Union Atlantic

Mai romanzo mi è sembrato più adatto a questo preciso momento storico: tutti i giorni ormai infatti si sente di Borse che crollano e manovre speculative ai limiti del consentito, di fallimenti, di truffe ai danni dei risparmiatori, di mercati nel caos ed economia impazzita, e questo libro è ambientato proprio nel mondo delle banche e degli “squali” della finanza. In realtà, è stato scritto nel 2009 (quando comunque la crisi era già in atto), ma questo non fa che confermare le doti di preveggenza dell’autore.

Ne lessi per la prima volta dalle colonne del Corriere della Sera (questo è l’articolo che ricordo di aver letto, ma una recensione più esaustiva del romanzo si trova qui); ne fui incuriosita perché era un’ambientazione decisamente diversa da quella che generalmente frequento nelle mie letture, tra mondi del passato o sottobosco del crimine. In particolare, mi colpì una frase del primo articolo citato (in cui si faceva un confronto tra Union Atlantic e un altro romanzo che trae spunto dal mondo della finanza, Questa città che sanguina di Alex Preston): “Mentre Haslett non risparmia al lettore le descrizioni scrupolose degli azzardi compiuti dai colletti bianchi newyorchesi, lasciandolo talvolta con una sensazione di ubriachezza e timore, Alex Preston […] si addentra di rado nella specificità delle operazioni economiche, per concentrarsi maggiormente sulla storia intima e commovente di Charles Wales etc etc”. Ebbene, non mi interessava una storia “intima e commovente”, io volevo proprio essere sopraffatta da queste descrizioni scrupolose di cui, ero sicura, non avrei capito nulla! Volevo avere l’idea di questo mondo che procede a una velocità folle, trascinandoci tutti con sé, verso un obiettivo che però non è mai ben definibile, se non forse agli occhi di quella ristrettissima cerchia di persone in grado di far accadere le cose. E avere l’idea che, in questo universo, migliaia di fili sono intersecati gli uni con gli altri, e spostandone anche solo uno si hanno ripercussioni a non finire e imprevedibili.

In ciò il romanzo riesce molto bene. Siamo nel 2002, gli Stati Uniti sono ancora traumatizzati dall’11 settembre. Protagonista è Doug Fanning, giovane squalo della finanza che lavora per la banca Union Atlantic di Boston (è a capo del reparto “progetti speciali”: in sostanza, è quello che ha la tacita approvazione dei superiori ad aggirare le regole per ricavare i maggiori profitti senza informarli dei suoi metodi), e che è come te lo aspetteresti: quarantenne, ricchissimo, bello, aggressivo, determinato fino alla ferocia, cinico. Il successo e l’affermazione personali lo aiutano a cancellare una giovinezza infelice e povera e un passato traumatico da combattente nella prima guerra del Golfo: la sua ultima conquista è la costruzione di un’enorme e lussuosissima villa per sé solo su un terreno da poco acquistato: ma così facendo entra in rotta di collisione con un personaggio che è esattamente ai suoi antipodi, l’anziana ed eccentrica professoressa di storia in pensione Charlotte Graves, che abita nella casa cadente a fianco del suo mega-villone, acerrima nemica del dilagante strapotere dei soldi e degli individui come Doug nel nome dei veri valori americani, convinta che quel terreno in realtà sia suo, che lo cita in tribunale. In questa lotta si ritrova coinvolto suo malgrado un giovane di nome Nate, fragile e insicuro, solitario e incerto sul suo futuro, che si affeziona alla stramba vecchietta ma è anche irresistibilmente attratto dal fascino di Doug… Inutile dire che quando ho scoperto che c’era la storia gay ho rapidamente accantonato tutti i dubbi sull’acquisto o meno di questo romanzo! E in effetti quelli di Doug e Nate insieme sono fra i momenti migliori del libro, con l’uomo adulto che rivede nell’amante inesperto e indifeso la sua stessa perduta ingenuità, innocenza e fragilità di quando era ragazzino, che non sopporta e contro la quale scatena ancora più la sua aggressività e brutalità.

Il romanzo è costruito su una serie di momenti, anche gustosamente divertenti, scanditi dalle tradizionali festività americane (Memorial Day, 4 luglio, Columbus Day), a sottolineare ancora di più lo stridente contrasto tra i valori di un tempo e l’egocentrismo irresponsabile di oggi, e al centro c’è la classica festa che riunisce tutti i personaggi e rischia di finire nel caos più totale, nella migliore tradizione dei romanzi grotteschi.

Se alla fine, …………… SPOILER! ……………… come era prevedibile, Doug finirà per pagare per tutto il sistema in qualità di personaggio più esposto e sacrificabile, ma più in alto di lui le cose continueranno a scorrere nello stesso identico modo, e se Nate perderà l’innocenza finendo contagiato dal suo cinismo, non è che l'”idealista” Charlotte ne esca molto meglio: è un personaggio sgradevole anche lei, logorroica, misantropa, pateticamente aggrappata al passato e sull’orlo della follia (è convinta che i suoi due cani le parlino), e morirà sola nel rogo della sua vecchia casa che lei stessa ha appiccato, simbolicamente una sorta di sconfitta per il mondo da lei rappresentato.

Adam Haslett, Union Atlantic (trad. Carla Palmieri), voto = 4/5
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2 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa nordamericana

2 risposte a “Union Atlantic

  1. Il palazzo

    Mai romanzo mi è sembrato più adatto a questo preciso momento storico: tutti i giorni ormai infatti si sente di Borse che crollano e manovre speculative ai limiti del consentito, di fallimenti, di truffe ai danni dei risparmiatori,

    A questo proposito (libri anticipatori dell’andazzo economico attuale) percaso avevi mai incrociato gli occhi sulla Rivolta di Atlantide di Ayn Rand (Corbaccio) http://en.wikipedia.org/wiki/Atlas_Shrugged
    Seppure sia un’epica esaltazione dell’invididualismo più egoista, per altri aspetti descrive magnificamente molti dei perversi meccanismi in atto in parte della società civile occidentale che (forse) hanno portato alla decadenza attuale.
    Politica a parte, resta un bel romanzone epico vecchio stampo.

    Sarei curioso di leggerne una recensione su questi lidi!
    Un caro saluto!

    • Non l’ho mai letto, ma è un libro che viene citato in una puntata di “Mad Men” (che ti consiglio di vedere, se già non lo fai) e che quindi mi aveva incuriosito: se dici che ne vale la pena, lo cercherò. Grazie del commento, fa piacere ricevere un riscontro! Ti saluto anch’io🙂

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