Irrazionalpopolare

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A conferma di una mia precedente affermazione, e cioè che sono molto snob, ho deciso, anche per concedermi una pausa dalla narrativa e tornare un po’ alla saggistica, di leggere due libri che si annunciano molto corrosivi e castigatori delle mode odierne; l’intento, detto senza tante ipocrisie, era anche quello di sentirsi dire quanto sono migliore e più intelligente della massa, una specie di auto-pacca sulla spalla.

Il primo di questi due libri è Irrazionalpopolare. Da Bocelli ai Suv. Viaggio tra gli incomprensibili miracoli d’Italia, scritto a quattro mani da Luca Mastrantonio e Francesco Bonami, che scopro essere due critici d’arte e giornalisti. Mi pare che sentii parlare di questo libro, acquistato da un po’ ma rimasto in attesa finora, da un articolo sul Corriere della Sera.
Come si intuisce dal sottotitolo, nei vari capitoli si analizzano fatti, persone, oggetti, manie dilaganti nell’Italia degli ultimi anni, che hanno riscosso o riscuotono un successo che, secondo gli autori, va al di là dei loro oggettivi meriti, della loro utilità nel caso di oggetti, delle loro qualità artistiche, estetiche o professionali, nel caso di persone, etc. La lista è lunga, e non mancano le sorprese: Federico Moccia, Paolo Bonolis, Simona Ventura, Roberto Benigni, Fabrizio Corona, Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio, fra le persone, i centri commerciali, gli outlet, i reality, le fiction, la nuova passione per le intercettazioni telefoniche, Calciopoli e i Mondiali, i bestseller e gli autori controversi come Oriana Fallaci e Tariq Ramadan (ma anche Pasque di sangue di Ariel Toaff), Alessandro Baricco, Beppe Grillo, il fanatismo per Padre Pio, l’iPod, YouTube, il Pavarotti & Friends, le notti bianche, Sanremo, il Billionaire, il Vaticano… Agli autori non sta bene niente, insomma. Tutto ok se non avessero commesso il peccato grave e imperdonabile di includere nella condanna generale, a parte l’iPod che il suo successo lo merita eccome, anche qualcosa che non mi dovevano assolutamente toccare… l’Ikea! Quando sono arrivata alle pagine piene di ironia e disprezzo per i mobili Ikea credevo di non farcela, volevo interrompere la lettura! L’Ikea!!! La mia Ikea!

Scherzi a parte, passiamo alla mia impressione sul libro. Giudizio difficile. L’introduzione e la prima parte mi sono risultati quasi incomprensibili. In parte, forse, perché leggevo il libro a letto, prima di addormentarmi e con la palpebra calante, e questo non è un testo di narrativa che scorre piano, ma andrebbe meditato. In parte però la colpa è anche della scrittura: infarcita di paroloni cui io non sono poi così abituata, ma soprattutto fatta di frasette molto brevi, costantemente alla ricerca del gioco di parola, della boutade, dell’ironia, per cui magari leggi un’espressione particolarmente riuscita, che ti colpisce, ma che non contribuisce molto a far comprendere il senso globale del messaggio, che si sarebbe potuto rendere in modo meno brillante ma più sobrio e accessibile. Qui invece si avverte proprio lo sforzo per dimostrare la propria verve, la propria intelligenza “superiore” da parte degli autori.
Nella parte centrale lo stile si fa, effettivamente, più scorrevole, meno teso alla ricerca del pezzo di bravura. Si ricavano spunti di riflessione interessanti, ma il rischio, con questi libri, è che ti confermino semplicemente i pregiudizi che già hai: per dire, io non leggo Moccia, quindi mi sembrano più che sensate le critiche e le stroncature che gli vengono fatte, ma finisce là. Non guardo i reality, quindi, per me, dopo che ho commentato con un “eh, già…”, c’è poco altro da aggiungere. Invece, i prodotti Ikea mi piacciono da morire, e infatti sono sorda a ogni critica! Non è bello ciò che è bello…
La parte finale, invece, è indigesta come la prima, riprendendone tutti i difetti. Quando poi si scade nell’insulto vero e proprio e generalizzato, la lettura non è più tanto piacevole. Impressione generale di un libro rancoroso e astioso, portato al catastrofismo.

Spiace notare in questo libro alcuni erroretti di stampa e di punteggiatura, e soprattutto un vero e proprio orrore come quello a p. 190: si parla delle assurde polemiche sulla presenza del papa (che poi non andò) alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza nel 2008 (“Chi è più oscurantista, l’oscurantista presunto o chi lo vuole oscurare realmente?”), e in fine di paragrafo si legge una frase che fa trasalire: “Anche il papa c’ha messo del suo, decidendo di non andare più alla Sapienza. Università fondata da Bonifacio VIII, colui che fece per viltà il gran rifiuto”… Cosaaaaaa?????? Dov’è l’errore?

L. Mastrantonio e F. Bonami, Irrazionalpopolare, voto = 2/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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3 commenti

Archiviato in Libri, Saggistica

3 risposte a “Irrazionalpopolare

  1. utente anonimo

    Argh! Cosa! Nulla è più terribile dello svarione, di chi per fustigar costumi, abusa della propria “spocchia” intelettuale fino a cader su simili errori.
    La spocchia è magari giustificata, talvolta anche doverosa. Ma proprio perché si vuole analizzare ad un livello superiore, non si può giocar troppo su facile ironia e sopratutto peccar di errori simili. E’ un peccato che proprio chi vorrebbe ergersi a difensore della Cultura contro il nazional popolare non riesca a scrollarsi di dosso simili atteggiamenti (vedi anche Outlet Italia di Cazzullo, o le opere di Oddifreddi). Quasi quasi sembra che alla fin fine anche loro siano “nazional-popolari”
    Enrico

  2. dunque, vaghi ri rdi..era Celestino V?

  3. Visto? Lo sai persino tu… Scherzo! Baci, a presto (buono studio) 🙂

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