Ameni inganni

Fin da quando ne lessi la recensione sul Corriere della Sera, intuii che Ameni inganni di Giuseppe Culicchia aveva tutte le carte in regola per risultare una lettura originale e interessante, ma anche inquietante e capace di toccare parecchie corde della mia sensibilità, tanto che l’ho acquistato ma ne avevo quasi paura, temevo di riflettermici troppo. Una strana coincidenza nella vita reale che mi ha ricordato lo spunto iniziale di questo romanzo mi ha spinto a cominciarlo e siccome, effettivamente, si legge molto rapidamente, in poche ore lo avevo già finito. Sono rimasta stupita leggendo, sulla pagina di aNobii, che più di un lettore definisce questo libro “ameno”, “leggero”, “piacevole”: in realtà è un romanzo che (mi) fa molta paura.

“Ameni inganni” è una citazione da un verso di Giacomo Leopardi (Le ricordanze, v. 77), ed effettivamente la vita del protagonista, Alberto Bianco, quarantenne che ha appena perso l’anziana madre dalla quale dipendeva totalmente, è un continuo ingannare (ha fatto credere alla madre di aver sostenuto brillantemente gli esami universitari quando in realtà i suoi voti sono tutti fasulli, le ha tenuto nascosta, ovviamente, la sua passione per le riviste pornografiche, per conoscere qualche ragazza ricorre a stratagemmi tortuosi e macchinosissimi, facendo credere di essere in cerca di un appartamento da acquistare) e soprattutto ingannarsi: di poter riempire la sua solitudine coltivando impossibili rapporti puramente immaginari con modelle su Internet e su giornaletti porno, di poter riallacciare una relazione con l’unica persona “reale” della sua esistenza, l’ex fidanzata del liceo, persa perché, all’epoca, non ebbe il coraggio di affacciarsi veramente alla vita adulta, che questa effettivamente lo corrisponda, ecc.

Certo, vi sono anche passaggi volutamente costruiti in modo da suscitare un sorriso: come la visita in banca (mi sarei anzi aspettata di trovare più scene che vedevano il protagonista-bamboccione alle prese, per la prima volta, con le incombenze pratiche della vita reale) o la serata al concerto, vissuta con la paranoia di chi non esce mai e si aspetta, dall’ascolto dei telegiornali, poco meno della giungla nelle strade… o la scelta dei nomi delle vie (!). Straniante e spiazzante anche il fatto che sia proprio Alberto, personaggio chiaramente borderline, ad esprimere alcune delle opinioni più lucide e sensate sulla nostra realtà di oggi, come ad esempio sulla nostra ossessione per Facebook. Sotto l’ironia e il grottesco nel descrivere il paesaggio urbano attuale, però, le sensazioni che più si fanno sentire in tutta la loro pesantezza e insostenibilità sono la solitudine e la paura e la violenza: che non solo, come è del tutto evidente, si impossessano del protagonista e lo bloccano, facendolo scivolare gradualmente (la lucidità lo abbandona poco a poco: anzi, i passi in cui ancora si rende conto della sua situazione patetica sono i più strazianti) nella sua ossessione, ma di tutti gli altri personaggi, Letizia, la sua vecchia fidanzata del liceo, la madre defunta, l’anonimo quarantenne della cui morte solitaria si legge sul giornale, i ragazzini che regolarmente devastano i vagoni dei treni su cui viaggia il protagonista, persino, dietro l’apparenza della sua esistenza dorata e irraggiungibile, la supermodella russa che posta gli aggiornamenti della sua vita su Twitter. Tutti, in definitiva, soli e disperati, a cucinarci qualche piatto surgelato per cena cercando di non piangere, o a rifugiarsi in una realtà parallela totalmente immaginaria con i nostri fallimenti.

Giuseppe Culicchia, Ameni inganni, voto = 3,5/5
Per acquistarlo su amazon.it, ibs.it o libreriauniversitaria.it

4 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

4 risposte a “Ameni inganni

  1. Non lo conoscevo, sembre interessante. Come il resto del blog, del resto😉

  2. dicksick

    Storia interessata, ma sarei curioso di vedere lo stile. Magari la prossima volta che vado in libreria gli do un’occhiata. Grazie per la segnalazione.

  3. Con l’ultima frase riassumi il succo in modo magistrale. Ma, ti dirò, mi ha lasciata con la sete di lettura, perché da Culicchia mi aspettavo di più! Peccato..

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