L’inquilino del terzo piano

Recensioni arretrate 4/5.

Torno alla narrativa dopo svariati saggi: mi serviva una pausa meno impegnativa. Regalo di Natale per mia madre, scelto accuratamente tra i libri che volevo leggere io, questo romanzo del 1964 del pittore e grafico surrealista Roland Topor (che non conoscevo, interessante la sua produzione artistica) è, appunto, abbastanza… surreale.

Parigi. Il giovane scapolo Trelkovsky, tranquillo e pacifico, va ad abitare in affitto in un appartamento la cui precedente inquilina è morta apparentemente suicida. Fin da subito, però, è oggetto delle attenzioni malevole e delle insidie dei vicini, vittima dei loro comportamenti aggressivi e inquietanti, quando non palesemente assurdi. Egli non avrebbe intenzione di dar fastidio a nessuno, eppure i suoi terribili condomini non accettano la sua esistenza e non fanno che rendergli la vita impossibile, cercando di piegarlo e di annientarlo. Sulle prime Trelkovsky, per amore del quieto vivere, subisce ogni imposizione e adatta il suo stile di vita e le sue abitudini alle pretese di costoro, infine però prova a ribellarsi.

Metafora di quanto sia difficile conservare la propria libertà/identità/indipendenza di pensiero in mezzo alla prevaricazione violenta, al conformismo, alla cattiveria gratuita? Lo credevo, e il libro, nella sua costruzione sottile di una tensione psicologica sempre più palpabile, stava filando via abbastanza bene, se non che a un certo punto prende una piega abbastanza strampalata e poco comprensibile, fino a un finale inaspettato ma che mi ha lasciato perplessa. Troppo all’avanguardia per me?

Dal romanzo il registra Roman Polanski ha tratto un film, il che è significativo viste le analogie col suo Rosemary’s Baby: il periodo (anni ’60) è lo stesso, l’ambientazione è sempre un grande condominio, il protagonista (qua è un uomo, là una donna) è sempre vittima di una crudele e inquietante persecuzione a opera dei suoi vicini (qui le motivazioni non emergono mai con chiarezza, si rimane prigionieri dell’assurdo, in Rosemary’s Baby si rivelano alla fine).

Roland Topor, L’inquilino del terzo piano (trad. Giovanni Gandini), voto = 3/5
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