La notte eterna del coniglio

Che dire, spero vivamente che il film sia meglio. Il libro fa quasi schifo, gli ho dato 2 “stellette” su 5, ma in realtà vorrei assegnargli una via di mezzo tra 1,5, che è poco, e 2, che è troppo. [AGGIORNAMENTO 17/2/2015: basta, ho deciso per 1,5]
Le prime 100 pagine o giù di lì sono pessime: a pagina 20 circa l’autore aveva già spiattellato tutto sul carattere dei protagonisti, la natura delle loro relazioni interpersonali, il loro passato, senza lasciare assolutamente al lettore il gusto di scoprire da solo alcunché: questa fretta indiavolata non vuol dire nient’altro che trovare un modo un po’ più sottile e sofisticato per veicolare le stesse informazioni, magari prendendosi un po’ più di tempo, attraverso i dialoghi, i gesti e cose così, andava al di là delle sue capacità limitate; i protagonisti sopravvivono fortunosamente all’olocausto nucleare e dopo 3-4 pagine sembrano già essersi perfettamente abituati all’estinzione dell’intera razza umana e alla vita nei rifugi, tanto che neanche ci pensano più. Tanto l’unica cosa che preme all’autore è arrivare il più in fretta possibile al mistero del coniglio. Tralasciamo anche l’impressione di un’ambientazione falsa e costruita sugli stereotipi, si vede che è un’America “da telefilm”, come se la immagina un italiano, non autentica, il fastidioso uso dell’io narrante che già ti fa capire chiaramente chi sopravviverà al massacro finale (e fra l’altro la protagonista è di un’antipatia unica). Sorvoliamo sul fatto che l’uso corretto della punteggiatura non è decisamente il punto forte di Gardumi, e che i frequentissimi a capo, spesso non realmente utili, rendono la lettura spezzettata, forse vorrebbero creare la tensione ma sono in realtà irritantissimi. Non stiamo a sottilizzare sulla povertà della scrittura, che è veramente a livello di sceneggiatura più che di letteratura (questo è uno di quei libri che dà l’impressione di essere stato “pensato” fin dall’origine come un film, a inquadrature), con periodi pieni di aria fritta buoni solo ad allungare il brodo di qualche riga, una quantità di chiacchiere solo per dire lo stesso concetto in tanti modi diversi, e comunque sempre banalmente o cercando in tutti i modi la frase “a effetto”, con quest’uso del corsivo e delle maiuscole che se lo può permettere giusto Stephen King, e anche lui deve stare attento a non esagerare, perché in chiunque altro suona come un espediente copiaticcio e fiacco. A prescindere da tutto questo, la vicenda in sé qualche briciolo di curiosità lo suscita pure, se non altro per vedere come si risolverà: peccato che arrivati al dunque si abbia la netta impressione che l’autore si sia messo a studiare a tavolino quale potesse essere la soluzione la più sconvolgente, la più inaspettata, che sicuramente ci avrebbe colto tutti di sorpresa, un po’ come nei gialli di Agatha Christie in cui il colpevole era sempre quello che meno ti aspettavi. E gliela possiamo anche passare, alla fine l’importante è essere arrivati in fondo a questo strazio. E invece no, perché ci sono ancora pagine e pagine di una noia e un’inutilità incredibili in cui l’autore sembra essere stato posseduto da un’ansia insopprimibile di spiegarci tutto, ogni minimo dettaglio, quando a noi non ce ne frega più nulla: quando si dice l’anticlimax. Tutto quello che ho scritto viene riassunto in una splendida e lapidaria recensione di un lettore che trovate sul sito ibs.it: “Leggendo una pagina ogni dieci la tortura non dura molto, ma la speranza di un finale che giustifichi il tormento autoinflitto è purtroppo infondata. Lungo, noioso, assurdo, banale”.

Giacomo Gardumi, La notte eterna del coniglio, voto = 1,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

5 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

5 risposte a “La notte eterna del coniglio

  1. Aggiungo che, effettivamente, già il fatto che l’editore non avesse saputo trovare di meglio di una frase entusiasta della recensione di "Donna Moderna" da mettere in quarta di copertina doveva farmi pensare…

  2. dottord

    Una cosa buona questo libro ce l’ha: una trama strutturata. Si sente che l’autore è partito con un’idea in testa e l’ha portata avanti con coerenza fino alla fine. Per uno scrittore italiano non è così scontato.

    A parte questo, è una tragedia. In particolare, non credo di aver mai letto dialoghi così brutti. Ancor più in particolare, è scandaloso che in un romanzo pubblicato da una grossa casa editrice, che di conseguenza si presume abbia beneficiato del lavoro di uno o più editor, ci siano ancora battute che finiscono in “!!?”

    • Una tragedia, come dici tu. Non posso che ribadire quanto ho scritto, aggiungendo un aneddoto. Tempo fa mi sono sbarazzata di questo libro regalandolo a un mio carissimo amico, con l’avvertimento che io l’avevo trovato orrendo (ma lui non rifiuta mai un libro e, anche per curiosità, legge tutto): sono stata molto soddisfatta di sapere che l’ha trovato anche lui pessimo! Anzi, mi ha mandato tramite Facebook una stroncatura meravigliosa, molto più feroce della mia: rimpiango di non averla annotata da qualche parte, perché metteva in luce perfettamente tutti i difetti del romanzo.

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