Scritture di guerra

In effetti, credo che il titolo del libro sia Riccardo Malesardi, Giuseppe Masera, Rosina Fedrozzi Masera, Evaristo Masera, Mario Raffaelli (i nomi degli autori degli scritti raccolti dal curatore Gianluigi Fait) e “Scritture di guerra” sia il nome della collana (di cui questa è la prima uscita), ma per brevità la cito così.

Ancora un libro dedicato alla prima guerra mondiale, ma, a differenza che in I fogli del capitano Michel, le testimonianze qui riunite non sono messaggi o comunicazioni di fortuna tra reparti, senza altri scopi diversi da quello immediato, pratico e conservatisi fortunosamente, ma testi appositamente scritti per lasciare un ricordo di sé e dell’esperienza vissuta, abbozzi di memoriali, diari, lettere per e da i familiari rimasti a casa, e inoltre gli autori sopra ricordati (i quattro uomini, ovviamente) non fanno parte della classe degli ufficiali, ma sono semplici soldati, impegnati generalmente, più che nelle azioni di guerra guerreggiata, in squadre di lavoratori, zappatori e costruttori di trincee, gente umile, con un livello di istruzione medio-basso (lo si capisce dall’ortografia, che è stata lasciata per lo più inalterata). D’altra parte, ciò è ovvio essendo questi materiali di provenienza dall’Archivio della scrittura popolare di Trento: sono memorie familiari che i discendenti hanno scelto di donare e rendere disponibili a tutti.
Si tratta di quattro uomini e una donna (la moglie di uno di loro), tutti trentini e nati negli anni ’80 del XIX secolo (tranne Rosina, nata nel 1894). Al momento della partenza per il fronte, solo Mario Raffaelli è scapolo, gli altri sono tutti coniugati con figli; solo uno di loro, Riccardo Malesardi, non torna dalla guerra (muore in Bucovina nel 1916 e le sue memorie si interrompono all’improvviso), gli altri avranno vite più o meno lunghe. Di mano di Riccardo abbiamo un breve quaderno di ricordi, di cui la prima parte è curiosa perché in versi, una specie di ballata, Giuseppe ha scritto anch’egli un diario nei momenti di pausa dal lavoro di soldato e alcune lettere alla moglie Rosina (in cui è evidente l’uso di un tono rassicurante in contrasto con l’amarezza e la fatica del diario), di suo fratello maggiore Evaristo vi sono le lettere alla consorte, mentre le memorie di Mario Raffaelli sembrano essere state scritte dopo la fine della guerra, con l’autore che ricorda gli eventi vissuti dopo qualche tempo. Il breve capitolo dedicato a Rosina contiene alcune sue poche lettere a Giuseppe e annotazioni e ricordi (quasi in forma di appunti, non discorsivi).

Come detto, una delle caratteristiche comune ai cinque, che fornisce un ulteriore motivo di interesse perché ci apre una finestra su una prospettiva diversa da quella solita, è che tutti sono italofoni del Trentino, e quindi gli uomini militano nelle file dell’esercito austro-ungarico. Non c’è comunque da aspettarsi prese di posizione pro o contro gli ideali dell’irredentismo, visto che le maggiori preoccupazioni e ansie di cui si trova traccia negli scritti, più che lo scenario politico, l’andamento del conflitto e i grandi ideali, sono l’attesa per la fine della guerra e il desiderio di fare ritorno dai propri cari, e le durissime condizioni materiali cui si è costretti.
Solo una volta si fa riferimento all’Italia, ed è però per dolersi della sua entrata in guerra e delle conseguenze immediate di questo fatto: il soldato Mario Raffaelli (1890-1975) da qualche mese in licenza a casa per rimettersi da una ferita, ma a seguito delle novità sullo scacchiere internazionale è costretto a tornare al fronte:

La consolazione pei miei genitori vedermi a casa era tale da non poterla descriverla [nel testo descrivergla], dal giorno andava in canpagnia in conpagnia di mio padre aiutandolo fare sempre pero mestieri leggeri e cosi passava i giorni felici, lo aiutai a seminare a tagliare le viti a podarle e tanti altri mestieri.
Passo il mese di Marzo-Aprile Maggio, ma ecco che nel Maggio [1915] un inciampo grande sortìi.
Il giorno 23 era già stabilito il Mobiliziram [sta per “mobilitazione”, “Mobilisierung” in tedesco, la lingua di questi trentini è un po’ un misto fra questo e l’italiano, bellissimo] in tutta L’Italia ed in quel medesimo giorno si sentiva ormai il rumorio dei grossi cannoni sui nostri monti
doppo che questo nuovo statto beligerante incominciò guerra, aveva sempre paura di giorno in giorno di venir di nuovo chiamato, il giorno 3 Giugno arrivò la carta a Fedele Speranza di consegnarsi subito allora poi la aspettava anch’io da un’ora all’altra, il giorno 5 era ai miei pozati [campi] che dava terra a delle file di facioli quando vidi al cimitero mia madre venire piangendo io ormai sapeva cosa poteva essere sucesso, quando fui vicina gli dissi mamma e arrivato la carta? purtroppo mi rispose va subito a casa che Davide la guardia te la consegna (pp. 192-193).

La sensazione che si percepisce, leggendo queste testimonianze di prima mano, è il disorientamento di questi uomini sballottati di continuo, in estenuanti marce, da un punto all’altro del fronte, dalla Galizia all’Austria inferiore all’Ucraina ecc., senza avere idea degli scopi delle loro fatiche e degli obiettivi dei comandi (in un caso il curatore avanza addirittura l’ipotesi che gli spostamenti infiniti e apparentemente senza senso che venivano imposti al battaglione di Giuseppe Masera fossero in effetti non funzionali alle operazioni di guerra ma forme di punizione per un reparto considerato indisciplinato, cfr. p. 35).
Fanno effetto anche le pagine dei ricordi di M. Raffaelli in cui si narrano gli insistenti tentativi di prolungare indefinitamente la licenza a casa, cercando la collaborazione di medici compiacenti, il sollievo per i giorni in più riusciti a conquistare, l’angoscia ogni volta che questi finivano.

Il volumetto è corredato da belle fotografie (sempre provenienti dagli archivi delle famiglie) che ci consentono di dare un volto a queste persone (ad esempio l’uomo seduto al centro nell’immagine della copertina è Giuseppe Masera) e in allegato c’è addirittura una carta geografica della regione galiziana: sarebbe stata utile per orientarsi fra la miriade di nomi di posti menzionati, peccato che l’abbia notata solo dopo la fine della lettura!
Due parole, in ultimo, su come sia giunta in possesso di questo libro: è stata una scoperta fortuita e casuale nella locale libreria dell’usato, che sta offrendo ultimamente sorprese interessanti.

Scritture di guerra 1: Riccardo Malesardi, Giuseppe Masera, Rosina Fedrozzi Masera, Evaristo Masera, Mario Raffaelli, a cura di Gianluigi Fait, voto = 3/5
Per acquistarlo on line

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