Amori proibiti

No, non è il titolo di una telenovela sudamericana, ma di un saggio di Giovanni Romeo, sulla lotta, a colpi di denunce e scomuniche e separazioni forzate, della Curia arcivescovile napoletana alle coppie di concubini, cioè a chi conviveva more uxorio senza essere sposato, tra Cinque e Seicento: finito ieri, con grande fatica e solo perché me lo sono “imposto”.
Ammetto che fin da subito avevo iniziato con scarsa convinzione: mi aveva mal disposto la Premessa, che alla fine citava il caso di Piergiorgio Welby e paventava il ritorno di un clima “da Inquisizione” qui in Italia. Secondo me bisognerebbe andarci più cauti con certi parallelismi. Avrei capito di più, poi, come riferimento all’attualità, i Pacs e i Dico.

Comunque il difetto principale del libro è che è molto noioso: il buffo è che cerca disperatamente di evitare questo rischio con un linguaggio che talvolta si carica di pathos, ma che con me fin da subito ha ottenuto l’effetto contrario, risultando stucchevole.
La tesi mi è sembrata poi confusa, o quanto meno presentata in modo fuorviante nel risvolto di copertina e in Premessa. Si parla di un accanimento repressivo senza precedenti post-Concilio di Trento, poi a leggere si scopre che, in realtà, fino al XVII secolo e oltre le maggiori preoccupazioni dei giudici arcivescovili e degli inquisitori locali erano altre, che i parroci stessi erano impotenti o indifferenti, che alla Congregazione del S. Uffizio, a Roma, la questione veniva affrontata con scarsa convinzione, che le pene erano raramente applicate e che, naturalmente, le stesse coppie di amanti in larga misura se ne disinteressavano o trovavano il modo di aggirarle. Stringendo stringendo, a quanto ho capito io, il periodo di autentica e violenta intolleranza verso le coppie di fatto si fa partire non prima del 1630 circa, e l’arco cronologico analizzato nel libro si estende fino al 1656: anche qui, comunque, risultati concreti conseguiti dagli ecclesiastici scarsi. Senza contare poi che l’A. stesso avverte che la situazione di Napoli per certi versi è eccezionale rispetto al resto d’Italia.

Un altro difetto è che l’A. indulge troppo nell’autocitazione, inserisce riferimenti a sue precedenti ricerche che a me sembrano solo parzialmente pertinenti (però ho letto il libro molto in fretta, perché mi stava stufando, quindi è possibile che alcuni collegamenti mi siano sfuggiti), come se volesse cercare di metterci a forza un po’ di tutto.
Più interessanti erano invece le parti relative ai comportamenti devianti imputabili a ecclesiastici, al reato di adescamento in confessione, l’Appendice con le trascrizioni di alcuni documenti.

Giovanni Romeo, Amori proibiti. I concubini tra Chiesa e Inquisizione, voto = 2/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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