Vissi d’amore

Primi contatti con la Tosca di Puccini: mi pare un CD di arie d’opera in cui vi era anche E lucevan le stelle cantata, meravigliosamente, da Plácido Domingo. E poi il DVD di una messa in scena al Met con la regia di Zeffirelli, peccato che non ricordi assolutamente il cast(*). Quel che ricordo, comunque, è che, già la romanza di Cavaradossi totalmente decontestualizzata, e quindi la visione dell’intera opera, mi fanno immancabilmente venire le lacrime agli occhi, sempre. In ogni caso non potevo dire di conoscere Tosca fino a che non ho acquistato la registrazione contenuta nell’uscita n. 5 della collana “La Grande Opera Lirica” del Corriere della Sera, con Maria Callas (Tosca), Giuseppe Di Stefano (Cavaradossi) e Tito Gobbi (Scarpia), il coro e l’orchestra della Scala, Victor De Sabata a dirigere, anno di grazia 1953. Ho saputo a posteriori che si tratta, per giudizio pressocché unanime, forse della migliore Tosca in assoluto, e non ne dubito: quest’estate ho avuto quindi un “periodo Tosca” per cui quasi ogni sera la riascoltavo, mentre capitava che portassi a spasso il cane ai giardini con le cuffiette dell’iPod nelle orecchie scandendo tragicamente “E avanti a lui tremava tutta Roma!”.

Del romanzo Vissi d’amore, di Paola Capriolo, venni a sapere grazie a una discussione lanciata da me nel gruppo per gli amanti della musica lirica di aNobii: chiesi se qualcuno conosceva romanzi ambientati nel mondo dell’opera, o ispirati ad essa. Da parte mia proponevo titoli pregevoli come Cry to Heaven, Il mistero della locanda Serny, Italiani all’opera, e schifezze atroci come Il sipario di giada; fra le opere che vennero suggerite c’era questa “rilettura della storia di Tosca dal punto di vista di Scarpia”… Straordinario colpo di fortuna, che ne venissi a conoscenza proprio quando ero nel pieno della fascinazione per quest’opera, e per questo personaggio in particolare, del quale Tito Gobbi era riuscito a farmi innamorare nella mia registrazione e di cui già ricanticchiavo sempre più spesso le sue “Tre sbirri, una carrozza”, o “Già, mi dicon venal” et cetera. Non è stato facile procurarsi il libro, poiché è del 1992 ed è da tempo fuori catalogo, ma fortunatamente su eBay ve ne era una copia in vendita.

L’autrice immagina che Scarpia tenesse una specie di diario… In realtà siamo in una specie di “universo parallelo” in cui, grosso modo, gli eventi narrati ricalcano la traccia dell’opera (o meglio, ne costituiscono una sorta di premessa), ma con alcune significative variazioni: la figura di Cavaradossi è praticamente scomparsa, ad Angelotti viene fatto un unico rapido cenno en passant, il quadro della Maddalena che ritrae le fattezze della marchesa Attavanti diventa qui un’immagine di Maria modellata sul volto di Tosca stessa… Soprattutto, però, al centro della scena ci sono le due figure di Scarpia e di Tosca, che finiscono per essere travolti da una passione reciproca dai risvolti oscuri, perversi, probabilmente sadomasochistica (la stanza delle torture in cui nell’opera viene interrogato Cavaradossi diventa qui il teatro dei loro giochi erotici, peraltro ancora più inquietanti perché mai descritti esplicitamente, la voce narrante di Scarpia vi accenna solo in termini alquanto arcani ed esoterici), che finirà per sfociare, ricollegandosi alla conclusione tragica a tutti nota, nell’omicidio-suicidio perpetrato da Tosca. Libro parecchio strano, perché l’autrice vi riporta le riflessioni inventate di Scarpia esponenti le sue particolari teorie teologiche o sull’amore, io (da brava sempliciotta poco portata alle elucubrazioni) avrei preferito trovarvi più azione, ma costantemente percorso da un’atmosfera, dapprima sotterranea e poi sempre più scoperta, parecchio stuzzicante di erotismo e ossessione. E chi ha ascoltato l’opera poteva anche divertirsi a rintracciare tutte le citazioni del libretto disseminate qua e là nel testo, sorridere all’apparizione fugacissima del simpatico personaggio del sacrestano, rilevare tutti gli “scarti” dalla vicenda canonica.

Paola Capriolo, Vissi d’amore, voto = 3/5

P.S. Su YouTube è possibile vedere tutto il secondo atto dell’opera così come andò in scena il 9 febbraio 1964 al Covent Garden di Londra; non è la mia versione della perfezione, ma i due mostri sacri, Callas e Gobbi, ci sono: completano il cast Renato Cioni nel ruolo di Cavaradossi, Dennis Wicks (Sciarrone), Robert Bowman (Spoletta), Edgar Boniface (un carceriere) e, ma non compaiono nei video perché presenti solo nel primo atto, Victor Godfrey (Angelotti) e Fernando Corena (il sacrestano). Dirige l’orchestra e il coro della Royal Opera House Carlo Felice Cillario.

“Tosca è un buon falco!”

“O galantuomo, come andò la caccia?”

“Ed or la verità”

“Più forte! Più forte!”

“Salvatelo!”

“Vissi d’arte”

“Ebbene?”

(*) P.P.S. Giovanni mi ricorda che si trattava della Tosca diretta da Giuseppe Sinopoli al MET, con Hildegard Behrens, Plácido Domingo e Cornell MacNeil, regia di Franco Zeffirelli.

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