La Cina rivelata

Questo primo esperimento del mese di letture “a tema” (marzo era dedicato ai libri di grande formato illustrati) si è rivelato un mezzo fallimento, solo tre titoli letti finora, al massimo potranno essere 4 se mi sbrigo. Ci è voluto più tempo del previsto, infatti, per finire questo La Cina rivelata, di Gianni Guadalupi, ho arrancato un po’, anche se non è stata una lettura sgradevole, anzi.

Lessi una recensione di quest’opera nella rivista “Medioevo” nel 2003 (anno di uscita del libro), e poiché costava una discreta somma mi ci giocai tutto lo sconto accumulato a fine anno sulla tessera della Libreria Grande: da allora ha aspettato pazientemente il suo turno sullo scaffale. Questo per dare l’idea della quantità sempre crescente di libri da leggere che ho accumulato negli anni.

Corredato da splendide illustrazioni e fotografie e per una volta redatto con cura (cosa che ho scoperto essere abbastanza rara per questo tipo di libri, sovente preziosi dal punto di vista dell’apparato iconografico ma pieni di errori e refusi), l’opera traccia una storia dei rapporti, degli incontri e degli scontri fra il mondo occidentale e il Celeste Impero cinese: oltre a essere utile per imparare un po’ di storia extraeuropea che generalmente ignoriamo o quasi nella nostra formazione scolastica, è interessante perché la prospettiva non è solo quella occidentale, che pure prevale, ma anche quella cinese. Ai viaggi e alle esperienze di Marco Polo e Matteo Ricci, per citare forse i più famosi, si affiancano quelli di esploratori e scrittori cinesi a me sinceramente finora sconosciuti che visitano le altrettanto esotiche, per loro, terre dell’Inghilterra, della Francia e dell’Olanda (gustoso questo passo a p. 233, che si riferisce a un viaggiatore della seconda metà del XIX secolo: “È Liu Xihong, nella conclusione delle sue Memorie della missione in Inghilterra, a esprimere quello che sembra il giudizio pressoché unanime di questi inviati del Celeste Impero dopo il loro istruttivo Grand Tour d’Occidente: bisogna riconoscere che questi Diavoli Bianchi non sono del tutto barbari. Però nel loro paese va tutto alla rovescia: ‘In politica, la struttura va dal popolo verso il sovrano. Le norme che regolano la famiglia onorano la moglie e danno scarsa importanza al marito. Si dà rilievo alla nascita di bambine e scarsa importanza alla nascita di bambini; ai ricevimenti il padrone di casa riceve più onori degli ospiti. La scrittura va da sinistra a destra. I libri cominciano dall’ultima pagina e finiscono in copertina. Ai pasti prima mangiano e poi bevono. Il fatto è che il loro paese è situato sotto il centro della Terra, e su di esso è sospeso il Cielo dalla parte inferiore del pianeta, per questo i loro costumi e istituzioni sono tutti sottosopra. Anche il giorno e la notte sono invertiti: in Inghilterra il tempo è indietro di otto ore rispetto alla Cina. Quando qui è sera, in Cina è mezzogiorno e alla loro alba corrisponde da noi la sera. Spesso gli inglesi lavorano sodo di notte e riposano di giorno. Non sarà che qui il principio yang sia attivo di notte?'”).

Mentre da parte cinese l’atteggiamento di divertito disprezzo/indifferenza nei confronti dei barbari occidentali cambia tutto sommato ben poco nel tempo (solo alla fine dell’impero, quando ormai i rapporti di forza si saranno radicalmente invertiti, subentrano l’odio e la paura), è interessante, e anche un po’ inquietante (e ben sottolineato nel testo), constatare il mutamento di atteggiamento da parte europea (e americana), che in fin dei conti si compie in modo piuttosto rapido: per tutto il Medioevo e poi fino a tutto il XVIII secolo, la Cina è vista come terra di inestimabili ricchezze, di sovrani potentissimi, coltissimi e saggi, di civiltà dai gusti raffinatissimi ed evolutissime, e perciò accostata con profondo rispetto e venerazione (basti pensare al modo in cui i missionari gesuiti si sforzarono di studiare lingua e cultura di quel popolo e di adattare ad esse il messaggio cristiano, piuttosto che imporre la conversione, venendone peraltro ripagati dalla corte cinese con eguale stima), se non anche con un pizzico di senso di inferiorità. Nel XIX secolo, piuttosto bruscamente, tutto cambia: la Cina diventa vera e propria terra di conquista, prima commerciale, poi politico-territoriale, e mentre prima era l’uomo bianco a fare la figura del nano nel confronto, ora è quest’ultimo a mostrare disprezzo per un impero ormai indebolito, sclerotizzato, in piena decadenza e incapace di difendersi da attacchi che continuano a piovergli addosso da ogni parte. Dicevo inquietante perché scorrendo le pagine si aveva l’impressione di assistere a un’esplosione di aggressività e violenza che giacevano latenti, che nel giro di un centinaio d’anni o giù di lì hanno fatto a pezzi un impero millenario.

Gianni Guadalupi, La Cina rivelata, voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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