Wagner

I mercatini possono riservare sorprese favolose: questo 5 di novembre passavo rapidamente in mezzo alle bancarelle della locale Fiera dei Morti, interessata unicamente a quelle che vendevano libri usati, e non vi so dire il moto di ilarità irrefrenabile che ho avuto nel vedere questo vecchio libretto, Wagner, di Charles Wood (con A.C.H. Smith), una biografia romanzata del compositore da cui poi è stato tratto lo sceneggiato TV del 1982 con Richard Burton (la copertina è un suo primo piano). Non sapevo affatto che alla base del film vi fosse un libro, e quindi ecco il perché della mia grande sorpresa, unito anche allo stupore di appurare che quel libro, dopo chissà quali vicende, era approdato in una bancarella di libri usati a Perugia. E il moto di ilarità non fu tanto per il libro in sé, quanto perché la visione dello sceneggiato in VHS in lingua originale è stato un momento divertentissimo per me e i miei fratelli, nonché una delle vette cui posso giungere nelle mie ossessioni (andare a recuperare su Amazon uno sceneggiato in inglese di più di vent’anni fa suddiviso in 4 videocassette…): tra l’altro proprio grazie ad esso venivano riunite assieme due delle mie passioni, Wagner e Burton. Non era un capolavoro, intendiamoci, nemmeno una porcheria, ma conteneva parecchie scene e battute memorabili che hanno fornito spunti per diversi scherzi (da “Open the door!” al mitico footie con Jessie Laussot…). Insomma, l’immediato acquisto del volumetto (3 euro…) ha risposto più a motivazioni di carattere sentimentale che di curiosità letteraria: non mi aspettavo il capolavoro, ma una lettura gradevole e divertente, forse persino gustosamente trash in alcuni punti.

Nel libro si ritrovano, come è ovvio visto che è appunto servito da base per la sceneggiatura del film, varie scene viste in TV, i dialoghi sono prevalentemente ricalcati su passi dell’autobiografia di Wagner o da stralci di lettere, insomma, per chi si sia già documentato sulla vita di Wagner non vi è nulla di particolarmente nuovo o sconvolgente, anzi, vi trova inevitabili semplificazioni e distorcimenti, ma nel complesso comunque temevo peggio, siamo ben lontani dai livelli di Fuoco magico di Bertita Harding (quello sì supertrash, un romanzo rosa con ben poche basi storiche), la scrittura non è male e non mi è dispiaciuto neppure che al narratore impersonale si alterni di tanto in tanto la voce in prima persona di Wagner stesso. Non capisco come mai, anche qui, si faccia partire la vicenda dal 1849: nel film era comprensibile, Richard Burton, a 57 anni, sarebbe stato ben poco credibile come Wagner giovane, ma nel libro che problema c’era? Così alcuni degli aneddoti più fantastici dell’infanzia e della giovinezza sono stati solo rapidamente rievocati invece che narrati per esteso: forse un romanzo sull’intera vita di Wagner, così densa e piena, avrebbe finito per essere fin troppo lungo.

Charles Wood con A.C.H. Smith, Wagner (trad. Tullio Dobner), voto = 3/5
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