La falce dell’ultimo quarto

Avevo iniziato a leggere, dopo Big Fish, un saggio storico, perché mi sembrava tempo, ma non sono riuscita ad andare oltre la Premessa, e la cosa mi ha rattristato un po’ (fra l’altro era un libro che avevo già tentato di cominciare in passato e mi ero fermata al primo capitolo). Mi sono ributtata allora sulla narrativa, evidentemente non ho molta voglia di concentrarmi ultimamente.
Ho preso quindi un altro titolo acquistato anni fa, di un genere che non mi è abituale: in effetti ricordo bene, quando lo comprai, di aver ubbidito a un impulso un po’ improvviso, e di aver pensato: “Speriamo di non doverci pentire della spesa”. Invece il mio “sesto senso” aveva visto giusto, è stata una lettura veramente piacevole.

Siamo nel 1828, una città dello Stato Pontificio, forse proprio Rimini (guarda caso). Il protagonista del non lungo romanzo è Bartolomeo Bartolini, ricco mercante di granaglie di 58 anni, vedovo, la cui principale preoccupazione è stabilire con cura la sorte del suo patrimonio dopo la sua dipartita, e perciò periodicamente si ritrova a stilare nuove versioni del suo testamento. A beneficiarne alternativamente sono o l’unico figlio sopravvissuto Orfeo, solitario, malinconico, tormentato, o il nipote (figlio del suo defunto fratello gemello) Giacomo, gaudente, attivo e in gamba negli affari quanto lo zio, ma scapestrato.
Per buona parte del romanzo non avvengono molte cose, ma la scrittura è stupenda, dal sapore meravigliosamente antico, sembra veramente di leggere un romanzo dell’800, e la ricostruzione storica accurata, compresa quella dell’atmosfera piatta e grigia di una cittadina dell’arretrato Stato della Chiesa in piena Restaurazione.
Veramente bello, gli avrei dato 4 “stellette”, ma mezzo voto in meno perché verso la fine accade una cosa tristissima (anche se non del tutto inaspettata), e proprio al mio personaggio preferito, e ne sono rimasta molto molto addolorata (vedevo pagina dopo pagina che quanto temevo si stava avvicinando sempre di più, eppure quando siamo arrivati al dunque ho pensato “Noooooooo!”), segno di quanto mi ero affezionata a lui e alle altre figure della storia. Da quel momento, la vicenda, che fino ad allora aveva avuto un po’ i toni da commedia, vira verso un finale sempre più dolente (ma che non delude).

Piero Meldini, La falce dell’ultimo quarto, voto = 3,5/5
Per acquistarlo su libreriauniversitaria.it (ma risulta fuori catalogo)

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