African Inferno

Ho finito il libro che mi ha fatto venir meno al proposito di leggere per un po’ solo saggi, per “riequilibrare” lo svantaggio accumulato rispetto alla narrativa nelle statistiche: African Inferno, di Piersandro Pallavicini.
Anche di questo libro sono venuta a sapere grazie a una recensione del Corriere della Sera, cui rimando per i particolari della trama. Non è male, soprattutto la prima parte, mentre mi sono accorta che alla fine, verso i tre quarti del libro, il mio interesse era calato: quando passa un giorno intero senza che io senta la necessità di riaprire il romanzo che sto leggendo per sapere come la storia prosegua, è un brutto segno.
Ultimamente sto riscoprendo la narrativa italiana, e mi piacciono questi autori che si calano nella quotidianità del Paese, che ne sanno ricreare il clima, magari anche senza andare a costruire trame spettacolari o piene di colpi di scena, ma ugualmente coinvolgenti proprio perché comuni, “reali”. Uno dei pregi maggiori di questo libro è infatti la scrittura di Pallavicini, la sua capacità di rendere dialoghi, espressioni, situazioni, con apparente semplicità ma in realtà in modo molto fine. Bello anche l'”incastro” passato/presente che procede in parallelo e in alternanza lungo i capitoli.
Come detto, la prima parte mi è sembrata più riuscita perché più dolente, arrabbiata, ironica, cinica, ma anche tenera (il personaggio principale con la sua bambina, che vede ormai solo nei fine settimana); alla fine, invece, il “vissero felici e contenti” che si andava profilando iniziava ad annoiarmi, perché è mancato un “guizzo” finale. Non è che sia sadica e voglia vedere a tutti i costi i personaggi soffrire e i libri finire male: è che, da che mondo è mondo, per autore e lettore un personaggio tormentato e in crisi ha molto di più da dire di uno soddisfatto e sereno.

Piersandro Pallavicini, African Inferno, voto = 3/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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