Collodoro

Bah. Libro comprato solo perché sennò Il circolo/Club degli Editori/Mondolibri etc. te ne manda un altro, solitamente peggiore, a forza.
Si tratta dell’esordio di Niffoi, scritto non so quando e poi ristampato dal suo editore Adelphi nel 2008.
Libro scritto molto bene ma “pesante”: non tanto per il continuo uso della lingua sarda inframmezzata a quella italiana (alcune frasi sono incomprensibili, c’è un “glossario minimo” alla fine ma è talmente minimo da essere inutile; tuttavia, inserite nel contesto alla fine si capiscono, o nel peggiore dei casi si saltano), quanto perché non è una lettura rilassante, ma estremamente faticosa. Metafore e similitudini a cascata (a caso: “I grilli oscillavano sui cardi, aggomitolati come pellegrini in attesa dell’apocalisse”, “le nuvole correvano in cielo bianche e grasse come titte di capra da latte”): belle e poetiche all’inizio, dopo 250 pagine o giù di lì in cui si accumulano costantemente non ne puoi più di questo linguaggio così “pregno”, e non vedi l’ora di una semplice, riposante frase minima soggetto+predicato+complemento e stop.
Il risvolto di copertina informa che il romanzo ha per protagonista Antoni Sarmentu che, recatosi un giorno a pregare al santuario della Madonna di Gonare, viene colpito da un fulmine che gli lascia una lunga cicatrice sul collo (da qui il soprannome “Collodoro”) e da quel giorno è in grado di vedere attraverso le anime degli altri e scrutarne i peccati, specialmente quelli dell’antagonista principale, il giovane prete don Basiliu, un campione di nefandezze e scelleratezze. Interessante, peccato che questo avvenga a pagina 15 e, per le successive 250 pagine, non se ne parli più o quasi. Invece, c’è un affollarsi di personaggi, di ciascuno viene raccontata la storia e la vita fatta di miserie e lavoro e dignità, dai due protagonisti via via agli altri abitanti del paesino di Oropische (paesino inventato). Così come per il linguaggio: tutto bello e affascinante, ma alla lunga dà un effetto saturazione che non ne puoi più.
Il genere è chiaramente quello della favola: i semplici barbaricini tutti buoni e innocenti, i ricchi e i potenti (la storia ruota attorno al progetto di costruire una discarica per rifiuti tossici nelle vicinanze del paese, cui gli abitanti si ribellano con forza, fino al bagno di sangue finale) tutti avidi, malvagi e demoniaci; nella storia intervengono attivamente anche potenze sovrannaturali come Dio, il diavolo, la Madonna di Gonare, idoli antichissimi delle popolazioni sarde, gli angeli, gli stessi morti tornano in vita, tutte cose che vengono accettate con assoluta normalità dagli abitanti, a significare il loro legame con queste forze primigenie.
Troppo, troppo, troppo di tutto, e alla fine stanca. Gli ultimi capitoli li ho letti molto velocemente.

Salvatore Niffoi, Collodoro, voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

1 Commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

Una risposta a “Collodoro

  1. Sono sarda e talvolta -spesso- o difficoltà a tradurre i termini ‘niffoiani’!

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