La signorina Tecla Manzi

Ti interessa questo libro? Te lo vendo io! Vedi qui.

Recensioni arretrate 5/5.

Un’altra (parziale) delusione da imputare a D’Orrico, che esalta fino all’eccesso autori che poi non mi sembrano mai granché (ricordo una sola eccezione). Ormai da parecchio tempo nella mia libreria mi aspettava al varco questo libro, che in effetti partiva da uno spunto simpatico e originale: siamo nel settembre 1935 e nel sonnacchioso paesello di Bellano, sul lago di Como, l’arcigna zitella Tecla Manzi si rivolge ai carabinieri per denunciare la scomparsa del quadretto col Sacro Cuore di Gesù che era appeso in casa sua. Naturalmente, da questo avvio apparentemente insignificante si sviluppa una storia molto più complessa, che porta alla luce misteri ben più inquietanti legati a un episodio che ha scosso il paese tanti anni prima…

Trama che ci si poteva attendere non convenzionale e piacevolmente intrisa di un tono tra giallo e commediola leggera. Lo svolgimento invece è stato piuttosto deludente, soprattutto dal punto di vista dello stile. I capitoletti brevissimi, le frasi secche e gli a capo frequenti sono alquanto irritanti (se non altro perché sono espedienti abusati): sembra davvero di guardare una fiction televisiva e i suoi numerosi cambi di scena, gli avanti e indietro da un set all’altro. In qualche pagina, poi, il continuo andirivieni genera persino confusione su quale segmento della trama si stia seguendo al momento, tanto che si avrebbe la tentazione di leggersi in blocco tutti i capitoli dispari, poi quelli pari, per avere un quadro continuo e lineare di ciò che fa questo o quel personaggio, senza dover “staccare” ogni trenta secondi. Queste frequentissime interruzioni di capitolo, che spesso tentano anche di chiudersi su fiacchi cliffhanger, non hanno in effetti alcuna vera ragion d’essere se non quella di evitare all’autore l’improba fatica di raccordare fra loro le scene. Aggiungiamoci un certo tono “piacione” e continuamente colloquiale che alla lunga perdeva la sua carica di simpatia. Dal punto di vista della struttura giallistica, non sono ben chiari certi passaggi e c’è qualche incongruenza, come quando, nel racconto di un episodio del passato, riferito dal personaggio A, si passa all’improvviso al punto di vista del personaggio B, e non è chiaro se anche i pensieri di questi vengono riferiti, e in effetti come facesse A a conoscerli. Soprattutto, difetto grave, alla soluzione conclusiva si giunge in modo alquanto bislacco e forzato.

Il protagonista è il brigadiere sardo Mannu, delle cui pene d’amore non ci può importare di meno, e che invece ci vengono ricordate a ogni pie’ sospinto con una scelta di parole scarsamente variegata e con un’insistenza degna di miglior causa: d’altronde, è anche l’unica nota di caratterizzazione che si tenta di dare al personaggio, che altrimenti appare, al confronto con gli altri (la signorina Tecla Manzi, l’appuntato siciliano Misfatti, il giovane carabiniere Locatelli, tutti ben tratteggiati), totalmente anonimo e noioso. Sarebbe stato interessante vedere una maggiore interazione tra lui e la sua “spalla” Misfatti (tra i due si svolgono solo alcuni siparietti più o meno comici nella prima parte: perché invece non mostrarli costretti a superare la reciproca antipatia e a mettersi a lavorare al caso insieme?), ma invece le loro storie corrono per lo più in parallelo, e al dunque la sottotrama che vede protagonista Misfatti, che avrebbe potuto fornire spunti godibili, non approda proprio a nulla e viene lasciata cadere bruscamente.

La storia principale è comunque interessante: intrigante osservare come da un esordio da commediola all’italiana si scivoli gradualmente alla descrizione di un quadro familiare di cupa desolazione. Peccato per quegli inserti macchiettistici a volte scontati, a volte poco convinti, e quelle cavolatine alla “Don Matteo” che spuntano qua e là.

In sostanza, secondo me è un libro scritto male nel quale comunque è possibile apprezzare una certa abilità nel ricreare un paesaggio umano vivissimo e un’atmosfera antica: il sospetto è che su questa abilità Vitali ci stia costruendo un po’ tutti i suoi libri. Ne ho un altro da leggere, più recente, si intitola Almeno il cappello: so che nei suoi libri l’autore usa sempre l’ambientazione prediletta della Bellano degli anni Trenta, spero che non sia caduto anche lui nel “vizio” di riproporre la sua coppia di investigatori (ormai pare che i libri funzionino solo a serie, avuta un’idea buona è necessario riciclarla di continuo) e che nel frattempo il suo periodare si sia fatto più elaborato.

Andrea Vitali, La signorina Tecla Manzi, voto = 2,5/5
Per acquistarlo su amazon.it, ibs.it o libreriauniversitaria.it

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...