Le navi degli schiavi

Dopo La costa degli schiavi, sulla vita nei possedimenti danesi in Guinea (Ghana) e le operazioni di compravendita di cui erano vittime inermi le popolazioni dell’entroterra africano, questo è il secondo libro della “Trilogia degli schiavi” di Thorkild Hansen, dedicato al “passaggio di mezzo”, il viaggio travagliato delle navi negriere, con il loro equipaggio e il loro carico di prigionieri, dall’Africa attraverso l’Atlantico fino alle isole delle Indie occidentali danesi, Saint Thomas, Saint John e Saint Croix (anche non vengono trascurati neppure gli altri due lati della redditizia “rotta triangolare”, con i loro pericoli, le loro insidie e le loro storie, da Copenhagen alla Guinea e dall’America al punto di partenza).

Anche qui il metodo adottato è di narrare alcuni episodi significativi facendo innanzi tutto parlare le fonti (giornali di bordo, diari, atti giudiziari) e caricando poi le vicende della giusta dose di pathos romanzesco: senza mai arrivare all’esagerazione tanto da permetterci di abbandonarci troppo al piacere della lettura e dimenticare che le atrocità raccontate avvennero realmente. Ritroviamo alcune vecchie conoscenze incontrate in La costa degli schiavi, il mercante Rømer, i pastori Monrad e Rask, il contabile Wulff e il governatore Kiøge, ma soprattutto si affacciano sulla scena anche nuovi protagonisti, uomini di mare come Johansen, imbarcatosi ragazzino come mozzo e arrivato nel tempo al grado di capitano, Johan Frantzen Ferentz, alle prese con la rivolta degli schiavi trasportati nella sua Christiansborg, Bernt Jensen Mørch, capitano di navi negriere ma anche, a Copenhagen, rispettabile capo di famiglia e stimato cittadino, Gottfried Adolf Wichmann, il medico di bordo della nave Ada costretto ad assistere quasi impotente all’ecatombe di decine di schiavi vittime, durante il viaggio, dei maltrattamenti e delle malattie.

Questo libro è, se possibile, ancora più duro del primo, anche perché l’autore spesso assume volutamente un tono gelido e distaccato, quasi adottasse il punto di vista dei capitani e dei marinai delle navi negriere: in particolare, molto crudi e pesanti sono il primo e il secondo capitolo, dove, rispettivamente, viene illustrata la struttura di una tipica nave negriera, anche grazie all’ausilio di utili e spaventose illustrazioni (qui utili, ma altrove, per inciso, troppo piccole e scure per essere leggibili), e viene ripercorsa l’intera rotta, da Copenhagen alla Guinea alle Antille danesi e ritorno, descrivendo le condizioni di equipaggio e prigionieri.

Come avveniva nel primo libro, Thorkild Hansen segue di persona le tracce degli uomini e delle donne in viaggio su quelle rotte: a bordo della nave Siena, offre le sue riflessioni e le sue emozioni di danese e uomo bianco del XX secolo di fronte alle responsabilità del passato.

A un livello più superficiale, e sperando di non sminuirne il valore di testimonianza e di denuncia trattando quest’opera come semplice “romanzo d’avventura”, cosa che non è, anche in Le navi degli schiavi ci si imbatte in brani di grande energia e potenza narrativa, come era ad esempio l’episodio della guerra tra il governatore Kiøge e la tribù degli Akwuna in La costa degli schiavi: penso al racconto delle traversate della “nave del malaugurio”, la Christianus Quintus, o i drammatici eventi delle rivolte degli schiavi scoppiate a bordo; così come era accaduto per il precedente Il cimitero del Batavia le vicissitudini di questi gruppi di uomini costretti insieme per lunghi mesi in condizioni durissime e in mezzo a immense distese di acqua mi hanno come al solito affascinato (da questo punto di vista, anche la serie di Jack Aubrey potrebbe essere interessante).

Avvistate le isole delle Indie occidentali danesi, si può sbarcare e prepararsi all’ultima tappa di questo terrificante reportage: la vita nelle grandi piantagioni nelle quali erano impiegati i neri strappati alla loro terra e alle loro famiglie, che sarà oggetto del terzo libro, Le isole degli schiavi.

Thorkild Hansen, Le navi degli schiavi (trad. Maria Valeria D’Avino), voto = 4/5
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