Toxic

Altra novità di quest’anno, Toxic è l’ultimo libro dello scrittore islandese Hallgrímur Helgason, già autore di 101 Reykjavík, che curiosamente aveva già attirato la mia attenzione tanto tempo fa e che poi non ho mai letto.
Non ricordo con precisione, dove ho sentito parlare per la prima volta di questo libro (di Toxic, cioè)? aNobii? Probabile; comunque veniva descritto come originale e divertentissimo, con profondi debiti allo stile e al ritmo tarantiniano. Dalla trama in effetti mi ero fatta l’idea di una lettura potenzialmente interessante e sicuramente più leggera della cupezza di Alla fine di un giorno noioso. Il protagonista, Tomislav Boksic detto “Toxic”, è uno spietato e abile killer croato, reduce dalle guerre balcaniche, che vive da tempo a New York: un “incidente” sul lavoro lo costringe però a scappare in tutta fretta, inseguito dall’FBI, e, in aeroporto, finisce per sostituirsi alla sua ultima vittima, un telepredicatore evangelico, e si ritrova nella remota e lunare Islanda, ospite dei capi di una minuscola conventicola di cristiani fondamentalisti. Dall’incontro/scontro fra questi mondi agli antipodi (la metropoli/l’isolato e scarsamente popolato staterello, il mondo del crimine/la religione) potevano nascere incidenti, equivoci, situazioni buffe a non finire. E infatti, la prima parte del romanzo si è rivelata proprio scoppiettante e divertente come previsto; poi però, con una svolta che non mi aspettavo, la finzione dell’identità rubata di Tom salta ben presto, il nostro eroe è costretto a fuggire precipitosamente dalla casa dei suoi sconcertati ospiti, e da lì inizia quasi un’altra storia, incentrata soprattutto sul difficile adattamento del protagonista alla realtà islandese (in cui ormai è costretto a rimanere nascosto indefinitamente) e sul suo ancora più arduo “percorso di redenzione”: sì, perché Tom cercherà, con l’aiuto dei suoi nuovi, devoti “amici”, di cambiare totalmente vita, attraverso le pratiche ben poco ortodosse e l’insegnamento fanatico, ma anche, a suo modo, generoso, delle bizzarre figure a guida della minuscola chiesa, senza farsi mancare neppure un nuovo amore. Qui però la trama entra in una fase confusa e mal governata dall’autore, si ha l’impressione talvolta di una serie di episodi staccati che non consentono di capire dove la storia voglia andare a parare: ad esempio, perché non sfruttare meglio l’elemento comico, ma anche acutamente satirico, per cui al confronto con Tom, pericoloso criminale, non sono poi da meno, per alcune delle idee che professano, neanche i vari santoni, anzi, forse, sono tipi meno raccomandabili di lui?

Sfumata l’ipotesi della commedia degli equivoci e dei travestimenti con il killer costretto a improvvisarsi predicatore, il ritmo del libro diventa meno forsennato e divertente; tuttavia, non è necessariamente un difetto, anzi, la storia perde un po’ in carica grottesca ma acquista maggiore profondità. Il tono rimane per lo più stralunato e paradossale, però con delle brusche, inaspettate ed efficaci sterzate quando il protagonista (che è anche voce narrante della vicenda) rievoca le esperienze terribili e traumatiche vissute durante la guerra; in effetti il personaggio di Tom, partito come una caratterizzazione un po’ stereotipata del duro supermacho, acquisisce abbastanza repentinamente, con un subitaneo cambiamento di stile e di tono, in un capitolo centrale (come posizione e come importanza) del romanzo, spessore, complessità e tragicità, fino a che una seconda parte del libro nel complesso un po’ fiacca e lenta non viene riscattata da un finale non scontato e quasi commovente. Insomma, un libro che si è discostato di parecchio dalle mie aspettative iniziali, ma che non per questo si è rivelato una cattiva scelta.

Purtroppo molti dei giochi di parole e delle battute sicuramente più riusciti in lingua originale si sono dovuti rendere in modo non del tutto convincente in italiano, ed è un peccato perché gran parte della comicità, nonché uno snodo importante della trama, si giocano sulle difficoltà di comunicazione tra l’inglese non sempre corretto del croato Tom, quello dei suoi amici islandesi e la lingua locale.
In ultimo, se avete intenzione di acquistare il libro vi consiglio di munirvi anche di lente d’ingrandimento, perché l’edizione italiana (dalla copertina molto carina e dal formato grazioso) è scritta in caratteri ridicolmente minuscoli.

Hallgrímur Helgason, Toxic (trad. Silvia Cosimini), voto = 3/5
Per acquistarlo on line

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