Pulce non c’è

Anche questo libro è stato acquistato dopo averne letto non una, ma addirittura due recensioni molto positive sul Corriere della Sera: la prima riferiva anche dell’intervista alla giovane autrice (classe 1986) nel corso del programma L’era glaciale di Daria Bignardi, mentre qui è il link alla seconda.

La storia, incredibile e tragicamente vera, è questa: una bambina di nove anni, Margherita, chiamata affettuosamente Pulce, autistica, viene senza neanche uno straccio di spiegazione sottratta alla famiglia dai servizi sociali, viene messa in una comunità, la madre e la sorella maggiore possono vederla solo per un’ora alla settimana, il padre invece deve starne lontano. Devono passare addirittura alcuni giorni perché l’uomo venga finalmente informato sull’accusa che grava su di lui: la bambina, che comunica attraverso un computer (si chiama Comunicazione Facilitata), avrebbe detto alle maestre di essere stata violentata dal genitore.

È tutto falso: l’errore che ha dato origine a quest’incubo sta nella particolare tecnica che la bambina usa per comunicare, tramite la tastiera di un computer; la famiglia di Pulce sa bene che solo una parte di quello che la piccola scrive proviene effettivamente da lei, in realtà, spesso, la persona che le sta accanto, che le sorregge il polso sulla tastiera, in qualche modo, la “costringe” a dire che quel che vuole sentire, quel che si immagina, quel che si aspetta. Non è che sia chiarissimo come questo avvenga, nel libro è spiegato ma, per il particolare stile di scrittura, di cui dirò più avanti, non l’ho capito granché: insomma, la bambina ha scritto sì che il papà le ha fatto del male, ma rispondendo a degli stimoli che inconsapevolmente la stessa maestra cui ha fatto questa rivelazione le stava mandando. È un rischio, quello dell’inattendibilità della Comunicazione Facilitata, di cui non solo la famiglia della bambina è perfettamente consapevole, ma che è ampiamente contemplato dalla letteratura scientifica, tanto è vero che le affermazioni ricavate in questo modo non dovrebbero mai essere portate come prove in procedimenti penali. Questo avvertimento, nel caso della famiglia Camurati, viene bellamente ignorato, sembra che tutti gli esperti, psicologi, maestre, assistenti sociali, avvocati, eccetera, non ne siano affatto a conoscenza.

Un’altra cosa che non è chiarissima dalla lettura del libro è quanto sia durato questo strazio per la famiglia: passa Natale, poi si parla di vacanze estive, quindi devono essere stati un bel po’ di mesi. Non so immaginarmi cosa abbia significato stare tutto questo tempo lontano dalla propria figlia e dalla propria sorella, sapendo di essere perfettamente innocente. L’assurdo è che, anche dopo che tutte le accuse vengono dimostrate infondate, i genitori di Pulce devono ulteriormente aspettare prima di essere dichiarati finalmente “idonei” ad occuparsi di lei! A parte questo macroscopico caso di abuso e malfunzionamento delle strutture dei servizi sociali, imperdonabile ma che si spera che rimanga isolato, il libro lancia una serie di interrogativi inquietanti sulla nostra tendenza attuale alla “caccia al mostro” e a dichiarare tutti “colpevoli fino a prova contraria”.

Tutta la storia è vista attraverso lo sguardo della sorella maggiore di Pulce, Giovanna, di 13 anni, che altri non è che l’autrice stessa, Gaia Rayneri. Questo punto di vista fantasioso, ingenuo, spesso bizzarro è, secondo i recensori, uno dei punti di forza dell’opera: il rischio era, altrimenti, che, nel raccontare una storia simile, si esagerasse col melodramma, o ci si lasciasse trascinare dalla rabbia e dall’indignazione. Invece così la storia mantiene un tono lieve, delicato, ironico. Questo, secondo me, è vero in alcune arti, in cui la scelta di un punto di vista stralunato e infantile (d’altra parte, poteva fare altro l’autrice? Non ha inventato nulla, è proprio così che ha vissuto i fatti, all’epoca) porta ad esiti commoventi ed efficacissimi. In altri punti, però, è piuttosto pesante, con l’uso della punteggiatura un po’ particolare, l’italiano non sempre corretto, l’inserimento di particolari fantastici.

Gaia Rayneri, Pulce non c’è, voto = 3,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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