Le piazze del sapere

“Maggio, il mese del saggio”. Ah ah. Mi concentrerò ora su questo genere ultimamente un po’ trascurato.

Ho iniziato con un libro di cui si era parlato nel corso di un incontro di formazione, Le piazze del sapere di Antonella Agnoli. Partendo dal presupposto che le biblioteche sono, un po’ ovunque ma specialmente in Italia, poco frequentate e soprattutto percepite come qualcosa di superato, antico, polveroso e ormai, con l’avvento di Internet, sostanzialmente inutile (che si tratti di una percezione più che della realtà l’autrice lo ripete più volte: in effetti, ella riconosce che da tempo le biblioteche, la maggior parte almeno, offrono assai più servizi oltre ai classici consultazione e prestito di libri, ma è l’immagine che ne hanno i cittadini a essere rimasta indietro e su cui, secondo lei, bisogna agire, e infatti quasi tutto il libro parla essenzialmente di questo), si cerca qui quali potrebbero essere i metodi, gli accorgimenti da adottare per aprirsi di più al pubblico, in primo luogo a chi in biblioteca finora non ha mai avuto intenzione di venire, per farne un posto in cui non solo si possa leggere, ascoltare musica, sfogliare il giornale, ma prima di tutto incontrarsi e “stare bene”, come in una piazza, da cui il titolo.

Nel perseguire questo obiettivo non si deve esitare, secondo Agnoli, a sfruttare le tecniche del marketing e della pubblicità, a immergersi nelle logiche del mercato che ormai, ci piaccia o no, sono quelle dominanti. Ed è questa tesi che può urtare, forse, la sensibilità del lettore, almeno a me un po’ è successo, come se il tentativo di uscire, di raggiungere quanti più possibile debba farsi necessariamente sacrificando anche le ultime “isole” rimaste per lo più immuni dall’atmosfera di “spot  infinito” che ci circonda che sono le biblioteche. D’altra parte, riconosco nel ragionamento dell’autrice un fondamento: per parlare a persone che, soprattutto se vi sono cresciute dentro, non intendono altro che il linguaggio della pubblicità, è necessario usare proprio quel codice per farsi ascoltare, senza rinunciare in nulla ai valori fondanti che la biblioteca rappresenta, e cioè la gratuità, il bene pubblico, l’accoglienza, la funzione socializzatrice e formativa, ma senza neppure arroccarsi in un isolamento cocciuto ma ormai sterile e controproducente.

E quindi l’autrice è prodiga di consigli per il restyling, non solo e non tanto delle strutture materiali, quanto soprattutto delle forme mentali di chi in biblioteca lavora, di chi le dirige e di chi le frequenta. Un pregio del libro è che le idee vengono poi calate nella realtà concreta e illustrate con numerosi esempi (bello anche l’apparato iconografico con fotografie di biblioteche di tutto il mondo), tratti anche dall’esperienza lavorativa dell’autrice, e tuttavia non presentati come modelli assoluti e univoci, poiché ogni progetto di biblioteca va pensato, preparato e studiato appositamente per il contesto specifico in cui sarà realizzato, per le persone che poi la dovranno vivere.

Fatti i complimenti al libro, bisogna dire, cosa che è invero sottolineata anche nel testo stesso, che i concetti espressi valgono principalmente per le biblioteche di pubblica lettura, più che per quelle di conservazione. La realtà in cui mi trovo momentaneamente ad operare fa proprio parte di quest’ultimo gruppo, e aggiungo anche per mia fortuna. Per come sono fatta io, infatti, non mi dispiace se attorno alla biblioteca, al libro, permane un’aura non dirò “sacrale”, ma che comunque rende percettibile la sensazione che entrandovi ci si immerge in una dimensione diversa, più complessa e, perché non dirlo francamente, perché aver paura delle parole, più “elevata” in confronto al frastuono quotidiano. Sarà anche perché sono abituata a frequentarle sin da piccolissima, ma in tutta sincerità non comprendo i timori e la repulsione di chi non entra mai in biblioteca, e allora gli sforzi per raggiungere nuovi “clienti” li sento estranei al mio modo di vivere la lettura. Ma, ripeto, ciò è legato ai miei gusti personali e non sminuisce il valore e la potenziale efficacia delle tesi sostenute dall’Agnoli, nonché la passione e il senso civico con cui le esprime.

Antonella Agnoli, Le piazze del sapere, voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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