God’s Country

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate

È stato sempre grazie alle pagine culturali del Corriere della Sera che ho scoperto quest’altro romanzo, che in italiano è uscito quest’anno col titolo Il paese di Dio: leggendo appunto la recensione dell’edizione italiana (lasciate perdere il titolo: il noir c’entra poco) via via mi incuriosiva sempre di più questa storia western un po’ cialtronesca (ero da poco andata a vedere il film Il Grinta dei Coen ed ero ancora sotto l’influsso del fascino dell’epopea del West, che questo libro però prometteva di narrare con sensibilità moderna, in modo sporco, crudo, disincantato, senza eroismi retorici; di lì a poco sarebbe poi venuto il viaggio in Arizona e la visita alla Monument Valley ad alimentare questo interesse). Tutto bene, finché non giunsi alle seguenti righe: “voce narrante rude e ottocentesca molto difficile da tradurre dall’inglese: Marco Rossari [il traduttore dell’edizione italiana] fa tutto il possibile”. Ma se la lingua era tanto particolare da essere quasi intraducibile e, supponevo, questa sua caratteristica era essenziale al racconto o comunque dava ad esso un valore aggiunto, e se il povero traduttore, comprensibilmente, non aveva potuto fare se non “il possibile”, perché non lo leggevo in originale? Così ho trovato un’edizione usata a poco prezzo su Amazon.com (tra parentesi, è un’ottima notizia che a breve anche su Amazon.it si potranno trovare libri usati) e l’ho acquistata: è stato il primo libro “da spiaggia” delle vacanze, e in effetti si è rivelato una lettura veloce, non difficile nonostante l’inglese non convenzionale, divertentissima e comunque tutt’altro che “leggera” e inconsistente (forse questo autore è da prendere in considerazione).

Dei banditi assaltano il ranch del protagonista e voce narrante, Curt Marder, gli rubano tutto, gli rapiscono la moglie, gli ammazzano il cane e gli distruggono la casa. Deciso a ritrovarli, si affida all’abilità dell’esperto cercatore di tracce chiamato “Bubba”, e parte con lui e un ragazzino di nome Jake alla caccia. Quello che sulla carta è l’inizio di un’epica avventura si trasforma invece in una serie di episodi bizzarri e tragicomici “on the road” conditi da una narrazione stralunata e magistrali scambi di battute. Il problema, infatti, è che Bubba, il classico cowboy di poche parole e dal forte carisma, è nero, e Curt rozzo, ignorante, vigliacco, ingenuo e profondamente razzista. La convivenza fra i due quindi si rivela a dir poco difficile, e la loro interazione e gli incontri con gli altri personaggi (una galleria di “tipi” classici del western, la pupa del saloon, il barista, lo sceriffo, trattati però con la stessa ironia “desacralizzante”) permettono all’autore di illustrare con feroce sarcasmo, attraverso lo specchio del selvaggio West di fine Ottocento, quanto i pregiudizi e la razza e l’arroganza dell’uomo bianco tuttora pesino nella società americana: difatti, in quel contesto Curt e gli altri possono impunemente esprimere convinzioni che oggi, suggerisce l’autore, forse, se sono ipocritamente taciute, non sono però molto dissimili da quelle di molti.

Questa idea di fondo amaramente pessimista comunque non impedisce che, come detto, la trama sia incalzante e divertentissima (mi verrebbe da dire “tarantiniana”, ma qui siamo prima) e la lettura godibilissima, fino ad arrivare al rapido, brusco e sconvolgente finale: “sconvolgente”, “sorprendente”, “inaspettato”, “imprevedibile” sono aggettivi spesso abusati per i finali dei romanzi. Eppure qui davvero, in un paio di pagine, secchissime e totalmente diverse nel tono dal resto del libro, l’autore ci mette di fronte all’ambiguità di questo western sgangherato.

Insomma, consigliatissimo: per chi può, ovviamente meglio l’originale in inglese, sennò, come appunto dicevo, è uscita da poco l’edizione italiana (il romanzo in realtà è del 1994), non ho idea però di come in essa sia stato reso il parlare di Curt e degli altri personaggi e i vari giochi di parole.

Percival Everett, God’s Country, voto = 4/5
Per acquistarlo su amazon.it, ibs.it o libreriauniversitaria.it (in inglese)
Per acquistarlo su amazon.it, ibs.it o libreriauniversitaria.it (in italiano)

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