La vita privata. Dal feudalesimo al Rinascimento

Che fatica! Devo dire la verità, mi aspettavo una lettura più piacevole, quando ho iniziato ad affrontare l’opera in quattro volumi La vita privata, a cura dei due insigni storici francesi Philippe Ariès e Georges Duby. E molte speranze riponevo in questo secondo volume, incentrato sui secoli del pieno Medioevo. Invece, si sono ripresentati alcuni dei difetti riscontrati nel precedente Dall’impero romano all’anno Mille: passaggi pressocché incomprensibili, punteggiatura un po’ così (ad alcuni sembrerà una minuzia, a me invece dà particolarmente fastidio), in più traduzioni poco precise (perché lasciare in francese nomi come “Alphonse de Castille” o “Orderic Vitale” quando abbiamo Alfonso di Castiglia e Orderico Vitale entrati perfettamente e da tempo in uso?), errori vari (“Christiane Glabisch” al posto di Christiane Klapisch-Zuber, storica).

Sicuramente il maggiore ostacolo al pieno apprezzamento del testo è stata però la sua eccessiva oscurità in molti capitoli: parlo di quelli iniziali a firma di Georges Duby e soprattutto di tutto il lungo excursus sulla letteratura cortese di Danielle Régnier-Bohler. Contenevano osservazioni magari anche interessanti, ma, a forza di capire il senso di una riga ogni dieci, il lettore si stanca e finisce per scorrere le pagine velocemente e con poca concentrazione (tanto è inutile: anche rileggendole più volte è difficile capire cosa intenda dire l’autore/l’autrice in frasi come “La tradizione allegorica, ed in particolare il Roman de la Rose, utilizza riccamente l’io che — continuando a dire «io» — intraprende talvolta la più pericolosa delle ricerche, quella in cui lo spazio mentale è legato a uno spazio percorso ed alla sovrapposizione di due temporalità, quella del sonno (la vera) e quella di una coscienza ben sveglia (ma immaginaria)”. E va avanti sempre così). Altre volte si ha l’impressione che il collegamento con il tema centrale “vita privata” si faccia molto labile, e l’autore del contributo non abbia voluto rinunciare a trattare di temi che gli sono più familiari, più congeniali, più noti.

Se non altro, accanto a una prevedibile preponderanza dell’area francese quale oggetto di studio, l’Italia (ma più precisamente la Toscana) non viene trascurata, anzi, è oggetto di un capitolo a sé, scritto da Charles de La Roncière: peccato però che le notizie sulla vita privata dei notabili toscani del XIV-XV secolo da lui presentate siano un po’… non voglio dire “banalotte”, che rischia di suonare poco rispettoso, ma già sentite, sicuramente trattate in modo molto frettoloso e compendioso: è anche vero che il poco spazio non consentiva nulla più che una sintesi di studi già fatti, e che quest’opera è ormai datata (anni ’80), probabile che mi sembri poco originale perché, dopo di essa, si sono moltiplicati i contributi in un campo in cui all’epoca si poteva definire pioneristica.

Molto meglio, invece, le parti che, prendendo spunto spesso dai ritrovamenti archeologici, tentano una ricostruzione delle dimore private medievali, di Dominique Barthélemy e Philippe Contamine, e questo apprezzamento non è così scontato da parte mia, che generalmente poco mi interesso di archeologia, preferendo gli apporti delle fonti scritte: eppure, un po’ di sana concretezza, dopo i fumi e le elucubrazioni letterario-filosofiche della Régnier-Bohler, non può che far piacere! Bello anche l’ultimo contributo, di Philippe Braunstein, in cui finalmente entra nel campo visivo dello storico anche l’area tedesca, e in cui vengono proposte interessanti letture iconografiche di dipinti, soprattutto italiani e fiamminghi, anche molto famosi. In effetti, in questo volume, sono più stringenti e motivati e facilmente tracciabili, rispetto a quanto avveniva nel primo, i riferimenti al corredo di immagini che l’abbelliscono.

La vita privata, a cura di P. Ariès e G. Duby, vol. II: Dal feudalesimo al Rinascimento, voto = 3/5
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