Harry, rivisto

Che piacere constatare che esistono ancora (bei) romanzi che non prevedono la presenza di:

a) poliziotti
b) avvocati
c) serial killer
d) “una serie di morti sospette/inquietanti omicidi apparentemente senza connessioni/cadaveri eccellenti”
e) orrendi squartamenti
f) complotti della Chiesa contro l’umanità
g) vampiri
h) ________________

Harry, rivisto narra la storia del radiologo californiano Harry Rent, 45 anni, mediocre, maldestro, imbranato, represso, la cui moglie Anna è appena morta per un intervento di chirurgia plastica andato male. Harry sa che dovrebbe essere distrutto dal dolore, eppure, inaspettatamente, si sente subito tentato da una nuova storia d’amore con Molly, cameriera in un fast food, di 20 anni più giovane di lui. E sarà proprio questo lo stimolo a buttarsi in un processo di rinnovamento radicale che lo porti a liberarsi del vecchio Harry opaco e dimenticabile e gli doni una personalità nuova. Nel farlo decide di ispirarsi al Dantès de Il conte di Montecristo di Dumas (c’è una scena comicissima in cui Harry deve scegliere se comprarsi la versione integrale del romanzo, un mattone di più di 1000 pagine, o la versione ridotta di 300 pagine e, poiché non sa giungere a una conclusione, alla fine le compra tutte e due), ma siccome Harry è Harry, per conquistare Molly attuerà una tattica tortuosissima e metterà in atto una serie di piani, la maggior parte dei quali si risolverà in modi imprevisti e spesso ridicoli.
Nel frattempo, però, Harry non può impedirsi di riflettere sul perché la sua vita fino a quel momento non l’ha soddisfatto, e che cosa abbia compromesso il suo matrimonio con Anna, all’apparenza così perfetto, portandolo, nel corso degli otto anni vissuti insieme, a mentirle e a tradirla, come scopriamo in una serie di flashback “a ritroso”, dall’ultimo periodo prima della morte di lei al momento in cui Harry e Anna si sono conosciuti.
Lo stile di Sarvas, al suo esordio come romanziere, è brillante, piacevolissimo e spiritoso, e il personaggio di Harry adorabile nel suo miscuglio assolutamente autentico di meschinità e virtù, di bassezze e qualità, nei suoi flussi di pensieri contorti e contraddittori, di calcoli, di bugie dette a se stesso, di ingenuità.

Da qui in poi, se vi interessa il libro, non andate avanti a leggere, rivelerò qualcosa del finale.

Se la prima parte ha un tono da commedia grottesca, la seconda è più riflessiva e amara (ed è bene così: un libro in cui vi fossero solo le tragicomiche disavventure di Harry sarebbe stato forse più divertente ma meno reale, e il personaggio avrebbe avuto meno spessore). Harry si rende conto che il processo di cambiamento che ha intrapreso, anche se aveva secondi fini (sedurre Molly), è positivo, ma è arrivato troppo tardi: che se avesse compreso molte cose prima il suo matrimonio con Anna sarebbe stato diverso, se si fossero detti molte cose prima magari, ora, lei sarebbe ancora viva. Capisce anche che non può sperare di diventare una persona migliore manipolando la vita degli altri, sia pure a fin di bene (il suo piano per conquistare Molly, infatti, prevede di aiutare la sua sfortunata e anziana collega al fast food perché così la ragazza lo ammiri, ma nel farlo si spinge troppo in là, e contemporaneamente fa di tutto per sabotare la relazione di Molly con Bruce, un  soggetto poco raccomandabile). Dantès, alla fine, si vendica dei propri nemici, ma finisce per perdere tutto anche lui.
Ho molto apprezzato questa virata finale malinconica e dolente (però sempre con toni di grande affetto e vicinanza dell’autore a tutti i suoi personaggi), così come il fatto che, alla  fine, anche dopo che le ha detto la verità e che potrebbe avere Molly, Harry capisca di non volerlo davvero, perché, arrivato in fondo a questo processo di autoanalisi, ha finalmente compreso cosa significhi per lui la perdita di Anna, gli errori commessi da entrambi, il dolore che finalmente sente sincero.

Mark Sarvas, Harry, rivisto (trad. Franco Salvatorelli), voto = 4/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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