Pulp

È questo il libro che vede come protagonista colui che, secondo gli affidabilissimi test di Facebook (!), sarebbe il mio alter ego letterario: il detective privato Nick Belane. Eccola qua la descrizione del mio profilo:

Oddio, ce ne sarebbe… Innanzitutto hai un grande problema con l’alcool, forse non lo sai. Tendi a lasciare che le cose succedano senza impegnartici troppo, e quando ti ci impegni, porca vacca sbagli. A volte hai l’illuminazione, ma troppo tardi. Vorresti una donna/un uomo, ma non hai voglia di starti a smuovere, a meno che questo non porti ad un bel guadagno. Rivediamoci un po’, eh? (In fondo, però, sei un gran personaggio.)

Anche per farsi due risate, mi sono riproposta di leggere questo libro; l’ho ordinato su IBS approfittando di uno sconto, poi ho visto che la biblioteca lo possedeva e l’ho quindi preso in prestito, mentre lo leggevo ho deciso di non acquistarlo più, ma ormai era troppo tardi per cancellare l’articolo dell’ordine quindi oramai me lo becco, volente o nolente.
Non avevo mai letto nulla di Bukowski fino ad ora, è solo un nome che risuona nell’immaginario e ti evoca l’idea dello scrittore ubriacone e border line di un’America degli anni ’50-’70 o giù di lì, la stessa immagine stereotipata ritorna se mi nominano ad esempio Hunter S. Thompson, William S. Burroughs e… boh. Mi sono stupita quindi nel constatare che Pulp è stato scritto nel 1994 (uno degli ultimi libri di Bukowski, visto che questo è anche l’anno della sua morte).

Il “romanzo” non va preso sul serio perché è una parodia, a tratti affettuosa, del genere hard boiled, con l’investigatore privato cinico e sconfitto dalla vita e che ne ha viste di ogni, le pupe mozzafiato, i bar sordidi e squallidi, l’alcol che scorre a fiumi: difatti i casi che piovono addosso a Belane (l’io narrante della storia), “il più dritto detective di Los Angeles”, sono uno più strampalato dell’altro, da un’avanguardia di alieni mascherati che tenta di invadere la Terra alla ricerca di un misterioso “Passero Rosso”, fino alla “Signora Morte” che chiede al Nostro di scoprire se Céline sia ancora vivo oppure no.
In mezzo a situazioni assurde o volutamente ipercaricate, a rapidissimi e secchi botta e risposta, alcuni effettivamente spassosi (in altri il traduttore si sarà pure impegnato ma probabilmente l’originale aveva tutt’altra efficacia) e tutti giocati su chi la spara più grossa (tipica dei polizieschi, no?, la sfilza di one liner e battute memorabili), Bukowski inserisce la sua personale visione pessimistica e nichilista della vita e del mondo, popolato da un’umanità squallida e abbrutita, che sostanzialmente potrebbe benissimo risparmiarsi di sbattersi tanto, visto che ad attendere tutti, nessuno escluso, c’è solo e unicamente la morte: basti pensare al fatto che assidua compagna del nostro detective è la Signora Morte, per la quale Belane prova una forte attrazione.

Ecco alcuni brani-chiave:

Erano press’a poco le 3 del pomeriggio. Mi sedetti su uno sgabello. Arrivò il barista. Un tipo dall’aspetto solitario. Non aveva palpebre. Sulle unghie aveva dipinte delle crocette verdi. Qualche specie di svitato. Non c’era modo di evitarli. La maggior parte della gente era matta. E la parte che non era matta era arrabbiata. E la parte che non era né matta né arrabbiata era semplicemente stupida. Non avevo nessuna possibilità. Non avevo scelta. Solo tener duro e aspettare la fine. (p. 130)

Jeannie mi diede una gomitata e sussurrò: “Belane, devo parlarti…”
Misi qualche banconota sul banco. Poi guardai la signora Morte.
“Spero che non ti arrabbierai, ma…”
“Ho capito, ciccione, devi parlare da solo con la signora. Perché dovrei arrabbiarmi? Non sono innamorata di te.”
“Ma mi stai sempre intorno, a quanto pare, signora.”
“Sto intorno a tutti, Nick, è solo che tu sei più cosciente della mia presenza.”
“Sì. Sì.” (pp. 132-133)

Ed eccomi di nuovo in ufficio, il giorno dopo. Mi sentivo insoddisfatto e, francamente, piuttosto di merda sotto tutti gli aspetti. Non arrivavo da nessuna parte, e neanche il resto del mondo, per quello. Stavamo tutti in giro in attesa di morire e nel frattempo facevamo alcune cosette per riempire lo spazio. Certuni non facevano neanche le cosette. (p. 156)

Ho scelto quelli che mi son rimasti più impressi, ma sono veramente così tante le frasi di questo genere che pare quasi una posa. Il libro non è male, comunque: ormai l’ho acquistato, non posso dire che mi sono sbagliata.

Charles Bukowski, Pulp. Una storia del XX secolo (trad. Luigi Schenoni), voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

Lascia un commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa nordamericana

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...