Cry to Heaven

This review is in Italian: if you wish to read an (automatic and, therefore, maybe poor) English translation of it, follow this link: Google Translate

Il mio interesse e la mia curiosità per la triste, inquietante e per certi versi strabiliante storia dei castrati nel mondo dell’opera risalgono, se ricordo bene, al lontano 1994, quando uscì il film biografico Farinelli – Voce regina, che non vidi ma che per la prima volta mi fece conoscere, sia pure molto di sfuggita, il fenomeno.
In questi ultimi anni in cui mi sono più avvicinata alla musica classica e all’opera lirica, ho letto qualcosa per informarmi meglio, e la crescente fascinazione per l’argomento mi ha portato anche ad ampliare e tradurre la voce per la Wikipedia in lingua italiana, che è tuttora uno dei miei contributi preferiti e meglio riusciti. Ed è proprio ampliando la voce traendo le notizie dalla Wikipedia in lingua inglese che sono venuta a conoscenza del romanzo Cry to Heaven di Anne Rice, che in italiano è stato tradotto Un grido fino al cielo.
Anne Rice è stata una delle scrittrici preferite della mia adolescenza, quando ho letto e riletto i primi tre volumi delle Cronache dei Vampiri, ovvero Intervista col vampiro, Scelti dalle tenebre e La regina dei dannati: finito quest’ultimo, però, sono rimasta delusissima a sapere che vi erano ancora altre puntate, per me La regina dei dannati era la conclusione perfetta, e mi sono rifiutata di andare avanti (mai letti Il vampiro Armand, Memnoch il diavolo, Pandora, etc. etc.). Nel frattempo c’era anche stato un episodio increscioso, ovverosia che, presa dall’entusiasmo per la Rice, avevo acquistato il primo della serie delle streghe Mayfair, L’ora delle streghe, l’avevo iniziato e, inaudito, l’ho interrotto dopo credo 100 pagine, cosa assolutamente inusuale per me, che finisco anche i libri che mi fanno letteralmente schifo, perché era una cosa assolutamente illeggibile, incomprensibile e orrenda a dir poco. Da tutto ciò, quindi, una crescente diffidenza per l’autrice, anche se non rinnegavo il giudizio positivo sui primi tre libri, che ancora oggi ricordo con piacere.
Insomma, così stavano le cose quando ho saputo dell’esistenza di questo libro, che quindi mi incuriosiva (da tempo ero giunta a pensare anch’io che le vicende di un cantante castrato sarebbero state un bellissimo soggetto per una storia) ma allo stesso tempo non mi convinceva del tutto: avevo paura di ritrovarmi di fronte a un’altra boiata pazzesca (avevo visto la trama sempre da Wikipedia, e questo ha fatto sì che, leggendolo ora, si sia perso un po’ dell’effetto sorpresa). Dopo averci pensato un po’ su, ero giunta alla conclusione che era meglio lasciar perdere, anche perché l’edizione italiana era ormai quasi introvabile.
Non sono mai però completamente riuscita a levarmi questo titolo dalla testa. Nel frattempo avevo anche letto una bella biografia di Farinelli, La voce perduta, di Sandro Cappelletto, scrivevo biografie di famosi castrati per Wikipedia, navigavo in Internet, e così via. Non ricordo bene cosa poi mi ha fatto, recentemente, cambiare idea, forse l’acquisto del cd della Bartoli Sacrificium (su cui vedi più avanti), comunque ho iniziato a cercare il libro con maggiore convinzione, solo che l’unica copia (in italiano) presente su eBay veniva venduta a ben 99€, e non avevo alcuna intenzione di spenderci tanto. Però qui entra in gioco la fortuna di avere un fratello negli Stati Uniti, visto che su Amazon una copia, usata, in inglese veniva 1 centesimo di dollaro, più le spese di spedizione, che erano naturalmente molto minori se invece che in Italia il libro veniva spedito ad Atlanta, Georgia: alla fin fine, il tutto mi è costato circa 2,82€ (mentre se l’avessi preso da un sito italiano avrei speso circa 6€). Si è capito, comunque, perché la mia copia costasse appena 1 cent: benché usato, e si vede, il libro è tutto sommato in buono stato, ma l’immagine nel quadratino centrale sulla copertina (quella celeste) era stata ritagliata, poco male alla fine, è fastidioso ma non ha grande importanza.
Ecco quindi che avevo alla fine in mano il famoso libro, e mi sono accinta a leggerlo sempre temendo una delusione ma con la consapevolezza che, se anche si fosse rivelato non di mio gusto, ci avevo comunque speso solo meno di 3 euro.
Finita questa ampia premessa, veniamo quindi alla recensione vera e propria.
Il rischio con la Rice è sempre quello di ritrovarsi fra le mani una cosa kitschissima, barocca, magniloquente e pomposa. In più la trama era anche abbastanza morbosa e sapeva parecchio di soap opera. E però si vede che tutte queste cose, messe insieme, in questo caso hanno dato un risultato piacevole, perché il libro mi ha appassionato, sebbene, come ho detto, la trama mi fosse già sostanzialmente nota. Il superdrammone, col fratello maggiore diseredato che torna dopo anni e poi si scopre essere in realtà il padre del protagonista, il rapimento, la castrazione a tradimento, il grande successo come cantante, le storie di sesso, l’opera, eccetera, tutte cose che a leggerle così uno penserebbe “che cazzata!”, alla fine funziona; non sono fastidiose neppure le tantissime scene erotiche, prevalentemente omosessuali, anzi anzi, a me la storia fra Tonio, il protagonista, e il suo maestro Guido (premio al miglior personaggio) ha commosso proprio (e abbastanza inutile ho trovato l’arrivo, tardivo e che poco aggiunge alla storia, del personaggio di Christina, che si è messa in mezzo “rovinandomi” quello che secondo me sarebbe dovuto rimanere l’unico, vero, grande amore del protagonista). La conclusione, scontata per certi versi, non manca però di pathos (ed è anche lievemente disturbante, con il figlio travestito da donna che “seduce” il padre).
E però, a parte la trama, a farmi dare un voto così ampiamente positivo è anche, e forse soprattutto, altro, e cioè il grande lavoro di ricerca e documentazione dell’autrice che traspare dalle pagine del romanzo: in questo tipo di libri, il rischio è sempre quello di trovarvi banalizzazioni, superficialità, quando non errori. Non parliamo poi quando un autore straniero si mette in testa di parlare dell’Italia, e dell’Italia del passato! E invece, qui la Rice riesce a rievocare con estrema precisione e vivacità non tanto la Venezia e la Napoli del Settecento (un po’ manierate, via), quanto la vita in un conservatorio napoletano, la preparazione e l’allenamento dei cantanti castrati, gli esercizi estenuanti e ripetitivi, il mondo e le convenzioni dell’opera e del teatro, il lavoro ingrato dei compositori e lo strapotere dei divi del canto, tutte quelle che a noi sembrano oggi bizzarrie come le arie appiccicate in questa o quell’altra opera senza riguardo alcuno per l’intreccio, eccetera, cosa che mi ha piacevolissimamente sorpreso. Sono anche limitati gli errori di italiano (che però qua e là spuntano: io ho contato il bizzarro uso del termine “signore/signora”, il “Teatro San Carlos” per il San Carlo, il libretto “Achille en Sciro” per “Achille in Sciro” e soprattutto la misteriosa città di “Flovigo” a sud di Venezia, che suppongo debba essere Rovigo!).

