Sotto l’occhio del padre

Recensioni arretrate 2/5.

Il saggio tratta dell’organizzazione delle scuole primarie gratuite per i poveri nello Stato di Milano a cavallo tra XVI e XVII secolo. Dal titolo, mi aspettavo qualcosa di più: credevo di trovarvi qualcosa su metodi d’insegnamento, composizione delle classi, disciplina, insomma uno sguardo all’interno di queste aule di fortuna. Considerate le date, però, era forse pretendere troppo dalle fonti disponibili.

Molta enfasi invece viene posta sull’analisi delle istituzioni caritative che spesso gestivano le scuole, le loro fonti di finanziamento, la loro dislocazione geografica, gli stipendi dei maestri, con largo uso di tabelle. Sul piano della didattica, accenni comunque ai testi più usati, alla trattatistica sull’educazione, ad alcuni regolamenti interni.

A Milano, la struttura ecclesiastica, forte anche di un leader dalla personalità di spicco quale il Borromeo, si pone subito in prima linea nel cercare di fornire a tutti – anzi, specialmente ai più poveri – un’istruzione di base gratuita. Certo, essa aveva come finalità preponderante la formazione cristiana (o meglio cattolica) dei ragazzi, più che l’insegnamento di lettura e scrittura: l’accento batteva maggiormente sui principî fondamentali della fede, accompagnati da precettistica morale e comportamentale costantemente riproposta.

Pur nell'”aridità” dei numeri e delle tabelle, nel libro scorrono tanti nomi di maestri e, attenzione, maestre: l’autore tenta anche di seguire la biografia di qualcuno di loro che ha lasciato qualche traccia in più, ma sono – e non poteva essere altrimenti – poco più che abbozzi. Romanticamente, però, non si può fare a meno di pensare a loro con un pizzico di commozione e riconoscenza, immaginarli intenti a una missione senz’altro difficile e svolta in un gran numero di casi in condizioni disagevoli e sicuramente con scarse gratificazioni.

Interessante anche notare come l’accesso all’istruzione, quanto meno di base, fosse vivamente sentito come un’esigenza anche e soprattutto “dal basso”: le comunità, le famiglie, più che vedersi assegnato un maestro, lo chiedevano, lo pretendevano, se ne facevano carico anche, ne controllavano la serietà e la preparazione. Cinquecento anni fa, forse, si aveva maggior consapevolezza di cosa significhi avere una scuola primaria pubblica (nel senso di accessibile a tutti) e gratuita?

Angelo Turchini, Sotto l’occhio del padre. Società confessionale e istruzione primaria nello Stato di Milano, voto = 2/5
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