Essendo capace di intendere e di volere

Il merito di avermi fatto scoprire questo libro va al sito di “social reading” aNobii, e proprio di scoperta casuale si tratta: stavo forse vagando fra le ultime recensioni o nella libreria di qualche altro utente. Piccolo, agile e di lettura rapidissima (l’ideale sotto l’ombrellone), raccoglie alcuni testamenti olografi (cioè scritti di proprio pugno dal testatore) del XX secolo tratti dall’Archivio di Stato o dall’archivio notarile di Napoli. Il compilatore, Salvatore De Matteis, avvocato, ha scelto di riunirli per tematiche (forse avrebbe potuto indicare anche l’anno, che in alcuni è presente o intuibile, ma in altri no), e quindi si ha la sezione di quelli più rancorosi e inveleniti contro i parenti, di quelli dalle disposizioni più bizzarre, di quelli di emigranti lontani dalla propria terra d’origine, ecc. Inutile dire che l’intento prevalente è quello umoristico (ovviamente tutti i nomi sono stati omessi), anche perché a volte sono la lingua e la scrittura stesse, immediate, vicine al parlato, generalmente sgrammaticate (l’ortografia è stata lasciata immutata) a restituirci l’immagine vivissima di testatori spesso di ceto medio-basso, popolari, involontariamente comici e a tratti surreali (si percepisce in alcuni casi l’imbarazzo di dover prendere la penna per scrivere un documento importante, “ufficiale”, definitivo, da cui l’accumulo e l’esagerazione di formule assurde e che richiamano per assonanza e per sentito dire quelle corrette e dichiarazioni ridondanti per renderlo ancora più “autentico”: “Io affermo che tutto questo ho scritto in piena mentalità e di mio proprio pugno in questo momento ore 6 e minuti 23 ove termino con la mia firma alle ore 6 e minuti 24 circa”, “Della mia intentità [sic] personale è certezza a me medesimo e a tutti che mi canoscono [sic]”, “Testamento segreto a mia moglie M.G.T. fu Giovanni. Io sottoscritto sono il marito”, “Testamento io di persona qui residente con la mia ultima volontà. E domiciliato”).

E tuttavia, sia in quelli in cui si aprono più esplicitamente squarci di vita misera, amara, difficile, solitaria, sia in quelli in cui essi si avvertono solo tra le righe, o al contrario in quelli in cui si avverte il rimpianto di dover lasciare questa vita e gli affetti, sempre si rimane colpiti dal bisogno di raccontarsi, di accomiatarsi, di prepararsi all’ultimo passo, di uscire dall’ombra anche solo per una volta, di chiedere o pretendere un pensiero, un ricordo, di cercare un’ultima rivincita, un’ultima vendetta o un riscatto. Si legge in fretta, si ride, si immaginano scenette gustose alla Eduardo De Filippo, ma ci si commuove anche un po’.

“Non lascio nessun regolamento di messe o di esequie perché tanto i vivi fanno sempre come pare a loro. Spero solo nella bontà divina che l’altra vita è meglio di questa. Se no, per me basta così, non gradisco” (p. 30).

Essendo capace di intendere e di volere. Guida al testamento narrativo, a cura di Salvatore De Matteis, voto = 4/5
Per acquistarlo su amazon.it o libreriauniversitaria.it

Lascia un commento

Archiviato in Archivio, Libri, Varia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...