L’informazione

Un’incursione nella letteratura “alta”, in questo caso andata sostanzialmente a buon fine. Un romanzo sull’invidia, e quindi era più che giusto che lo leggessi, cosa che ho iniziato a fare di impulso poco dopo aver saputo della sua esistenza, anche se non ricordo come ciò sia avvenuto (aNobii?).
Richard Tull e Gwyn Barry sono due scrittori, amici di lunga data, arrivati entrambi alla soglia dei 40 anni: il primo è più talentuoso, più intelligente, più brillante. Solo che la sua carriera, dopo un inizio più che promettente, è un completo fallimento, e lui cerca di mantenere la famiglia scrivendo recensioni per una minuscola e sconosciuta rivista, mentre il secondo, infinitamente più banale e mediocre, sta avendo un successo strepitoso con due romanzi che Richard giudica insulsi e scritti oscenamente male, è ormai un idolo e un “maestro di pensiero”.
Il tarlo fisso di Richard diventa quindi tramare nell’ombra per rovinare il suo amico, attuando una serie di meschine vendette (dall’assoldare una squadra di picchiatori a cercare di screditarlo con una serie di calunnie di fronte ai giurati di un concorso letterario, dal tentare di insidiargli la moglie a costruire ad arte la “prova” che il suo romanzo Amelior sia in realtà un plagio). Naturalmente nessuno di questi piani avrà il minimo successo, e anzi Richard si avvierà sempre più a grandi passi verso una punizione esemplare, mentre avrà già detto addio a tutti i suoi sogni di scrittore.
Tutto il libro ha naturalmente toni molto grotteschi ed è anche una satira del mondo dell’editoria e della critica letteraria britannica, è scritto con uno stile ironico, velenosissimo e perfidissimo e, quando non è, appunto, troppo “alto” per me, non si lancia in riflessioni filosofiche o cosmologiche (le pagine che, in definitiva, sarebbero maggiormente degne di nota per lettori meno superficiali di me!), è molto divertente e caustico. Verso la fine c’è un interessante, inaspettato e riuscito cambio di prospettiva (fino a quel momento abbiamo sempre più o meno visto la storia dal punto di vista di Richard, ora improvvisamente l’autore ci presenta meglio il suo coprotagonista, Gwyn, che ci è sempre stato descritto come un tipo abbastanza ottuso, mentre umanamente non è affatto migliore del suo patetico e infido amico) e sono molto realistici e godibili i quadretti che descrivono il rapporto fra Richard e i suoi due figli gemelli, Marius e Marco. Insomma, che Martin Amis sia uno scrittore di tutto rispetto non penso di averlo scoperto io.

Ciò nonostante penso che il lettore ideale di questo libro sia un uomo, magari vicino anch’egli alla fatidica e convenzionale “crisi di mezza età”: l’universo femminile (la moglie di Richard, la moglie di Gwyn) viene trattato sempre con un senso di mistero, come se all’autore non fosse poi completamente comprensibile. Molti sentimenti, molte riflessioni, molte considerazioni amare, ironiche e/o affettuose potrebbero essere apprezzate a pieno da chi le ha vissute o le vive.
Altri punti deboli del romanzo sono le scelte a volte infelici del traduttore quando si è trovato nella situazione oggettivamente difficile di dover rendere alcune espressioni dello slang britannico o londinese o che so io (“scapeggiare qualcuno” sarà forse l’equivalente di to boss around?) e la quantità incredibile (per il prestigio e la serietà della casa editrice e della collana: Einaudi, i Supercoralli) di refusi (c’è persino un “spiagggia“!!!), che spero saranno stati individuati e corretti nelle edizioni successive (la copia della biblioteca che ho preso io risale al 1996).

Martin Amis, L’informazione (trad. Gaspare Bona), voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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