Cherudek

Prosegue l’affascinante saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich, con il titolo forse migliore finora, Cherudek. Quest’ultimo episodio presenta qualche differenza, rispetto ai suoi predecessori: intanto è molto più lungo (quasi 500 pagine, che però scorrono velocissime), e poi l’atmosfera qui abbandona un po’ i territori della fantascienza e della fantapolitica cui eravamo abituati per tingersi decisamente di horror (un genere che, specialmente in passato, ho amato molto).

Siamo nel 1360, nella Francia devastata dalla guerra dei Cent’anni ma prossima a firmare una tregua con l’Inghilterra. Qualcuno vuole però sabotare quest’accordo, qualcuno che, a quanto pare, ha al suo servizio un esercito di morti viventi, cavalieri caduti in battaglia che però risorgono, i corpi squarciati e straziati dalle ferite. Le campagne vivono nel terrore delle bande di mercenari inglesi che imperversano, mentre si diffonde a macchia d’olio l’eresia spiritualista, che indica la corrotta Chiesa di Avignone come la nuova Babilonia e annuncia come prossima la battaglia finale contro l’Anticristo. Nicolas Eymerich, la cui straordinaria abilità come inquisitore è ormai nota al papa, viene mandato ad indagare: al suo fianco ritrova padre Jacinto Corona, con cui due anni prima aveva debellato l’eresia catara a Castres, facendo una strage (Il corpo e il sangue di Eymerich).
Solo che, come sappiamo da Le catene di Eymerich, il buon Corona, al termine della loro ultima avventura insieme, si è bagnato nelle acque di Betesdà ed è divenuto praticamente immortale, anche se ormai ha perduto la memoria. Lo ritroviamo infatti, vestito non più con l’abito domenicano ma con quello dei gesuiti, ai giorni nostri, in compagnia di due confratelli, in un’imprecisata cittadina italiana, che si scoprirà poi essere in Friuli. La città, perennemente invasa da una nebbia fitta e opprimente, è immersa in un’atmosfera cupa e inquietante, sinistra, gli abitanti somigliano a tanti zombie, dagli sguardi fissi nel vuoto e dai gesti sempre uguali, dovunque, anche nello stesso reticolo stradale, è ripetuto un elaborato segno di croce, e pullulano insetti disgustosi che, se schiacciati, perdono sangue umano. I tre gesuiti sono là per compiere una missione, che in qualche modo riguarda anche una ragazza, giunta in città con la sua piccola sorellastra, e lo stesso Eymerich, la cui presenza è testimoniata da strane apparizioni e che sembra in contatto con la bambina, e che, secoli prima, deve essere passato per quella città, visto che un affresco nel campanile della chiesa lo identifica come San Malvasio, o San Malvagio, come viene frequentemente storpiato (soprannome che, in provenzale, gli era stato affibbiato dai catari da lui perseguitati).
Tutto questo però potrebbe anche essere una creazione della fantasia dello stesso Eymerich, un non-luogo modellato sulle sue personali credenze fanatiche, paure, ossessioni, fobie (gli insetti) e da lui eretto a suo personale tribunale dell’Inquisizione, da cui giudicare le anime del purgatorio, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, ma di cui ha finito per essere lui stesso prigioniero. Insomma, una proiezione del suo inconscio, di cui avrà una confusa visione solo alla fine di questa avventura.

Pur nella sua complessità, la trama, specialmente nella prima parte e nel segmento di storia che riguarda il viaggio in incognito di Eymerich e Corona verso il luogo dell’indagine, è ricchissima di avventure e colpi di scena e anche, qua e là, di un pizzico di humor. I capitoli ambientati nella misteriosa città da incubo, invece, sono realmente terrificanti e angosciosi, ricchi di immagini e trovate suggestive ed evocative. Evangelisti riesce a costruire magnificamente la tensione, anche se, ripeto, non è sempre facilissimo seguirlo. Come spesso avviene, la parte finale, dove bisogna tirare le fila di tutti questi misteri, rischia di apparire poco convincente, o forzata, o deludente e ridicola dopo la grande attesa, o affrettata: l’autore qui se la cava bene, tutto sommato, ma tanto quello che più ha orientato il giudizio verso un voto più che positivo, per me, sono state le avvincenti pagine precedenti. Bello, bellissimo.
Io, naturalmente, un po’ come era avvenuto per il maggiore Albertis ne I sentieri del cielo, sono già pazza di Eymerich. Purtroppo ora pausa forzata perché il prossimo volume, Picatrix, è in ordine presso IBS.
Ho trovato una colonna sonora molto adatta per la lettura di Cherudek (e in generale dei romanzi della serie): gli album Mezzanine dei Massive Attack e Anima Animus dei Creatures.

Valerio Evangelisti, Cherudek, voto = 4,5/5
Per acquistarlo su ibs.it o libreriauniversitaria.it

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2 risposte a “Cherudek

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