Gli Oscar del 2010 – Premiazioni

Sono stata poco rigida e ho ammesso vari ex aequo.

– Libro migliore del 2010

Decisione relativamente facile, e anche prevedibile se si sono lette le varie recensioni apparse in questi mesi sul blog, però alla fine non ho saputo chi preferire tra I Viceré di Federico De Roberto e Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, perciò vincono tutti e due!

      

– La sorpresa del 2010

Libro acquistato d’impulso, e prontamente letto, di un autore che non conoscevo affatto, e che si è rivelato una delle scelte più azzeccate dell’anno: La sposa dell’aria di Marco Albino Ferrari.

– Miglior classico

Escludiamo I Viceré che, avendo vinto il premio di più bello in assoluto, è fuori competizione. Suona un po’ bizzarro decidere se è “meglio” I fratelli Karamazov o Bel-ami o Il Maestro e Margherita… Ma tanto la serietà e l’autorevolezza di questo premio sono pari a zero, quindi lo faccio lo stesso. Anche qui un ex aequo, non ho saputo decidere fra Tess dei d’UrbervilleBel-ami; spiace aver scartato i Karamazov!

      

– Miglior opera di narrativa italiana contemporanea

Anche qui, escludiamo La sposa dell’aria, già premiato. Caso particolare: stando ai crudi voti, dovrei scegliere il bel Il piede nel letto, di Luca Ricci. Tuttavia, visto che Il cimitero di Praga, pur se a volte pesante e lontano dall’essere un nuovo Il nome della rosa, ha esercitato su di me una suggestione maggiore, che ancora non mi ha del tutto abbandonato, come solo i libri di una certa qualità sanno fare, vada per Umberto Eco.

– Miglior opera di narrativa straniera contemporanea

Chiaramente qui stravincerebbe a mani basse Il petalo cremisi e il bianco, pertanto, come sopra, non lo considero. Nessuno dei rimanenti si avvicina minimamente al suo livello, e tutto sommato danno l’idea di un’annata abbastanza grigia, per me, in questo settore. Alla fine scelgo Misery, di Stephen King, e sono la prima a esserne piuttosto stupita, ma devo riconoscere che è davvero bello. Menzione d’onore anche per Il libro di Ebenezer Le Page, e anche L’informazione non era male.

– Miglior opera di saggistica

Un altro ex aequo: decisamente non sono un tipo molto risoluto. Per l’argomento, la cura della confezione, la bellezza delle immagini, la completezza della trattazione, premio il bel Habemus papam. Le elezioni pontificie da s. Pietro a Benedetto XVI, ma anche un libro tanto a lungo inseguito e poi trovato più vicino di quanto pensassi come Il santo levriero è stato molto interessante e godibile e, anche se potrebbe sembrare strano dato il genere, emozionante.

      

– Il peggiore…

… o meglio, i peggiori. Anche per questi non bisogna fare un grande sforzo di fantasia, essendo anche abbastanza freschi nella memoria. Per la bruttezza, direi La monaca, per il senso di delusione e di disappunto che solo la pessima conclusione di una saga in precedenza molto amata può dare, Rex tremendae maiestatis. Certo che anche Ultimi vampiri è andato pericolosamente vicino a questo dubbio onore: si è salvato perché, a differenza che per il romanzo di Evangelisti, non vi riponevo alcun valore sentimentale.

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