Una perfetta colonna sonora per questo romanzo sarebbe l’ultimo cd del mezzosoprano Cecilia Bartoli, Sacrificium, che ho acquistato recentemente, nel quale la cantante si cimenta con alcune pagine virtuosistiche scritte appositamente per castrati (musiche di Porpora, Leo, Graun, e altri, qui un’intervista alla cantante e qui la recensione del disco dal Corriere della Sera); checché ne dica Giovanni, a me sta piacendo parecchio. Certo, all’inizio dà un po’ un effetto di “saturazione” e, fra trilli e gorgheggi vari, hai l’impressione che sia un po’ tutto uguale, ma già al secondo ascolto si apprezza di più. L’edizione limitata a 22€ comprende anche un bel libretto con una essenziale storia dei castrati e tante foto. Ho detto che il cd “sarebbe” un sottofondo musicale appropriato alla lettura di Cry to Heaven perché, curiosamente, pur essendomi venuta l’idea di metterlo nello stereo mentre leggevo, alla fine ho preferito il silenzio!

Anne Rice, Cry to Heaven, voto = 4/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

2 commenti

Archiviato in Internet, Libri, Musica, Narrativa, Narrativa nordamericana, Wikipedia

2 risposte a “Cry to Heaven

  1. Gran bella recensione, cara signore😉
    anche tenuto conto dell’affascinante giro che ha dovuto compiere il libro per arrivare fino alla sua lettrice…

  2. Grazie! Praticamente la Rice scriveva così (invento): "Signore Lemmo entered the room and said bla bla", oppure "Signora Bianchi did this and that", etc. Avrà fatto per analogia con Mr/Mrs, o Sir, ma capirai che senza metterci gli articoli il/la davanti a un italiano suona decisamente strano! Ciao

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