Il mistero della locanda Serny

Ambivalente il giudizio su questo romanzo di Marco Fabio Apolloni, Il mistero della locanda Serny, giudicato in modo molto lusinghiero in una recensione ma che ha dovuto aspettare un bel po’ di anni (è uscito nel 2003) prima che mi decidessi, abbastanza inaspettatamente, a prenderlo in prestito in biblioteca.

Ambientato a Roma nel 1839 in clima di Restaurazione e congiure carbonare, si svolge prevalentemente all’interno della locanda Serny, dove si incrociano, in modo apparentemente casuale (ma in realtà non è affatto una coincidenza), quattro personaggi, di cui due vengono identificati quasi subito (si tratta dell’illusionista Bartolomeo Bosco e della cantante Giuditta Grisi), mentre gli altri, un diplomatico francese e un letterato russo, rimangono senza nome fino alla rivelazione finale, e quindi non li starò a dire io ora (sono riuscita, un po’ a intuito, a indovinare chi fosse il francese, mentre col russo mi sono dovuta arrendere).

Giudizio ambivalente, dicevo. Prima i pregi. La ricostruzione degli ambienti e del linguaggio è praticamente perfetta: dialoghi cesellati con un’eleganza unica e informazioni storiche che vengono trasmesse senza pesantezza, pedanteria, senza far capire che sono messe là per far vedere che l’autore “ha studiato”. All’inizio non è facilissimo farsi coinvolgere nella storia, ma poi, con un po’ di pazienza, la prima parte del romanzo ripaga ampiamente della fatica: è un caleidoscopio di storie, racconti e invenzioni, che virano sul gotico, narrate a turno dai vari personaggi, che dimostrano un grande estro inventivo dell’autore e una grande capacità mimetica nel fingersi autenticamente “antiche”, che si intersecano meravigliosamente tra loro e riaffiorano, nel corso della narrazione, in modi inaspettati. C’è anche una godibilissima digressione ambientata nel mondo dell’opera dell’Ottocento, tra cantanti, impresari, rivalità e gelosie. Bellissima anche la storia ambientata nel Seicento, tra leggende agiografiche apocrife, potenti cardinali della famiglia Barberini, miracoli e fantasmi.

Peccato però che il piacere della lettura sia in qualche modo “rovinato” col prosieguo del libro. Intanto, bisogna dire che tutto il romanzo è costruito sulle voci, sui discorsi diretti e sui pensieri dei quattro protagonisti: questo vuol dire che manca totalmente la figura del narratore. Questo è simpatico per pochi capitoli, diventa estremamente stancante se la cosa si protrae per 281 pagine. Ma, poi, l’autore esagera nel mettere in bocca ai suoi eroi “profezie” sulla storia europea di là da venire, fino al delirio finale che non posso rivelare. Inoltre, tra spionaggio internazionale, congiure, doppi giochi, manovre finanziarie, il problema vero è che la soluzione del “mistero” mi è riuscita pressocché incomprensibile, e quindi, visto che non ci capivo nulla, è stata una pena trascinarmi per le ultime, irritanti, pagine. Peccato.

Marco Fabio Apolloni, Il mistero della locanda Serny, voto = 3/5*
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

* Voto aumentato da 2,5 a 3: vedere qui perché (il post scriptum)

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