I fogli del capitano Michel

Un libro che parte da una scoperta d’archivio, quasi casuale (e già mi commuovo): le fotografie, e soprattutto i biglietti con cui al fronte si comunicavano ordini e informazioni, conservati dal capitano Ersilio Michel, ufficiale sul fronte del Monte Ortigara nell’estate del 1916, e donati al Museo del Risorgimento di Vicenza.

Tali biglietti sono stati pazientemente riordinati (grazie all’indicazione della data, ove presente, o tramite riferimenti incrociati e confronti, se mancava) da Claudio Rigon, professore di fisica, fotografo dilettante e appassionato di montagna, che ora li ripropone in questo suo libretto facendo loro raccontare l’attività quotidiana del fronte, della guerra di trincea, i lavori, gli approvvigionamenti, le perdite umane, ma anche aiutandoci a cogliere da essi quel che non dicono esplicitamente ma che lasciano trasparire, le frustrazioni, gli stati d’animo, i rapporti umani, persino le diverse personalità degli autori, capitani, colonnelli, tenenti, sottotenenti, ufficiali medici, responsabili delle salmerie e dei magazzini di scorte, cappellani militari. Insomma, gli appartenenti ai gradi della gerarchia militare dell’esercito italiano nel primo conflitto mondiale, cui, consapevolmente o meno, come ricorda anche Rigon, tendiamo ad attribuire esclusivamente, influenzati da una certa storiografia e dalla memorialistica, caratteristiche di incompetenza, scarsa preparazione, pressappochismo, nei casi migliori, arroganza, disprezzo per i sottoposti, cieca cocciutaggine e noncuranza per i sacrifici inutili e le perdite, nei casi peggiori. Quest’immagine conserva una sua parte di tragica verità, ovviamente: si veda anche quanto dico a commento del bel volume Plotone di esecuzione. Rigon, e il lettore con lui, però, deve ricredersi, almeno parzialmente, da questa visione troppo monocolore apprendendo dalla viva voce di questi uomini le attenzioni, gli accorgimenti, le fatiche, il senso di responsabilità e del dovere di cui danno prova.

Inframmezzata ai vari biglietti, la voce dell’autore, Rigon: efficace e apprezzabile quando raccorda i frammenti, fornisce dettagli in più sul contesto di quei giorni di guerra o sugli antefatti, e soprattutto esprime le sue impressioni di scopritore, le sue reazioni emotive al contenuto, all’aspetto, anche alle calligrafie e ai diversi stili di scrittura, facendoci capire su quanti livelli un semplice documento d’archivio può fornire informazioni e metterci in contatto col passato. Di minore interesse, per me, i resoconti delle sue escursioni per tentare di ritrovare i luoghi in cui si erano mossi il capitano Michel e i suoi uomini: mi rendo conto che in un libro come questo la componente spaziale è importante, ma io, purtroppo, non essendo un’esperta della montagna e in generale neanche un’eccelsa osservatrice, nonostante gli sforzi di Rigon nel descriverla non riuscivo a farmene che un’idea confusa e generica.

Sarebbe stata forse una buona idea inserire qualche immagine dei biglietti, oltre a quello che si vede in copertina.
Non mi è piaciuta, però, una frase nei Ringraziamenti e che credo si possa forse imputare alla scarsa conoscenza di Rigon del mondo degli archivi, cui si accostava, al momento di iniziare il lavoro sul libro, magari per la prima volta: “[…] penso sia insolito non trovarsi mai di fronte, in un archivio, a porte o armadi chiusi ma solo all’invito ad aprirli, a portare le cose alla luce, a farne uso” (p. 201).
Per chi lavora negli archivi questo è un commento abbastanza bizzarro, e un po’ ingiusto, essendo anzi uno degli obiettivi principali proprio valorizzare il materiale conservato, “portare le cose alla luce”, tramite riordinamenti, stesura di inventari, pubblicazioni, mostre. Rigon qui sembra fermo alla concezione stereotipata di archivio come luogo polveroso, oscuro e semi-inaccessibile.

Claudio Rigon, I fogli del capitano Michel, voto = 3,5/5
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