Arrivederci amore, ciao

Già prima di leggere questo romanzo sapevo purtroppo qualcosa sulla trama, oltre alle informazioni basiche reperibili nella quarta di copertina, e cioè che il protagonista non muore: il nuovo libro di Carlotto, Alla fine di un giorno noioso (2011), è infatti il seguito di questo. In effetti, anche senza averne la certezza, lo si poteva intuire fin dalle prime righe visto che il protagonista di Arrivederci amore, ciao (scoprirete leggendo in che modo crudelissimo viene citato il verso della famosa canzone), Giorgio Pellegrini, è anche la voce narrante del romanzo (difficile, anche se non impossibile, che si possa leggere qualcosa come “adesso mi sparano e muoio”… :-)). Proprio l’uscita di Alla fine di un giorno noioso ha reso più urgente la lettura del suo predecessore: devo decidere se vale la pena acquistare la seconda puntata entro la fine di agosto.

“Storia di una canaglia”, è il sottotitolo del libro, storia di Giorgio Pellegrini, ex terrorista rosso, ex latitante, ex detenuto, informatore della polizia, rapinatore, assassino e, infine, proprietario di un ristorante alla moda e promesso sposo nel Nordest del successo e dei soldi. Carlotto, al solito, non esita, con crudezza e realismo, a mostrare i suoi personaggi come capaci di ogni nefandezza, ma ritorna qui un suo tema di fondo: più inquietante, insinuante, pericolosa, diabolica e immorale non è, secondo lui, la criminalità che rapina e spara, ma quella degli affari, che non si sporca le mani in prima persona, che si presenta con la patina della rispettabilità e del benessere, e che in realtà è costruita sulla corruzione sistematica e su estese connivenze dei poteri forti. È questo mondo sicuro di sé e della sua posizione che Giorgio ammira e in cui aspira disperatamente, e alla fine con successo, ad essere ammesso (e che presumibilmente sarà il teatro del secondo libro), per lasciarsi alle spalle una militanza politica di tutt’altro indirizzo e di cui ora riconosce l’assoluta inconsistenza e futilità, e gli anni di disadattamento e abbandono dopo il carcere (sono alcune fra le pagine più belle del romanzo: la difficoltà, se non anzi l’impossibilità, per un ex detenuto di reinserirsi, di riconquistare, dopo il passo in fondo più facile, l’uscita dal carcere, una rete di rapporti, il diritto a e i mezzi per ricostruirsi una vita, e, di conseguenza, l’inevitabilità del ritorno alla delinquenza). Le molle che lo spingono sono le guide della sua esistenza: l’ossessione per i soldi, la volontà di sopraffazione sul prossimo (che caratterizza anche i rapporti con le sue numerose donne, o meglio delle sventurate le cui vite hanno la sfortuna di incrociare la sua) e il desiderio spasmodico di rifarsi una verginità di fronte alla giustizia, di tornare apparentemente (ché l’apparenza è l’unica cosa che conta) immacolato, di non dover più guardarsi continuamente alle spalle in attesa che fantasmi e vecchie conoscenze del suo passato tornino a tormentarlo (è la famosa “riabilitazione”, che gli verrà concessa trascorsi cinque anni dall’esaurimento della pena se darà prova di aver intrapreso una vita onesta, e che è il suo obiettivo principale che non può permettersi di fallire). Nella sua ascesa Giorgio conosce solo una regola, schiacciare o essere schiacciati, e, se nella prima parte del libro deve ancora fare inevitabilmente i conti con una certa debolezza (il personaggio del poliziotto corrotto, Ferruccio Anedda, è ancora di un’altra categoria, quanto a pelo sullo stomaco, rispetto a lui), nella seconda parte la applica con fredda, spietata ferocia.

Insomma, tutti gli ingredienti che si cercano in un noir di Carlotto ci sono, cucinati con la solita maestria (questo poi è uno dei suoi titoli più famosi, a parte la serie dell’Alligatore): rispetto ad altri suoi lavori, e specialmente a Mi fido di te (scritto in coppia con Francesco Abate), che per certi versi gli si può accostare (anche lì la storia di una “canaglia”, un piccolo delinquente fa il grande salto nel mondo dei soldi “onesti”, curiosamente sempre nel settore della ristorazione, senza riuscire a scrollarsi totalmente di dosso il passato e rischiando di compromettere tutto con un tragico errore), manca totalmente la componente dell’ironia. Gigi Vianello, protagonista di Mi fido di te, era privo di scrupoli e amorale quanto Giorgio Pellegrini, ma vi era, nelle sue avventure, una vena grottesca e assurda che strappava qualche sogghigno, e nel finale una sorta di “castigo divino” che riusciva a rendere la sua figura quasi patetica e persino “simpatica”. Qui, invece, l’atmosfera è solo nera, nerissima, non vi è modo di sollevare un attimo la testa dalla voragine di fango e sporcizia che sono l’animo e la vita di Giorgio, e il finale è quanto di più brutalmente avvilente, frustrante e ingiusto che vi sia per il lettore.

So che dal romanzo hanno tratto un film, e mi stupisce sia stata scelta questa storia priva di riscatto, così lontana dai cliché cinematografici; ancora di più mi stupisce la scelta dell’attore per la parte del protagonista, Alessio Boni, che conosco poco ma che so interprete di fiction e sceneggiati televisivi (Incantesimo, forse?): il film non l’ho visto, tuttavia mi congratulo con lui per aver accettato un copione così duro, senza preoccuparsi di “sporcare” la sua immagine di idolo delle ragazzine.

Massimo Carlotto, Arrivederci amore, ciao, voto = 3,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...