Mater Terribilis

“Eh no!!!! Eh no!!! Eh no!!! Eh no!!!! Non si può!!!” (cit.): proprio alla fine, giunti all’ottavo episodio, non si può rovinare tutto all’improvviso.
Questo Mater Terribilis è forse il peggior capitolo della saga di Eymerich, noioso, pesante, per la prima volta finirlo è stata una fatica.

Passi per la storia con Nicolas Eymerich… Vederlo in azione è sempre un piacere, anche se… Intanto, lo schema inizia a farsi ripetitivo (viene chiamato da qualche parte perché sta succedendo un gran casino e nessuno ci capisce niente). E poi, una lacuna che comincia a diventare grave: Eymerich rimane l’unico personaggio la cui psicologia è compiutamente sviluppata, è un personaggio meraviglioso, certo, ma da solo non può sempre reggere tutto sulle sue spalle. Gli altri sono figurine di contorno o poco più, hanno spessore pari a zero e autonomia nulla, sono appena abbozzati, e in genere fanno sempre la figura degli sprovveduti, a confronto col protagonista: per dire, mi sono stancata che padre Corona sembri sempre un incapace, ci viene presentato come il compagno più intelligente che Eymerich abbia mai avuto, il suo unico (quasi) “amico”, ma non riesco a capire come si sia meritato questa fama, visto che interviene pochissimo e quando lo fa è quasi sempre per dire che non ci capisce nulla, quindi Eymerich deve spiegargli sempre tutto per suo (e nostro) beneficio (una specie di Watson, insomma, ma le spiegazioni al lettore si possono inserire anche in modo meno scoperto, se si è abili).
E poi, insomma! La quasi storia d’amore fra Nicolas e Myriam dei due romanzi precedenti mi aveva molto emozionato, ma adesso cominciano a essere un po’ troppe le donne che ronzano attorno al “mio” inquisitore: ormai sembra un pornodivo! L’abbiamo capito che è un vero maschio, grazie.
La trama non tenterò nemmeno di riassumerla, è incredibilmente complicata, tanto che, a un certo punto, si smette di cercare di capirci qualcosa e ci si limita ad assimilare passivamente gli eventi che si susseguono, che a tratti sono talmente allucinati da sfiorare il ridicolo, a tratti conservano invece un certo fascino, in attesa solo di vedere come andrà a finire il tutto. Sicuramente apprezzo le storie in cui l’Autore abbia fatto un minimo sforzo per congegnare una trama non scontata e banale, è uno dei pregi di questa saga, però desidererei anche che me la facesse comprendere, magari man mano che gli stessi protagonisti iniziano a dipanare la matassa. Nelle ultime pagine, lo stesso Evangelisti sembra ammettere candidamente che fino a quel momento non ci ha fatto capire nulla, perciò mette in bocca a Eymerich, quasi a mo’ di “scusa”, un riassuntino for dummies, bontà sua.

Questa parte, tuttavia, come ho detto, è la meno peggio.
Il disastro sono i capitoli in cui agiscono Giovanna d’Arco e Gilles de Rais: sono di una bruttezza imbarazzante, noiosi, implausibili, francamente stupidotti, con scene di battaglia tirate via il più in fretta possibile. Una cosa è far agire personaggi inventati o semi-sconosciuti al di fuori di un pubblico di specialisti, un’altra mettere in bocca le parole a una delle figure più studiate e analizzate del Medioevo: altissimo il rischio di cadere nel ridicolo (lo sapeva bene Manzoni, che non era stupido!). Tutti i dialoghi di questa parte del libro, inevitabilmente, suonano falsi e didascalici.

Il libro non è pessimo, anzi, in alcuni punti ha un certo fascino, ma la sua massima astrusità è forse il segno che, dopo sette libri (che non sono pochi, e comunque riuscendo a mantenere una qualità mediamente elevata), la vena creativa di Evangelisti sta iniziando a esaurirsi o, meglio, forse questo ciclo ha ancora più poco da dire. Speriamo che gli ultimi due titoli siano migliori.

Valerio Evangelisti, Mater Terribilis, voto = 2,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

2 commenti

Archiviato in Libri, Narrativa, Narrativa italiana

2 risposte a “Mater Terribilis

  1. utente anonimo

    NOn è piaciuto neppure a me, l’ho trovato troppo confuso. Unica cosa a suo “favore” -forse- è che tutta la cosa di Giovanna e Giles rientra in un filone esplorato da oltre 30 anni da una certa letteratura e stroriografia francese … ho l’impressione che oltralpe abbiano apprezzato molto più di noi la storia. Ma quel finale era veramente troppo confuso !
    Franz Joseph

  2. Pingback: Metallo urlante | libri ... e basta

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