Tortuga

Sono stata “costretta” a iniziare finalmente Tortuga di Valerio Evangelisti perché il 27 ottobre ne esce il prequel, Veracruz, e volevo sapere se era una spesa che valeva la pena fare. Posso rispondere in tutta sicurezza che quei soldi me li posso pure risparmiare: Tortuga è stata una delusione tremenda.
Ormai ho inquadrato abbastanza bene, credo, lo scrittore Valerio Evangelisti, nei suoi pregi e nei suoi difetti: i primi si riassumono sostanzialmente nell’aver creato una saga, quella dell’inquisitore Eymerich, che effettivamente spicca per originalità nel nostro panorama letterario, per di più avendo il coraggio di scegliere come protagonista un personaggio decisamente anticonvenzionale, considerando i gusti del grande pubblico.
Sta di fatto che come scrittore, se non ha la consolidata impalcatura del mondo di Eymerich alle spalle, lascia molto a desiderare. La prova è questo Tortuga, che pareva dovesse spaccare il mondo e che invece, quanto a qualità letteraria, a ispirazione, è di una piattezza incredibile, in alcune pagine pare di leggere la lista della spesa: i pirati navigano qua, navigano là, attaccano, combattono, quattro chiacchiere, e ricomincia tutto daccapo. Scenari che si susseguono troppo rapidamente e di fretta, personaggi solo abbozzati, e oltre tutto non mi aspettavo il romanzetto rosa propinato ossessivamente e praticamente sempre con le stesse frasi a ogni capitolo (un punto in più nel voto finale solo perché la “storia d’amore” è finita pressappoco come pensavo io: d’altronde, almeno questo da Evangelisti ce lo si poteva aspettare). Quando non erano i noiosissimi (e sempre uguali) brani tipo “combattimenti/sbudellamenti”, “pirati che fanno qualche operazione sulla nave con gergo tecnico incomprensibile”, illustrati, dicevo, con uno stile piatto da quinta elementare (“sono andato a casa, ho fatto i compiti, ho guardato la TV…”), o quelli del tipo “Rogério (il protagonista) che sospira dietro alla bella schiava”, attaccava il leit-motiv delle “discussioni filosofiche fra pirati sul senso della vita e della morte e sulla natura umana”, altrettanto indigeste e poco credibili.
Il peccato originale del romanzo storico, e cioè che i dialoghi sono di un’artificiosità insopportabile, pieni zeppi di verbose e interminabili delucidazioni su questo e quello ad uso del lettore, è ben presente (a onor del vero bisogna dire che non è mai facile non cascarci, ma da Evangelisti mi aspettavo uno sforzo in più). Una noia, insomma, davvero non mi aspettavo che per un romanzo del genere mi sarei dovuta sforzare tanto per andare avanti e finirlo.
Quindi, caro Evangelisti, grazie per averci dato Eymerich, ma mi sa che io e te non ci rivedremo più tanto presto.

Valerio Evangelisti, Tortuga, voto = 2/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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