tutto sommato, lettura faticosa: le 3 stelle le raggiunge perché in Appendice è trascritto quasi integralmente il procedimento: pagine, al solito, affascinanti e coinvolgenti e drammatiche. Mi ha fatto crescere il desiderio di leggere Tribunali della coscienza di Adriano Prosperi, saggio di poco precedente (1996) e più volte citato, che sull’argomento probabilmente costituisce un punto fermo imprescindibile nel dibattito storiografico.

Giovanni Romeo, Esorcisti, confessori e sessualità femminile nell’Italia della Controriforma, voto = 3/5
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2 commenti

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2 risposte a “Esorcisti, confessori e sessualità femminile nell’Italia della Controriforma

  1. Ciao, potrei avere l’email del webmaster?
    Grazie mille!

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