Il caso dei cioccolatini avvelenati

E ancora una volta devo dire con amarezza che la serie dei Bassotti non fa per me, è inutile, continuo a sforzarmi ma non riesco a farmeli piacere sul serio; diciamola tutta, il genere non mi sconfinfera. Quest’ultimo esempio, Il caso dei cioccolatini avvelenati, non è neppure troppo malvagio, lascia trasparire una certa (auto)ironia verso i meccanismi classici del romanzo giallo (tutti i riferimenti divertiti ai dettagli che i detective dei romanzi notano perché in realtà sono gli autori che vogliono farli notare al lettore, non per altro, ad esempio) e contiene la sua giusta dose di irrestibile humor molto fine e molto british, però… Però continua a non piacermi la totale mancanza di partecipazione emotiva, in quasi tutti questi romanzi il delitto, l’indagine sono visti come esercizi puramente intellettuali, giochi a incastro perfetti, un sacco di chiacchiere e di deduzioni; tutto magari molto abile e ingegnoso, ma irrimediabilmente freddo. Voglio dire, e spero di spiegarmi, che lo leggi come se volessi risolvere un caso proposto dalla Settimana enigmistica, non provi alcun coinvolgimento: ti puoi anche divertire e appassionare per la risoluzione del mistero, ma di certo non ti emozioni. E allora va beh, preferisco libri dal sapore più problematico e “moderno”. Anzi, preferisco la cara vecchia Agatha Christie, che almeno gli elementi per risolvere il giallo non te li nascondeva, o non te li faceva piovere dall’alto, non li rivelava solo quando faceva comodo a lei, ma li disseminava abilmente nelle pagine dei suoi romanzi (però Delitto al concerto di Cyril Hare lo salvo).
Mi dispiace proprio tanto, perché questa collana è deliziosa, il nome, i titoli dei romanzi, le copertine (stupende!), il formato, così simpatico, dà tanto gusto averla nella propria biblioteca, e poi questo genere ha schiere di ammiratori raffinatissimi, coltissimi, ha dato origine a tantissimi filoni, mi sento tanto in colpa a sentire che la tal storia “figura tra le 10 migliori di tutti i tempi”, che la talaltra è una “pietra miliare”, e a me non piacciono!, giuro che mi sento sbagliata io ma… non ce la faccio, non sono un’amante del mystery classico all’inglese! Ecco! L’ho detto!

Anthony Berkeley, Il caso dei cioccolatini avvelenati (trad. Francesca Stignani), voto = 2,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

1 Commento

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa britannica e irlandese

Una risposta a “Il caso dei cioccolatini avvelenati

  1. L’eccesso di yang/cervello/logica è infatti il motivo per cui, in genere, i gialli non li sopporto!😉

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