Il piede nel letto

Luca Ricci è un autore che mi si è rivelato nel 2008 con il bellissimo La persecuzione del rigorista, che mi ha spinto ad acquistarne l’opera omnia, o quasi. Dopo Come scrivere un best seller in 57 giorni (2010), più cervellotico del precedente, riparto così dalle sue raccolte di racconti più “antiche”, Il piede nel letto (2005) e L’amore e altre forme d’odio (2006). In entrambe al centro dell’attenzione dello scrittore vi sono le molteplici sfumature del rapporto di coppia, colte, copio dalla quarta di copertina, con lo sguardo “distaccato dell’entomologo”, sezionate come con un “bisturi” e scrutate al “microscopio”. In questo Il piede nel letto, i racconti sono brevissimi, poche pagine, con protagonisti che non hanno mai nome e in genere si riducono a un Lui, una Lei, e poche figure di contorno. Le istantanee che l’autore sceglie di presentarci possono coglierli nei gesti consuetudinari di una giornata qualunque, gli stanchi riti delle cene tra amici, delle faccende di casa, della routine quotidiana, rassicurante e/o squallida, e vedono sfilarci davanti agli occhi coppie felici e armoniose o insoddisfatte e rancorose, fedeli o fedifraghe… In tutti i racconti, però, a un certo punto, irrompe improvvisamente l’inaspettato, la svolta imprevedibile, il dettaglio inquietante o assurdo, la rivelazione che getta una luce grottesca o sinistra su quanto abbiamo letto fino a quel momento, che ribalta la prospettiva, che l’abilità dell’autore ha però il merito di insinuare quasi come se fosse perfettamente “normale” in quel contesto, tanto che poi l’elemento bizzarro viene rapidamente assorbito tra la serie di informazioni banali e di esperienze comunissime elencate, solo che oramai niente è più lo stesso. Alcuni esempi sono Lui e Lei che fondano il loro matrimonio su un morboso “patto” di astinenza forzata nel racconto C’è, eccome, lo strano scambio di ruoli, in bilico tra realtà e fantasia, di moglie/amante in Complicazione, il rapporto di reciproca “dipendenza” artificiosamente costruito di Piccola certezza, il finale a sorpresa di L’eclissi, l’apparizione di Ultimi fuochi, l’ironia cocente di Ritorno di fiamma, o quella amara di Posti prenotati e Bambini, la perversione di Qualche sacrificio. Ne cito solo alcuni, ma quasi in tutti è costante la comparsa di un elemento destabilizzante, o che, meglio, sposta l’equilibrio della situazione su basi totalmente diverse e assurde, stranianti, “malate”.

Così come in La persecuzione del rigorista, rifulgono qua la perfidia e la bravura nell’indagine psicologica di Ricci, che riesce a farsi apprezzare pur nella brevità dei racconti, con sapienti ed eloquenti accenni più che con esplicite descrizioni, e identico è il senso di inquietudine e “malessere” che coglie il lettore, messo di fronte ai tanti sottintesi, inganni, alle autoillusioni, meschinità, delusioni, sottili perversioni che costellano le esistenze di questi personaggi, e forse, sotto sotto, anche la sua.

Luca Ricci, Il piede nel letto, voto = 4/5
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